SETTEMBRE 1998 ■ oei libri Properzio secondo Pound: autobiografìa apocrifa PAOLO FEDELI Ezra Pound Omaggio a Sesto Properzio a cura di Massimo Bacigalupo ed.orig. 1919 Se, Milano 1997 ROMOLO MURRi CORRISPONDENZE POLITICHE E RELIGIOSE SU "L'OSSERVATORE CATTOLICO" (1898-1900) Introduzione e cura di DANIELA SARESELLA pp. 356, L. 48.000 ROMOLO MURRI MI GIUDICHERANNO I POSTERI A CICLO CONCLUSO Introduzione e cura di LORENZO BEDESCHI pp. 144, L. 20.000 ROBERTA FOSSATI ÉLITES FEMMINILI E NUOVI MODELLI RELIGIOSI NELL'ITALIA TRA OTTO E NOVECENTO pp. 160, L. 28.000 GIOVANNI GRONCHI QUELLO CHE HA SIGNIFICATO ROMOLO MURRI Profilo del leader con autobiografia inedita a cura di LORENZO BEDESCHI pp. 136, L. 15.000 Pubblicato originariamente nel 1919, l'Omaggio a Sesto Properzio, che costituisce uno dei risultati più notevoli del periodo londinese di Ezra Pound (1908-1920), consta di 12 sezioni per complessivi 581 ver- si. L'attenzione di Pound è rivolta soprattutto al II e al III libro, che sono i più problematici del poeta latino: da un lato, infatti, il cospi- cuo numero di elegie del II libro che sviluppano la tematica del ser- vitium amoris del poeta nei con- fronti delia propria donna permet- te a Pound di privilegiare la riven- dicazione polemica, da parte di Properzio, di una poesia che si ri- fiuta di porsi al servizio della poli- tica culturale augustea; dall'altro, poi, la serie di elegie del III libro, ricche di dichiarazioni di poetica, che mostrano un sofferto interro- garsi di Properzio sul ruolo del poeta nella società e sui fini dell'at- tività poetica, gli consente di met- tere in piena luce il motivo del pri- mato della poesia e dell'eternità che essa garantisce. Era il suo mo- do di concepire la vita e quello di Properzio, Pound trovava singola- ri analogie: anche se talora esse erano decisamente inesistenti, in non poche occasioni la convinzio- ne d'essersi immedesimato col suo autore gli fece individuare con suc- tratti della personalità del cesso fronti dei poeti latini va, dunque, ben al di là dell'autore prescelto. "I poeti romani - egli proclama - sono gli unici che conosciamo ad avere più o meno i nostri stessi pro- blemi. La metropoli, gli avamposti imperiali in tutti gli angoli del mon- do conosciuto ". Allora "si legge Catullo per evitare di venire avvele- nati dalle menzogne degli eruditi; si legge Properzio per purificarsi dai sudici sedimenti dei corsi di lezioni sulla letteratura americana, sulla letteratura inglese da Dryden ad Addison". Insomma, "i classici, 'antichi e moderni', sono esatta- mente gli acidi con cui corrodere i della sua ignoranza è che molto di quello che mette in bocca al suo autore è incomprensibile". E con- cludeva drammaticamente: "Se Pound fosse professore di latino non avrebbe altra scelta che il sui- cidio. Non consiglio questo. Ma lo prego di deporre la maschera eru- dita. Se deve occuparsi di latino suggerisco che egli parafrasi una traduzione accurata e poi si rivolga a qualche studioso per evitare gli errori che sono ancora possibili". Provocato in tal modo, Pound reagì con decisione, polemizzando a più riprese con Hale, che venne da lui gratificato, addirittura post Nel gomitolo del tempo GIORGIO PATRIZI Valentino Zeichen, Metafìsica tascabile, pp. 120, Lit 25.000, Mondadori, Milano 1997. Questa è senz'altro la raccolta più matura del poeta fiumano di origini ma da anni espo- nente tra ipiù inventivi di quella scuola roma- na che per tanti versi sembra stentare a rinno- varsi: qui Zeichen affronta un repertorio tema- tico ricco e complesso, capace di intrecciare motivi del quotidiano con riflessioni filosofi- che, microstorie con eventi simbolici. Nomi o volti anonimi della storia diventano protago- nisti di vicende sempre in bilico tra dimensio- ne emblematica e abbassamento irridente, nell'affermazione di una morale dissonante e tormentata, ma comunque lucida e coerente, quasi eroica per la confusione e la rivoluzione di valori in cui si esprime. E significativo che il tema ricorrente delle poesie di Zeichen sia quello del tempo: il tem- po lineare