SETTEMBRE I 998 Colori per una rivoluzione LUIGI MARINO Johann Wolfgang Goethe Lo storia dei colori a cura di Renato Troncon pp. 494, Lit 60.000 Luni, Milano-Trento 1997 La battaglia di Jena nel 1806 non fu soltanto un evento travolgente della storia europea: il crollo di un mito, l'esercito prussiano, e con es- so tutte le conseguenze di una "ca- tastrofe" nazionale. Essa è anche collegata in modo significativo alla vita intellettuale di due grandi del tempo, destinati a diventare ami- ci, al di là delle palesi differenze: Hegel e Goethe. Il primo scrisse le ultime pagine della Fenomenologia dello Spirito al rombo dei cannoni del vicino campo di battaglia: alla pressione delle incalzanti scadenze editoriali si mescolava l'incertezza sul proprio destino personale e su quello di una parte del manoscrit- to, inviato per le stampe e vagante tra le lande brumose e perigliose della Turingia. Goethe, più di vent'anni dopo, non poteva non ri- cordare le difficoltà che avevano ritardato la pubblicazione di quel- lo che allora egli riteneva essere il libro della sua vita, la Teoria dei co- lori: "Il 14 ottobre gli avvenimenti ci investirono con le loro tristi con- seguenze e con la minaccia di can- cellare il lavoro fin lì fatto". Questo intrecciarsi di vicende ha un significato. Sono tutte e tre im- pensabili senza un riferimento alla recente rivoluzione. Anche l'opera di Goethe era, a suo modo, un acca- dimento rivoluzionario. La dura polemica che conteneva era il mo- mento culminante di un processo che doveva portare all'assalto di una Bastiglia forse meno sguarnita di quella della Parigi rivoluzionaria: la "fortezza di Newton" e dei suoi seguaci. Molti tra i contemporanei che seguirono con simpatia la storia di questa polemica non esitarono a riconoscerne il carattere in largo senso politico; e Schopenhauer nel 1816 non vi ravvisò niente di meno che una lotta epica per la "libertà di pensiero". Nonostante le difficoltà, la Teoria dei colori vide la luce nel 1810, tre anni dopo la Fenomenologia dello Spirito. Era costituita di tre parti: una teorica, di carattere didattico, ima polemica, contro Newton, e una storica. La presente Storia dei colori è appunto la traduzione di quest'ultima parte ed è un ulteriore merito di uno studioso, Renato Troncon, che a Goethe e al tema dei colori ha dedicato alcuni studi pre- gevoli. Non possiamo che esprimer- gli la nostra gratitudine per questo impegnativo lavoro, e ricordare che, nel 1979, egli ci aveva già offer- to la traduzione della prima parte dell'opera, con il titolo La teoria dei colori (per i tipi del Saggiatore). La scelta di un titolo è sempre si- gnificativa. Il titolo originale del- l'intera opera, Zur Farbenlehre, ri- vela una preoccupazione che va sottolineata. Goethe non intendeva fornire una compiuta teoria dei co- lori: si limitava più modestamente a fornire materiali per una costruzio- ne che non doveva essere opera di una sola mente, anche geniale, ma incessante, e forse inesauribile, sforzo collettivo. La polemica con Newton e con i suoi più o meno miopi seguaci era pertanto anche polemica contro le pretese di una teorizzazione definitiva e inevita- bilmente liquidatoria; e la pressan- te richiesta di confronto con il mondo scientifico contemporaneo, gli inviti alla collaborazione, erano orientati nel senso di un allarga- mento indefinito della ricerca. Il difficile rapporto con Schopen- hauer, e la divergenza incolmabile delle rispettive posizioni, era pro- prio connessa con la smania del preferito un titolo di sicuro effetto, come Storia dei colori (talora, nel te- sto, egli parla addirittura di storia del colore), che tradisce in parte la volontà dell'autore, ma ne coglie forse anche, al tempo stesso, una motivazione profonda. Storia dei colori è il titolo di un fortunato libro di Manlio Brusatin (Einaudi, 1983), che giustamente ha così definito una ricerca che, pur contenuta in uno spazio modesto, investe tutta la cultura del colore, anche quella ma- teriale: dalla tavola dei colori egizia alla cosmetica ottocentesca di Rim- mel, dall'"apparizione delle tona- lità azzurre nel cuore della latinità gulante che è la "torbidezza", il Trùbe, il fondamento fisico e meta- fisico della realtà e della moltepli- cità cromatica. In alcune pagine convincenti ci permette anche di cogliere alcuni tratti della storio- grafia goethiana: il carattere ipote- tico e simbolico