SEZIONE RECENSORE AUTORE TITOLO Il Libro del Mese Cesare Cases Anna Chiarloni Heinrich Mann L'odio. Riflessioni e scene di vita Cinquantanni Un nuovo linguaggio per la Costituzione, di Gustavo Zagrebelsky Consigli di lettura e polemiche storiografiche, di Claudio Pavone Il romanzo della Resistenza, di Lidia De Federicis "Mai tardi" per capire, colloquio con Nuto Revelli 10 Nicola Tranfaglia Maurizio Viroli Franco Ferraresi Renato Monteleone Giovanni Miccoli Bruno Bongiovanni Marco Scavino Alberto Papuzzi Pietro Scoppola Gian Enrico Rusconi Benedict S. Alper Enrico Sturani AA.VV. Ernst Klee Pierre Drieu La Rochelle Archivio Storico della Città di Torino AA.VV. 25 aprile. Liberazione Resistenza e postfascismo Love and Politics in Wartime Otto milioni di cartoline per il Duce Piccole italiane Chiesa e nazismo Diario 1939-1945 Torino in guerra tra cronaca e memoria Memoria, mito, storia Ma andate a vedere "Gioventù bruciata", intervista con Gianni Canova Poesia Narratori italiani Letteratura Musica 13 Pier Vincenzo Mengaldo Giuliano Della Pergola 14 Giorgio Bertone Rocco Carbone 15 Edoardo Esposito 16 Claudia Corti Carmen Concilio 17 Barbara Franco 18 Patrizia Oppici Luca Bianco 19 Dario Puccini Jaime Riera Rehren 20 Nicola Campogrande Nicola Gallino Marco Santagata Giancarlo Consonni Daniele Del Giudice Erri De Luca Attilio Bertolucci, Vittorio Sereni Giorgio Melchiori Rosanna Camerlingo Mario Domenichelli André Brink Henry Roth Patrick Chamoiseau Raphael Confiant Marc Soriano Juan Carlos Onetti Luis Sepulveda Enrico Fubini Alberto Fassone Quella celeste naturalezza In breve volo Staccando l'ombra da terra In alto a sinistra Una lunga amicizia Shakespeare From the Courtly World to the Infinite Universe Il limite dell'ombra La prima vita di Adamastor Alla mercé di una brutale corrente Texaco La profezia delle notti La settimana della cometa Quando ormai nulla più importa Un nome da torero La musica nella tradizione ebraica Cari Orff SEZIONE RECENSORE AUTORE TITOLO EditorialE Cinquantanni dal 25 aprile 1945. Una distanza enorme, se misurata sull'attualità: sul significato concreto che quella data conserva oggi. Quasi niente è come allora. Eravamo un paese con il cinquanta per cento della forza lavoro occupata in agricoltura e con un terzo di popolazione praticamente analfabeta mentre cinquantanni dopo facciamo parte delle grandi nazioni industriali del mondo con lo stesso livello di consumi degli altri paesi europei. Ci separano e ci allontanano dalla stagione che vide nascere la repubblica non tanto le trasformazioni nella politica quanto i cambiamenti nella società: nella nostra vita sono entrati la penicillina e il laser, la televisione e il computer, i voli spaziali e l'ingegneria genetica, l'istruzione di massa e la parità sessuale. Appartiene la Liberazione a un'altra Italia. Non è un anniversario a renderla un evento contemporaneo. Nessuno dei protagonisti del traumatico biennio tra 8 settembre e 25 aprile immaginava il futuro in cui ha vissuto. Come ha detto Norberto Bobbio, "Pensavamo a un'Italia più povera ma più democratica". Dunque la Resistenza è un faldone per gli archivi? No. Ma non è semplicemente trasferibile da ieri a oggi. Non conserva automaticamente la forza rigeneratrice. Molte volte, in cinquantanni, essa è stata evocata e celebrata, nelle piazze e nelle scuole, sulla base di un presupposto che si è rivelato malsicuro: l'idea che la scelta compiuta da una minoranza di italiani antifascisti fosse un lascito che la generazione dei prò-