Il volume che viene qui presentato è frutto di una ricerca compiuta nel 1984-1985 ed è il primo di una serie dedicata ad approfondire alcuni aspetti dell’economia dell’area metropolitana torinese e, più in generale, di quell’area del Piemonte settentrionale che abbiamo “battezzato” Tecnocity. Desidero cogliere questa occasione per fare il punto su Tecnocity in quanto programma, al fine di fornire alcune informazioni sulla fase che attualmente esso conosce, anche al di là delle specifiche indicazioni che derivano dalla ricerca di Cristiano Antonelli. Questa puntualizzazione è necessaria anche perché il programma è ormai uscito dalla sfera esclusiva della Fondazione Agnelli ed è stato fatto proprio da una specifica Associazione, i cui Soci sono fra i più importanti protagonisti della vita economica nazionale: nel momento in cui, quindi, il programma Tecnocity si stacca dalla Fondazione, e si accinge a vivere di vita propria, è opportuno riepilogare i suoi aspetti fondamentali. In primo luogo occorre ricordare, sia pur brevemente, il clima culturale e politico che caratterizzava la metropoli torinese negli anni 1982-1983, quando il programma prese il via. Allora l’opinione pubblica e la maggioranza dei politici e degli uomini di cultura, assegnavano alla città di Torino un futuro dalle prospettive molto confuse e per lo più orientate al pessimismo. I fenomeni del mutamento industriale, che conoscevamo per esperienza diretta e personale, venivano interpretati come una fase patologica di declino e di deindustrializzazione da cui non si sapeva bene come uscire. La Fondazione Agnelli, fin dal 1982, con il programma “Integrato Metropolitano” si era posta, invece, in un’ottica propositiva, orientata soprattutto a cogliere i dati positivi e le potenzialità della nuova situazione culturale. Con quel programma si era cioè indicato che Torino viveva una fase nuova delle sua esistenza, la fase post-migratoria, del tutto diversa dalla precedente. Una fase metropolitana, e non più (o non solo) cittadina, che