3.2. Presenza dell’Italia Nonostante gli scambi commerciali italo-vietnamiti stiano crescendo a un ritmo assai veloce, gli investimenti da parte di imprese italiane sono quasi del tutto assenti. Si possono addurre al riguardo motivi legati alla distanza geografica e culturale, alla carenza di disponibilità finanziarie dell’industria italiana, aH’immagine di un Vietnam ancora in stato di guerra, e così via. In realtà, le imprese italiane (non solo quelle piccole e medie) sembrano innanzitutto mancare di una chiara comprensione delle dinamiche evolutive asiatiche e dell’approccio da adottare al riguardo. Al presente, il sistema italiano non dimostra in genere di essere in grado di fornire risorse umane capaci di pianificare l’inserimento delle imprese nella regione asiatica del Pacifico e tanto meno in Vietnam. Mancano sia le adeguate fonti sia i canali per flussi sistematici di informazioni e inoltre troppo spesso gli operatori italiani continuano a presentarsi come piazzisti che mirano all’affare immediato, trascurando i tempi necessari alla realizzazione dei progetti e le evoluzioni dei rapporti nel futuro. Esistono ovviamente diverse eccezioni che, oltre a confermare la regola, possono comunque rappresentare esempi da cui imparare importanti lezioni per futuri investitori. La tabella 9 offre un quadro della presenza italiana in Vietnam, ottenuto tramite informazioni rilasciate dall’ICE di Ho Chi Minh City. Al presente si hanno 5 joint-venture, 4 uffici con licenza di rappresentanza e 5 in attesa di licenza, 1 progetto di trasferimento tecnologico e 3 progetti rivolti alla cooperazione. I settori d’inserimento sono vari e concentrati nelle attività manifatturiere. Esistono numerosi altri spazi per le imprese italiane ed è importante un approccio sistematico e anche tempestivo, per non perdere le varie opportunità che il paese offre. La struttura industriale italiana permette l’inserimento, sia sotto forma di IDE sia di scambi commerciali, in quasi tutti i settori di sviluppo dell’economia vietnamita: attività marine, lavorazioni alimentari, lavorazioni tessili, calzaturiere e di pellame, assemblaggio di veicoli, sviluppo di infrastrutture, materiali da costruzione, macchinari industriali e opere nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, dato il recente passaggio all’economia di mercato, esiste la necessità da parte degli operatori locali di ricevere corsi di aggiornamento professionale nel campo del management e delle nuove tecnologie, per cui si presentano opportunità per collaborazioni e servizi di consulenza anche in queste direzioni. Un aspetto interessante al proposito riguarda l’abilità delle risorse umane locali nelle scienze matematiche e la possibilità di sviluppare in futuro il settore dell’informatica. 78