della conoscenza storica, la sua dimensione antropo- centrica. E forse un peccato che non sia stata messa in luce la strut- tura dualistica, polemica e apologe- tica, della ricostruzione storica qui offerta. Anche perché su questo te- ma ci sono, già da tempo, le pagine esemplari di un grande studioso di cose goethiane, Albrecht Schòne, il L'amore assoluto non basta a Psiche LAURA RESCIA Jean de La Fontaine, Gli amori di Psiche e Cupido, a cura di Susanna Spero, introd. di Fausta Garavini, testo francese a fronte, pp. 366, Lit 34.000, Marsilio, Venezia 1998. Da tempo la celebrità delle Fables ha eclissato la produzione minore di Jean de La Fontaine, autore fecondo e proteiforme: organizzato in una delicata mescolanza di registri e di toni, rivede oggi la luce il suo Les Amours de Psyché et de Cupidon (1669), nell'agile traduzione di Susanna Spero. Il lettore addentratosi tra le pagine di questo libro vi troverà motivo di fascina- zione, oltre a non pochi elementi per valu- tare Tatteggiamento del secondo Seicento francese nei confronti della materia mitica. E un romanzo galante, in versi e in prosa, attraverso il quale l'interpretazione del mi- to può esercitarsi a molti livelli. Le avven- ture di Psiche (dal greco, "anima") traccia- no il percorso iniziatico della fanciulla che, pur possedendo l'Amore assoluto (Cupido in persona la sceglie come consorte), lo per- de per eccesso di curiosità, vizio che La Fontaine sottolinea essere con altri pecu- liarità femminile. Infrangendo l'interdi- zione visiva che grava sugli incontri con lo sposo, nel contemplare il suo splendore e la sua natura divina ella lo allontana da sé, dovendo in seguito sottoporsi a terribili prove per riavvicinarlo. L'esperienza amo- rosa è arte da imparare, attraversando gra- di successivi di perfezione: Psiche apprende l'etica del dominio delle passioni, pur in un contesto neoepicureo. Euomo del Sei- cento attribuisce infatti al mito funzioni ormai assai lontane dalle allegoresi medie- vali e rinascimentali: appare evidente co- me il gusto dell'opera di La Fontaine sia non già la lettura morale, bensì un raffina- to godimento estetico, sensuale, sensoria- le. Cupido, sentendo avvicinarsi il momen- to della separazione dall'amata, si abban- dona a lei: "Poi si mise a piangere, ma con molta tenerezza; infine, cedendo al dolore, si lasciò cadere mollemente sul seno della giovane sposa, che, dal canto suo, per unire le proprie lacrime a quelle del marito, chinò dolcemente il capo, di modo che le loro bocche s'incontrarono, e i nostri amanti, non avendo il coraggio di separar- le, rimasero a lungo senza dir nulla". L'ele- gante erotismo volgerà in seguito nella li- cenziosità accentuata dei Nouveaux Con- tes (1674), destinati alla censura e al ritiro dalla vendita. Se il gioco metanarrativo, con i frequenti interventi d'autore a inter- rompere l'illusione di realtà, rivela tratti di modernità, i dettagliati squarci figura- tivi evidenziano la predilezione per gli an- ciens, ineludibile modello nella descrizio- ne dell'opera d'arte, pittorica e scultorea. Garavini ci invita però specialmente a rin- tracciare nel testo i segnali di una spietata quanto occulta critica al potere assoluto di Louis XIV, nella sua nuova reggia di Ver- sailles; la fedeltà di La Fontaine al suo pro- tettore Louquet, caduto in disgrazia, si av- verte in sordina. Il Re Sole compare in nu- merosi passaggi, ove l'elogio sperticato dell'autore si tinge d'irriverenza: echi di li- bero pensiero che, nell'apoteosi di un regi- me, preludono alla sua caduta. giovane filosofo di dare finalmente una teoria alla ricchissima, ma an- cora, a suo parere, informe feno- menologia cromatica del maestro. Quest'ultimo, pedagogo riluttante, specie in tema di colori, si vendicò con un epigramma crudele: "Vo- lentieri sopporterei di fare il mae- stro / se almeno gli scolari non vo- lessero subito diventare maestri". La resistenza a ogni forma di ri- duzione scolastica dell'"esperien- za" del colore, il carattere estetico, e quasi religioso, di quest'ultima se- gnano la polemica goethiana che non di rado veste i panni della ribel- lione contro gli anatemi delle chiese scientifiche, contro il pregiudizio delle sette accademiche, ormai pri- ve di vita e dimentiche della tradi- zione. Il desiderio di recuperare questa autentica, e spesso sotterra- nea, tradizione spinge Goethe a scrivere la terza parte, il