APRILE 1995 e. pubblicistica di destra, nel quadro della svalutazione della Resistenza in quanto tale. È un caso di quell'acritico rovesciamento di segni valutativi, cui sopra accennavo, preferito al proseguimento della ricerca e all'analisi ravvicinata dell'intreccio fra esito della Resistenza ed eredità del fascismo. Questo cammino storiografico va ripercorso in parallelo con quello compiuto dalla memorialistica politica. Un popolo alla macchia di Luigi Longo, La riscossa di Raffaele Cadorna e Tutte le strade conducono a Roma di Leo Valiani, tutti comparsi fra il 1947 e il 1948, costituiscono quella che Battaglia chiamò la triade conclusiva della prima fase della memorialistica. Con la memorialistica, politica e non politica, entriamo nel campo delle fonti, fra le quali spiccano sempre le Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana curate da Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, alle quali vanno affiancate quelle della Resistenza europea (con prefazione di Thomas Mann): entrambe dalle molteplici edizioni. Ma non solo di questi particolarissimi, limpidi e insieme difficili, documenti va raccomandata la lettura. L'eccezionalità della situazione storica che vi si rispecchia rende fruibili anche dai non specialisti raccolte che in prima istanza potrebbero apparire aride. Mi riferisco, fra gli altri, ai documenti delle brigate Garibaldi, a quelli delle brigate Giustizia e Libertà e a quelli (di prossima pubblicazione) delle formazioni autonome; tutti a cura dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. All'estremo opposto, fra le opere frutto di una memoria trasfigurata in forma letteraria, non possono non essere ricordati almeno II sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio e I piccoli maestri di Luigi Meneghello. Non si tratta solo di ribadire il valore conoscitivo della narrazione, ma di sottolineare che talvolta l'opera letteraria anticipa, in certe sue intuizioni e rappresentazioni, l'opera storiografica. Questa considerazione vale anche per i libri sostanzialmente autobiografici di due reduci di Salò: A cercar la bella morte di Carlo Mazzantini (Mondadori, 1986) e Tiro al piccione di Giose Rima-nelli (dopo varie traversie editoriali, Einaudi, 1994). La conoscenza della Repubblica sociale italiana è ovviamente indispensabile per comprendere appieno la Resistenza. Sono da ricordare al riguardo il volume di Frederick W. Deakin, Storia della Re- pubblica di Salò (Einaudi, 1963), quello di Giorgio Bocca, La Repubblica di Mussolini (Laterza, 1977, di recente ristampato), nonché gli atti del convegno, appunto sulla Rsi, organizzato dalla Fondazione Micheletti di Brescia nel 1985, pubblicati nel secondo volume degli Annali della Fondazione stessa. Un'articolata ricostruzione di L'occupazione tedesca in Italia è stata di recente compiuta da Lutz Klinkhammer (Bollati Boringhieri 1993), che l'ha collocata nel quadro dell'interpretazione generale del sistema di potere nazista come sistema poliarchico; mentre L'al- due occupazioni, che restano ben distinte per metodi, finalità e risultati. Non si può cioè trasferire a livello internazionale la goffa pacificazione/equiparazione tra fascisti e antifascisti propugnata oggi per impedire, ancora una volta, che il popolo italiano faccia finalmente i conti con la propria storia, a partire almeno dal 1922. La scoperta della storia sociale, l'entusiasmo per le fonti orali e l'affermarsi della storia delle donne hanno lasciato i loro segni anche nella storiografia sulla Resistenza. La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi, a un contrappeso al rischio di cadere in un localismo di vecchio stampo, che è comunque tenuto a guardarsi dalla tentazione di trascurare i grandi problemi della storia nazionale. Nuto Revelli, dopo averci dato opere ormai classiche come La guerra dei poveri (varie edizioni: la prima è del 1962), ha di recente, con II disperso di Marburg (Einaudi, 1994), offerto un esempio di come si possa, tramite il tentativo di decifrare una mitica figura di "tedesco buono", collegare il desiderio di comprendere il senso di un episodio singolarissimo ad alte pure