N = a + b • D con intercetta all’origine non nulla (a 0), il valore del rapporto^- assumerebbe dei valori in base alla seguente funzione: al valore costante b viene ad aggiungersi una componente-^- la cui entità dipende dal valore del denominatore. Si rivelerebbe pertanto illusoria l’affermazione secondo la quale con il rapporto è stata rimossa l’influenza dimensionale del denominatore sul numeratore. Ben si comprende pertanto come una serie storica del rapporto in cui la sequenza dei valori di D non siano ordinati in senso crescente (o decrescente) possa portare a conclusioni fuorvianti circa le influenze di D su N. Questo fenomeno può essere ancora più enfatizzato se si pensa ai casi in cui la relazione tra N e D non sia lineare. In tutti questi casi il comportamento relativo di N rispetto a D può essere meglio individuato con l’uso della regressione statistica che non con l’uso di indicatori (45) (46) Si supponga ad esempio i voler calcolare la redditività di un’impresa. Il tasso di profitto, inteso come rapporto tra il profitto realizzato nel periodo ed il capitale impiegato fornisce una prima risposta al problema. Per i ragionamenti svolti in precedenza appare chiaro che il tasso di profitto, considerato come approssimazione di una relazione (45) Si pensi ad esempio a quanto può essere fuorviante il formulare degli stan-dars o degli obiettivi in termini di rapporti se non si tiene conto in modo esplicito del tipo di influenza del denominatore sul numeratore. (46) Su questi punti si cfr. B. Lev - S. Sunder «Methodological issues in thè use of financial ratios», J. of Acc. and Ec. 1 /79 e G. Whittington «Some basic properties of Accounting ratios», J. of Bus. Fin. & Acc. 2 / 80. Questi due articoli discutono anche alcuni problemi che sorgono nell’impiego di indicatori nel caso di stime econometriche. 36