della storia si confronta con quello ciclico dell'"eterno ritorno", dell'allegoria e della riflessione. La prima poesia è dedicata proprio al "gomitolo del tempo", e offre subito un'immagine esemplare della particolare vena narrativa, insieme fortemente visiva e verba- le, dell'autore: "Sul bianco tavolo di fòrmica / una formica solitaria / gira in senso antiorario / simile alla lancetta vivente / d'un orologio biologico. Forse è intenta a sdipanare / il go- mitolo del tempo..."; non è da credere al tono "medio", pacatamente narrativo, esibito da Zeichen: qui si discute dei destini di un univer- so scandito tanto dai ritmi delle esistenze mi- nime, tanto da quelli delle grandi vicende del- le società e delle culture. La possibilità di giocare continuamente su tale scambio di piani è assicurata dallo stru- mento linguistico che Zeichen mette a punto per quella che sicuramente appare come la sua impresa più ambiziosa: un linguaggio che da un lato ripropone gli stilemi e le scelte lessicali già sperimentate nelle altre raccolte, dall'altro si presenta con i tratti di una maturità espressi- va conquistata attraverso la variazione dei regi- stri e l'amplificazione semantica, ottenute gra- zie all'abile uso della metafora e dell'analogia. Merito di Zeichen è dunque quello di aver pro- seguito con rigore il suo personale itinerario, potenziandone le risorse formali e articolando i temi con prospettive inusitate. In questo sen- so il connubio tra "metafisica" e "tascabile" al- lude proprio al carattere ossimorico, radical- mente paradossale di questa poesia stretta tra la parola quotidiana e una cosmogonia che non trascende, ma organizza lo scenario entro cui gli oggetti e i gesti "tascabili" possono "parlare" e acquisire un senso specifico. Le altre sezioni della raccolta - dopo quella che dà nome al titolo - ribadiscono questa duttilità espressiva e argomentativa: così le poesie dedicate al tema amoroso, tipico dei primi testi di Zeichen ma qui impreziosito da sfaccettature; così le Dediche, irridenti ai personaggi della mondanità intellettuale; co- sì la "pinacoteca", che ribadisce la particolare natura "visiva" di questi testi, l'intrinseca ca- pacità della loro voce di restituire la dinamica dello guardo che interroga un oggetto, rica- vandone una narrazione che sembra aggirare una cifra nascosta del dipinto. Infine va ricordata la sezione degli aforismi, un'ulteriore piega di una poesia che non si fer- ma ad autocontemplarsi o autocommiserarsi, ma mantiene viva una ricerca che, attraversata e lasciata alle spalle l'avanguardia, è capace as- sieme di mantenersi originale e rigorosa. poeta latino (in primo luogo la sua ironia), che sinora la critica aveva lasciato in secondo piano. Sullo sfondo sta la Londra degli anni della prima guerra mondiale, af- frontati baldanzosamente sulla scia di una roboante ideologia im- periale che diede al terribile even- to bellico l'aspetto illusorio di una breve parentesi. In questa atmo- sfera Properzio apparve a Pound come l'esempio di un poeta non integrato, o addirittura come quel- lo di un oppositore del regime e delle sue smanie imperialistiche. Attraverso il suo Properzio si trat- tava, quindi, di pronunciare un at- to d'accusa contro l'imperialismo inglese e tedesco e contro la poesia guerrafondaia che di tale imperia- lismo era divenuta un docile stru- mento. Per Pound gli scrittori che con- tano sono, oltre a Properzio, Ca- tullo, Orazio e Ovidio: il suo atteg- giamento di sympatheia nei con- lacci e le cinghie con cui ci hanno legati i nostri maestri di scuola. So- no gli antisettici. Sono quasi gli uni- ci antisettici contro la contagiosa idiozia dell'umanità". Postosi di fronte all'autore lati- no, Pound scelse non di tradurlo, ma di comporre un centone della sua opera, rimaneggiata, ampliata, in taluni casi anche interpretata ad orecchio. Un simile atteggiamento non stupisce, perché le sue solo approssimative conoscenze di lati- no gli avrebbero reso del tutto im- possibile un tradurre interpretan- do. I filologi, però, l'attendevano al varco. Nell'inevitabile