distribuiva la sua materia in una struttura letteraria e romanzesca, con dichiarati influssi di Salinger e anche di Mark Twain. Ne è uscito un libro che è romanzo di formazione ed è un vero "romanzo della Resistenza", costruito attorno al tema morale della scelta in quel punto specifico della storia italiana. (Dal Veneto di Meneghello sono venute altre voci, che hanno raccontato l'incapacità di scegliere o il disperato vitalismo giovanile nello scenario di Salò, in Gioventù che muore [1949], romanzo di Giovanni Comisso; in Un banco di nebbia [1955], autobiografia di Giorgio Soavi, arruolato nell'esercito della Repubblica sociale e poi disertore). Se dai narratori d'occasione o d'eccezione e dalle opere atipiche passiamo all'area del romanzo codificato, il parametro civile e contenutistico della "resistenza" appare più debole. Luigi Meneghello (classe 1922) era stato partigiano sull'altopiano di Asiago con un gruppo del partito d'Azione; azionista Carlo Cassola (del 1917) e partigiano in Toscana; Calvino (1923) in Liguria con una brigata garibaldina; Fenoglio (1922) nelle Langhe con le formazioni badogliane; Cesare Pavese (1908) si era messo in disparte e pativa il disagio dell'atto mancato (vedi La casa in collina, 1949). Furono in molti, studenti e giovani letterati, ad avere l'esperienza di un'immersione nella vita materiale; di qui l'attrito delle cose con le parole ricevute, l'urto di diversi ambienti e lingue, e un rinnovato problema di trascrizione della realtà. Oggi la storiografia letteraria ha tuttavia cessato di attribuire alla svolta del 1943-45 una funzione di cesura e di inizio. Il tempo ha consumato il valore simbolico degli eventi e con buone ragioni si riconoscono oggi molti tratti di conti- nuità nella letteratura degli anni trenta e quaranta. Niente però ci vieta di raggruppare un certo numero di titoli rappresentativi della sperimentazione innescata dall'impegno. Incomincio con due libri che falliscono l'obiettivo, Uomini e no (1945) di Elio Vittorini e L'Agnese va a morire (1949) di Renata Vigano, di spessore disuguale, ma entrambi espliciti nel programma celebrativo (toccherà alla Vigano la parte ingrata di esponente del realismo socialista). Meglio dove la guerra partigiana è vista in una prospettiva obliqua, dal basso e dai margini, attraverso antieroi, bambini, ragazze da marito. Dove l'epopea si contamina con l'ironia, la parodia, il grottesco. Ecco dunque di Calvino II sentiero dei nidi di ragno (1947) e i racconti boscherecci di Ultimo viene il corvo (1949); ecco l'ultimo romanzo, intreccio sanguinoso fra storia e mito, dell'impolitico Pavese, La luna e i falò (1950); e i romanzi di Cassola Fausto e Anna (1952) e Fa ragazza di Bube (1960), esatta ricostruzione antropologica del microcosmo maremmano. Infine Beppe Fenoglio, il meno legato sia a ideologie sia a cerchie letterarie. Cinterà sua opera cresce in successive elaborazioni sull'avventura violenta della gioventù (e dentro la crudezza e violenza della fatica e cultura contadina), dai primi Appunti partigiani ai racconti irrispettosi di I ventitré giorni della città di Alba (1952), al romanzo Primavera di bellezza (1959) e agli altri testi usciti postumi, con le figure autobiografiche del partigiano Johnny e del partigiano Milton (vedi il breve grandissimo romanzo Una questione privata, apparso nel 1963). Il mondo di Fenoglio non è di quelli che possiamo stringere in una formula. Eimitiamoci a constatare come la guerra partigiana sia divenuta metafora potente per esprimere il senso della vita, il senso tragico. N. 4, PAG. 7 della strategia bellica delle potenze vincitrici: lo ha fatto egregiamente Elena Aga Rossi con Una nazione allo sbando (Il Mulino, 1993). È altresì necessario ribadire che appunto di "sbando", di "sfascio", si trattò, di tutte le strutture militari, politiche e civili del paese. Ma è anche necessario ricordare che si aprirono allora due, o meglio tre strade al popolo italiano: continuare la guerra accanto ai, e alle dipendenze dei, tedeschi; sprofondare nello sgomento e rassegnarsi all'impotenza; considerare la catastrofe come l'inizio di una possibile ancorché