|dei libri del mese | SETTEMBRE 1998 SACtAsCr N. 8, PAG. 24 Da scrittori a narratori, da teorici a pratici MARCO BELPOLITI a metà degli anni settanta finisce il secolo, in anticipo di un ven- tennio o poco più; finisce in let- teratura e in arte, perché quello che se- gue, e che possiamo riassumere con la formula "ritorno alla narrazione e alla fi- gurazione", per quanto influenzato dal- le vicende dell'industria culturale, ap- partiene a un altro e differente periodo. Finisce con gli anni settanta un'idea di letteratura dominante, con picchi e im- provvise depressioni, da circa un secolo e mezzo, e incardinata su un'idea alta dello scrittore: lo scrittore come intellet- tuale che dice la sua non solo sull'arte e la letteratura ma anche sul mondo, sia che scriva un romanzo o intervenga in una polemica pubblica, sia che partecipi a manifestazioni o che militi in un partito (la storia dell'ultimo quaran- tennio è stata segnata da questa figura di intel- lettuale "organico"). L'avvenimento che possiamo assu- mere come punto di svolta (o alme- no tale è stato per la mia generazio- ne, qui in Italia) è l'assassinio di Al- do Moro nel 1978. Lo sconcer- to e il silenzio degli scrittori che seguì a quell'evento (e mi ri- ferisco alla generazione degli scrittori degli anni venti, la maggiore del no- stro secolo) fu clamoroso. In Dinner Party, la commedia scrit- ta nel 1984, Pier Vittorio Tondelli ricorda quel silenzio: "A quanto ne so in Italia nessuno ha scritto nulla di decen- te...", e affianca a quella del leader de- mocristiano le vicende di Patrizio Peci e Alceste Campanile (ricordate?), aggiun- gendo che per raccontare tutto questo occorreva un 'intelligenza collettiva allo- ra assente. Per restare al campo della letteratura, vorrei rammentare il fatto che la generazione degli anni venti (Cal- vino, Pasolini, Parise, Sciascia, Feno- glio, ecc.) aveva lavorato su materiali esistenziali e culturali prodotti negli an- ni trenta, eppure, sino a quel punto - gli anni settanta - nessuno ne sentiva l'ina- deguatezza (solo Calvino aveva capito, seppur con qualche oscillazione, alla fi- ne degli anni sessanta, che "qualcosa" era cambiato in modo definitivo anche nella letteratura). Tuttavia, nonostante il cambio di sta- gione e il passaggio d'epoca, un'eredità si è trasmessa da quella generazione alla se- guente, e la riassumerei sinteticamente in cinque punti: 1) la convinzione che la letteratura sia essen- to"); 4) che il mondo non è una tabula ra- sa su cui incidere impunemente il pro- prio segno (la letteratura semmai è la fin- zione che ogni volta sia sempre la-prima- volta); 5) che il capolavoro, Yopus, che l'ultimo Ottocento e il primo Novecento avevano atteso, non esiste a priori, ma so- lo a posteriori (due secoli dopo: cioè non esistono, almeno nel presente, scrittori maggiori e scrittori minori). Siamo usciti da quei caotici e ango- scianti anni settanta con la con- vinzione che vive- vamo in z i a 1 - mente un'atti- vità artigianale; 2) che non esistano grandi differenze tra opere narrative e opere saggistiche (il ritorno alla narrazione interessa oggi anche il saggismo); 3) che la scrittura (saggio, poesia, racconto) nasca sempre da un'esperienza che ha a che fare con quel- lo che per brevità chiamiamo il "vissuto" (anche i libri letti appartengono al "vissu- un epoca inca- pace di sintesi generali, che il mondo dei nostri padri (o fratelli maggiori) fosse andato definitivamente in pezzi e che non spettava certo a noi il compito di rimettere insieme quei cocci. Siamo stati (e qui mi riferisco a un'intera serie di racconti, romanzi, saggi pubbli- cati tra il 1981 e il 1998, quindi alla lette- ratura di almeno un quindicennio) i bal- danzosi archeologi o gli allegri trovarobe del bazar letterario, artistico, teatrale (è stata in questa "discarica" del Novecento che abbiamo conosciuto narratori limi- nari come Nabokov, postmoderni come Pynchon o Vonnegut, pop amanti del tragico come Brautigan, ma anche uno scrittore appassionatamente lirico-senti- mentale come Gianni Celati, importante per capire il passaggio dalla generazione degli anni venti a quella degli anni cin- quanta). Il momento che stiamo vivendo è se- gnato da un forte eclettismo, dalla rein- venzione della letteratura di genere (noir, pop, pulp, fantasy, ecc.). Forse è solo un punto di passaggio; di certo ci siamo incamminati