cui titolo letterale è Materiali per una storia della teoria dei colori. Il curatore ha occidentale" al laboratorio di Kan- dinskij e di Klee, con al centro, ov- viamente, la polemica contro New- ton di Goethe. Anche in quest'ulti- mo è presente l'istanza totalizzante, l'idea ambiziosa di ricostruire attra- verso le molteplici filosofie dei co- lori il cammino dell'umanità; ma non vi è chi non veda come, in fon- do, anche in questa ampia ricostru- zione, attraverso l'illustrazione qua- si maniacale di una immensa feno- menologia e la paziente analisi dei molteplici modelli di spiegazione offerti nel corso dei millenni, non si riesce che a sfiorare il mistero gran- de dell'universo dei colori. Il testo della presente edizione è corredato da una breve nota intro- duttiva di Gillo Dorfles e da una stimolante introduzione del curato- re. Troncon ci conduce in quello che è il centro nevralgico della teo- ria goethiana, la genesi del colore nell'incontro della luce e della tene- bra intorno a quell'elemento coa- quale, nel quinto capitolo della sua Goethes Parbentheologie (Beck, 1987), ha messo in evidenza, con grande competenza filologica e pe- netrazione critica, alcune fonti pie- tistiche della dottrina goethiana e in particolare 0 debito nei confron- ti della Storia imparziale della Chie- sa e degli eretici (1699-1700) del teologo sassone Gottfried Arnold. L'edizione italiana dell'opera goethiana è molto elegante nella sua veste editoriale. Colpisce che l'opera di Goethe venga inserita in una collana che comprende, tra l'altro, varie opere di René Gué- non e di Ananda K. Coomara- swamy; ma non stupisce, di conse- guenza, che la parola "tradizione" venga quasi sempre riportata con la maiuscola (il testo originale non offre, a mio parere, alcuna giustifi- cazione in questo senso), e così pu- re, talvolta, la parola "natura", do- ve però qualche giustificazione c'è, forse. Che si voglia fare dell'opera ■■■■■■■ N. 8, PAG. 15 goethiana una specie di livre de chevet per iniziati? Si insinua un sospetto che l'edizione italiana della prima parte (la Teoria dei co- lori del 1979) non avrebbe mai po- tuto provocare. Si spiegherebbero insieme l'eleganza della veste edi- toriale e la povertà quasi francesca- na dell'apparato critico. La Storia dei colori è un'opera complessa, al- lusiva, a più strati, piena di nomi di autori sconosciuti. Era il caso di la- sciare da solo il lettore, presumi- bilmente non specialista, di fronte a tanta generosa erudizione? Venti pagine di note non sarebbero state di troppo; e anche qualche indice finale, come del resto è ormai co- mune nelle edizioni tedesche. La traduzione, per lo più scorre- vole, non è sempre ineccepibile. Viene, per esempio, quasi un sus- sulto nel leggere a pagina 413 che Lichtenberg, il noto fisico e lettera- to, avrebbe dimenticato di menzio- nare i contributi di Goethe "nell'ul- tima edizione delle sue memorie". Ci voleva tanto per segnalare che questi "contributi" erano appunto i contributi di ottica con i quali Goethe, quasi vent'anni prima, ave- va fatto il suo esordio in pubblico dopo un lungo periodo di ricerca paziente, e che le cosiddette "me- morie" non sono nient'altro che il Manuale di fisica del defunto pro- fessore gottinghese Johann Chri- stian Polykarp Erxleben, continua- mente aggiornato e pubblicato in varie edizioni appunto dal suo ami- co e collega Lichtenberg? Un ma- nuale, sia detto tra parentesi, che non mancò di interessare un lettore esigente come Alessandro Volta, che voleva tradurlo per metterlo a disposizione degli studenti italiani. Un bel colpo per un Goethe così fieramente antiaccademico, ma non poi troppo sdegnoso, a quanto pa- re, di riconoscimenti ufficiali ! MIIQAJIMU ASTROLABIO Chagdud Tulku IL SIGNORE DELLA DANZA Autobiografia di un lama tibetano L'invasione cinese, la guerriglia, la suprema saggezza, la meditazione, i miracoli. Il Tibet mitico e reale di un lama reincarnato Paul Kline MANUALE DI PSICOMETRIA Come costruire, valutare e applicare un test psicologico I fondamenti e la tecnica di una scienza in travolgente sviluppo ♦ Krishnamurti SULLA PAURA Non aver paura della paura, scrutarla freddamente senza stancarsi, senza mistificarla. Questa è la via d'uscita di Krishnamurti nell'Età dell'ansia Simon Baron-Cohen L'AUTISMO E LA LETTURA DELLA MENTE Una teoria rivoluzionaria sulla genesi dell'autismo e sulla sua diagnosi e cura AS1MÌIAMA