la distribuzione (per decili, ad esempio). Le evidenze empiriche disponibili, che riguardano soprattutto la realtà anglosassone, rivelano che la forma della distribuzione è raramente di tipo normale ed assai di frequente tende ad essere asimmetrica verso il lato positivo. L’asimmetria positiva nasce direttamente dalle caratteristiche del campo di esistenza degli indicatori: molti di essi infatti hanno il limite inferiore uguale a zero ma non hanno limiti superiori definiti (49). E. Deakin, ad esempio, analizzando un campione di 1.114 società con dati riferiti al’7 3 ha trovato che la maggior parte degli indicatori non era distributo in forma normale. Il prospetto seguente riporta alcuni risultati della sua ricerca (50): Come si vede solo l’ultimo indicatore approssima la distribuzione normale. La non normalità della distribuzione degli indicatori non è senza conseguenze: non solo rende più difficoltoso l’impiego dei coefficienti nei confronti e più complessa la formulazione di modelli stocastici, ma pone gravi limiti alla applicazione degli usuali strumenti statistici ed econometrici di stima tutte le volte che questi ultimi presuppongono la normalità della distribuzione delle variabili. La regressione con i minimi quadrati ordinari, ad esempio, con i connessi test «t» di significatività, così come molti metodi di statistica multivariata applicata ad indi- (49) Cfr. J. Horrigan, cit. (50) E. Deakin, cit. attività correnti / fatt. liquidità e crediti /fatt. cap. circol. netto/fatt. attività corr./pass. corr. liquidità e crediti/pass. corr. attività corr. /attività totali circolante netto/attività totali debiti totali/attività totali indicatore forma della distribuzione asimmetrica asimmetrica con valori estremi molto alti molto appuntita simmetrica molti valori estremi elevati simmetrica simmetrica circa normale 42