su una strada in cui gli scrittori cedono il pas- so ai narratori, i teorici ai pra- tici-, la stessa interrogazio- ne imprescindibile negli anni cinquanta e ses- santa (Che cos'è la letteratura?) oggi non ha più molto senso, o almeno non è così urgen- te. Tutto questo significa la fine della letteratura? Non credo: conti- nua, ma in altre forme, anche per- ché, come scriveva Calvino nelle tanto fraintese Lezioni ame- ricane, ci sono cose che solo la letteratura riesce a dire coi mezzi che le sono propri. Che cosa ci riservi il futuro non è facile pronosticarlo, perché c'è nell'aria un "ritorno all'ordine" di cui la letteratura magmatica di questi giorni e mesi è solo un intelligente e interessante diversivo; in realtà, in molti dei giovani narratori (i nostri fratelli minori?) sotto l'apparente maschera del sovversivismo linguistico ed esistenziale, sotto la scorza agrodolce della letteratura istantanea, di cui si fanno interpreti (al limite del gioco sociologico, in cui cade tanta critica), c'è una richiesta di classicità che non è poi diversa da quella dei loro padri e nonni. Che sia questa la volta buona? < critica. Grandi autori endocrini sono stati nel passato Benjamin, Wilson, Contini, Debenedetti. Qualcuno di lo- ro finì a lungo dimezzato per mancanza di pubblico. Oggi dovremmo pensare che i maggiori rischi di patologia lette- raria vengano in realtà proprio da ca- renze e squilibri ormonali. Basta vedere quanto ipotiroidea e insieme ipertiroi- dea sia oggi la nostra produzione lette- raria: esagitata e pigra insieme. g) Credo che una segnalazione meriti anche lo Scrittore Escretorio e Uroge- nitale. L'associazione di queste funzio- ni (evacuazione e riproduzione) non convince del tutto. Ma tant'è. Questa categoria ha mostrato di esistere. Per individuarla basta poco. Si tratta di una letteratura piena di umori e di odori, poco mentale, molto corporale. Lo Scrittore Escretorio e Urogenitale as- solve un compito igienico, sanitario. Scarica materia che altrimenti ristagne- rebbe pericolosamente, fastidiosamen- te e finirebbe per intossicare tutto l'or- ganismo letterario. Si tratta comunque di uno scrittore da non sopravvalutare. Si rischia di cadere in una vera fissazio- ne. Tutto infatti finirebbe per essere vi- sto - la storia, la geografia, la società, la morale, il turismo, l'amore - dal punto di vista del water e del bidè. Non va di- menticato che in questa zona è collocata anche la funzione riproduttiva. Lo Scrittore Urogenitale è piuttosto fluido, quasi liquido, scrive molto. Semina so- spetti, amori, odi, attrazioni e repulsio- ni, panico e sconcerto. E a forza di se- minare si riproduce, per quanto possa preferire lo spreco sterile di seme, h) Naturalmente esiste una casella o megacategoria speciale. In essa, per quanto sia di gran lunga la più spaziosa, prende posto solo Umberto Eco. E una categoria di ampiezza planetaria occu- pata da un solo autore e prende nome direttamente da lui. E la supercatego- ria-Eco, nella quale non c'è posto per nessun altro. Neppure Dante oserebbe entrarci. Concludo passando al regno animale e dico che esistono anche: i) gli Scrittori Squalo e gli Scrittori Pi- ranha: sono gli autori di bestseller, i fa- citori professionali di soli bestseller. Squali, se grandi e solitari. Piranha se piccoli, se si nascondono nel fondo o si muovono stagionalmente a schiera. Sta di fatto che fanno vuoto intorno, ridu- cono a scheletro o a nulla ogni altro li- bro. 1) Lo Scrittore Pavone. Troppo facile. Questo tipo è eterno. Dice Apollinaire: "En faisant la roue, cet oiseau / Dont le pennage traine a terre / Apparaìt enco- re plus beau / Mais se decouvre le der- rière". Chi non ha visto almeno una vol- ta autori che a forza di pavoneggiarsi fanno un po' pena o vergogna? Esisto- no trasmissioni televisive fatte apposta per accoglierli, come gabbie. m) Infine c'è lo Scrittore Carpa. E profondo, modesto, buio, quasi invisi- bile nonostante la sua bella e preziosa forma. E un po' pesante. Ma Apollinai- re dice alle carpe: "Dans vos viviers, dans vos étangs / Carpes, que vous vi- vez longtemps! / Est-ce que la mort vous oublie / Poissons de la mélanco- lie?". Ci sono, questi scrittori così na- scosti che perfino la morte sembra di- menticarli. Non fanno mai notizia. Pe- sci fuori del tempo e a cui si dice qual- che volta, volgarmente, "in che mondo vivi?".