dura ripresa, suscitatrice peraltro di nuova gioia di vivere. Affermare che con la sconfitta nella guerra fascista si sia irrimediabilmente dissolta la stessa nazione italiana è, filologicamente, la tesi dei fascisti che aderirono alla Rsi. È vero piuttosto che l'esperienza della guerra fascista è stata rimossa più che elaborata, e che le tre posizioni sopra schematizzate sono state irrigidite, trascurando di vedere i nessi e le sfumature che trapassano dall'una all'altra. In realtà la maggioranza della popolazione del Centro-Nord si dispose lungo un arco che andava attraverso posizioni molto articolate. La categoria di "Resistenza civile" (si veda in proposito il recente libro di Anna Bravo) può essere utile per arricchire un quadro che rischia oggi di essere regressivamente impoverito. boriai leato nemico. La politica dell'occupazione anglo-americana in Italia 1943-46 è ancora l'opera più completa su quel tema. L'accostamento che qui abbiamo fatto per comodità di esposizione non deve indurci a porre sullo stesso piano le Storie di donne La condizione delle donne durante la guerra, la loro resistenza civile, il loro rifiuto della violenza sono l'argomento di una ricerca torinese: In guerra senza armi di Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone (Laterza, pp. 214, Lit 25.000). Tra pace e guerra di Wanda Skof Newby racconta la vita di una ragazza slovena nell'Italia fascista, fino all'incontro con un ufficiale inglese, Eric Newby, che combatte coi partigiani (Il Mulino, pp. 155, Lit 20.000). Lo stesso editore pubblica anche i ricordi di Newby: Amore e guerra negli Appenini (Il Mulino, pp. 282, Lit 38.000). cura di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, apparsa nel 1976, diede l'avvio a un vasto lavoro di raccolta di fonti orali relative alle donne, tuttora in corso. Sono stati iniziati anche studi sulla composizione sociale delle bande: fra di essi, segue una metodologia professionalmente sociologica Società civile e insorgenza partigiana, a cura di Achille Ardigò, relativo alla provincia di Bologna (Cappelli, 1979). Si è pensato inoltre di ricollegare l'esperienza partigiana ai problemi della comunità, cercando di ispirarsi a tematiche di tipo antropologico; hanno proceduto in questa direzione Daniele Borioli e Roberto Botta, I giorni della montagna. Otto saggi sui partigiani della Pina» Cichero (Alessandria 1990). L'ampia fioritura di studi locali, favorita dalla rete dei sessanta istituti di storia della Resistenza sparsi soprattutto nell'Italia settentrionale, può trovare in questo indirizzo domande morali. E Saggio storico sulla moralità nella Resistenza è il sottotitolo del libro di Claudio Pavone, Una guerra civile (Bollati Boringhieri, 1991). Essenziale ci sembra oggi un discorso storiografico che ricongiunga settori di indagine che hanno proceduto in ordine sparso come reazione alla prevalenza di un indirizzo volto a privilegiare non tanto la storia politica quanto l'esame delle linee e delle strategie dei partiti. Ricongiungere la politica, in senso pieno e forte, alla società e alla cultura è l'unico modo per colmare quei vuoti di conoscenza che vengono altrimenti riempiti, come già ricordato, dalla frettolosa fabbricazione di nuove formule rassicuranti. Valga ancora un esempio. L'armistizio dell'8 settembre è certo indispensabile studiarlo nella complessa trama della sua preparazione al livello della grande politica e Via delle Fornaci, 50 00165 ROMA Kaés TRASMISSIONE Faimberg DELLA VITA M.Enriquez PSICHICA ,-J. Baranes TRA GENERAZIONI pagg. 240 - L 40.000 D. Rosenfeld LA FUNZIONE Misès PATERNA G. Rosolato pagg-208-L. 32.000 et al. R. Ghiglione C. Bonnet J.F. Richard TRATTATO DI PSICOLOGIA COGNITIVA Voi. 3: Cognizione, rappresentazione, comunicazione pagg. 384 ■ L. 55.000 G.A. Lage PSICOTERAPIA H.K. Nathan ADOLESCENTI E PSICOLOGIA DEL SE pagg. 448 - L 60.000 Alain METODI Lieury PER LA MEMORIA pagg. 208 - L. 32.000 C. Brutti QUADERNI R. Padani DI PSICOTERAPIA (diretti da) INFANTILE Voi. 31: Per un incontro tra medicina e psicoanalisi pagg. 176 - L. 35.000 D. Antiseri I VALORI DELLA (a cura di) SOCIETÀ APERTA pagg. 192 -L. 30.000