polemica si distinse soprattutto il latinista dell'Università di Chicago, l'ormai settantenne W.G. Hale, il quale denunciò come Pound avesse pre- so lucciole per lanterne nel testo latino. "Pound - sentenziò - è in- credibilmente ignorante del latino. Ne ha ogni diritto, naturalmente, ma non se lo traduce. Il risultato mortem, di una serie di coloriti epi- teti in climax: da "l'idiota di Chica- go" a "il somaro che non sa leggere l'inglese" a "il vecchio animale". In realtà egli non aveva tutti i torti, a dispetto del suo linguaggio a dir poco colorito e della scarsa cono- scenza del latino: perché la sua non era affatto una traduzione né pre- tendeva d'essere valutata come ta- le. "Non c'è mai stata questione di una traduzione - egli sottolineò sin dall'inizio - e tanto meno di una traduzione letterale. Mio compito era quello di riportare in vita un morto, di presentare una figura vi- va". Stupisce, invece, che successi- vamente, per difendersi dagli at- tacchi che da più parti venivano mossi alla sua infedeltà nel tradur- re, Pound abbia rivendicato una sua fedeltà nei confronti del testo di Properzio e proclamato addirit- tura il valore scolastico della sua opera. D'altro canto c'è da notare che nella maggior parte dei pre- si. 8, PAG. 14 sunti errori le parole incriminate sono contigue. E allora delle due l una: o Pound pretendeva real- mente di tradurre dal latino pur non conoscendo neppure le desi- nenze, oppure a lui non interessa- va affatto il rapporto che si stabili- sce fra i termini della frase latina né l'accordo fra aggettivi e sostantivi né la struttura stessa del periodo: era, invece, la contiguità dei termi- ni nell'originale che lo stimolava a creare immagini ad effetto. I criteri che contraddistinguono il rifacimento di Pound sembrano, dunque, chiari. Punto di partenza è l'intento di poetare in piena ar- monia con l'autore antico: a ragio- ne Pound rivendicò a suo merito l'aver capito lo spirito del poeta, e contrappose questa sua conquista al possesso della sintassi da parte dei professori. E ugualmente chia- ro che del rispetto dell'originale Pound si è totalmente disinteressa- to: a interessarlo é a stimolarlo è soprattutto la combinazione di vo- caboli contigui, da lui privilegiata in modo assoluto anche a costo di stravolgere i legami originali, grammaticali e sintattici. " L'Omaggio a Sesto Properzio va, dunque, considerato come un'ope- ra a sé, in cui il testo del poeta lati- no può costituire, tutt'al più, solo lo spunto: di lui Pound è riuscito senz'altro a cogliere tono e senso, ma per il resto ha creato un nuovo Properzio, adattandolo alle sue istanze e al suo modo di concepire la vita. In definitiva il poeta antico diviene in Pound, come recente- mente ha detto Vito Amoruso, "una maschera di sé, la proiezione oggettivante dietro la quale è possi- bile una autobiografia trasposta, una specie di straniamento che consenta di guardare al proprio io, ai suoi dilemmi e alle sue contrad- dizioni, con acribia e distaccata passione". Considerato da questo punto di vista l'Omaggio a Sesto Properzio può dirsi pienamente riuscito: non solo perché nel suo tentativo d'immedesimarsi con l'autore antico Pound ha operato un prezioso recupero di compo- nenti trascurate della sua poesia, ma anche perché la tecnica di scomposizione-composizione del modello da lui adottata, in modo tanto simile ai collages cubisti e da- daisti, è sorretta da un saldo pos- sesso degli strumenti più raffinati della poesia d'avanguardia. Dobbiamo essere grati a Massi- mo Bacigalupo, che qui ripropone con lievissime varianti e con la tra- slocazione dell'introduzione, ora postfazione, il volume già edito, nel 1984, dalla casa editrice geno- vese San Marco dei Giustiniani, in cui particolarmente utile è il reper- torio di testimonianze sul poeta e i suoi critici. Peccato che egli non abbia pensato di aggiornare in mo- do sistematico la bibliografia, irri- mediabilmente datata sul versante antichistico e sorprendentemente lacunosa anche a proposito dei contributi più recenti sull'Omag- gio a Sesto Properzio.