tale (K) segua invece un andamento quale quello illustrato dalla curva OV a causa di fenomeni di diseconomia di scala e, più in generale di fattori che implicano una produttività (redditività) marginale descre-scente del capitale. Se questa ipotesi fosse accolta si avrebbe che P = S ■ Ka ove S è generico fattore di scala e 0 < a <1 mentre il tasso di profitto si comporterebbe secondo la _P_ =____S_ K “ K'-° Qualora si volesse assegnare un obiettivo in termini di tasso di profitto, non sarebbe pertinente guardare al rapporto calcolato tra Pt e P Kt ma occorrerebbe esplicitare interamente la funzione—— . Ciò vale a maggior ragione quando gli indicatori sono impiegati nell’ambito di modelli di simulazione o di proiezione aziendale. Risulta pertanto palese la necessità di formulare ipotesi specifiche sul comportamento degli indicatori e quindi sulla relazione originaria tra numeratore e denominatore quando si procede alle interpretazioni dei risultati ottenuti dal loro calcolo. Sfortunatamente difettano ricerche in questo settore e pertanto solo per gli indicatori più comuni è possibile disporre delle ipotesi a priori necessarie a comprendere se il calcolo del rapporto approssima in modo soddisfacente la relazione tra le variabili. Comportamento analitico degli indicatori come funzioni di variabili Se le difficoltà precedenti possono essere superate o quanto meno collocate in una corretta prospettiva con la esplicita formulazione della ipotetica tra N e D, altre difficoltà interpretative possono sorgere dal modo con cui sono costruiti gli indicatori. Questo punto è assolutamente cruciale per una corretta analisi delle distribuzioni statistiche dei valori assunti dagli indicatori: il modo 38