"Non esageriamo con l'Olocausto" Mappa del negazionismo italiano di destra e di sinistra FRANCESCO GERMINARIO SETTEMBRE 1998 W er lunghi anni, le proble- matiche e le pubblicazioni » negazioniste non hanno mai trovato un'attenzione rilevante nell'estrema destra italiana. È si- gnificativo, ad esempio, che i saggi del pur noto intellettuale neofasci- sta Maurice Bardèche contro il processo di Norimberga non siano mai stati pubblicati in traduzione italiana. Bardèche, studioso del ro- manzo francese dell'Ottocento e del Novecento, nonché cognato del poeta antisemita e collabora- zionista Robert Brasillach, può es- sere considerato il fondatore del negazionismo. Fin dal 1947-48 aveva pubblicato alcuni saggi, fra i quali Lettre à Francois Mauriac e il ben più famoso Nuretnberg ou la terre promise, fondati - specie que- Alcuni libri dei negazionisti Maurice Bardèche, Lettre à Francois Mauriac, La Pensée Libre, 1947. Maurice Bardèche, Nuremherg ou la terre promise, Les Sept Coleurs, 1948. Raul Rassinier, La menzogna di Ulisse, Le Rune, 1966; Graphos, 1996. Richard Harwood, Auschwitz o della soluzione finale. Storia di una leggenda, Le Rune, 1978. Carlo Mattogno, Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storio- grafia revisionista, Sentinella d'Italia, 1986. Carlo Mattogno, Auschwitz: fi- ne di una leggenda, Ar, 1994. Carlo Mattogno, Olocausto: di- lettanti allo sbaraglio, Ar, 1996. Per il revisionismo storico con- tro Vidal-Naquet, Graphos, 1993. Roger Garaudy, I miti fondato- ri della politica israeliana, Graphos, 1996. Centro Studi Orion, La menzo- gna di Giuda. I perché di un li- bro scomodo, Barbarossa, 1997. Pierre Guillaume, Della mise- ria intellettuale in Francia. Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico, Graphos, 1996. st'ultimo - sulla minimizzazione dello sterminio degli ebrei. Tra gli argomenti forniti da Bardèche fi- gurava anche la convinzione che la politica di sterminio fosse da adde- bitare al solo Himmler, il quale aveva condotto "una politica tutta personale (...) di cui egli solo porta la responsabilità". La scarsa attenzione dell'estre- ma destra italiana per il negazioni- smo è anche confermata dalla for- tuna molto limitata delle opere di Paul Rassinier, ritenuto dai nega- zionisti il fondatore del revisioni- smo. Comunista e poi socialista e pacifista negli anni trenta, membro della Resistenza francese, Rassi- nier fu torturato per diversi giorni dalla Gestapo, prima di essere in- ternato per più di un anno e mezzo a Buchenwald e a Dora. Dopo una breve parentesi da deputato, fra il 1948 e il 1967, anno della sua mor- te, Rassinier pubblicò - spesso per case editrici o riviste neofasciste - numerosi volumi e saggi di conte- nuto negazionista. Naturalmente, l'ambizioso obiettivo di Rassinier era quello di replicare agli studi e alle testimonianze della prima let- teratura sull'universo concentra- zionario, in particolare a Eugen Kogon e David Rousset, accusati di avere descritto i lager "soltanto in base a chiacchiere". Delle diverse opere di Rassinier, solo La menzogna di Ulisse uscì in traduzione italiana nel 1966, presso le Edizioni Le Rune - una casa edi- trice vicina alle posizioni di Ordine nuovo -, ben quindici anni dopo la pubblicazione dell'edizione origi- nale. La medesima casa editrice nel 1978 avrebbe anche pubblicato una traduzione italiana di un pamphlet di Richard Harwood (pseudonimo dietro cui si nascondeva un neonazi- sta inglese), Auschwitz o della solu- zione finale. Storia di una leggenda. Infine, la "sfortuna" italiana di Robert Faurisson conferma questa scarsa attenzione, perché le prime traduzioni dei saggi del negazionista francese apparvero per iniziativa di militanti di estrema sinistra di prove- nienza situazionalista o bordighista. Fermo restando che 0 radicali- smo di destra, quando era stato ne- cessario, nei suoi documenti non aveva certo mancato di sostenere posizioni negazioniste, la scarsa at- tenzione è probabilmente dovuta al fatto che la destra radicale italiana aveva assorbito dal Movimento so- ciale italiano un atteggiamento di ri- mozione nei confronti dello stermi- nio degli ebrei, vissuto come vicen- da lontana ed estranea alla storia del fascismo. Il negazionismo italiano nasce molto in ritardo rispetto a quello europeo. I primi saggi negazionisti escono nella seconda metà degli anni ottanta, quando compaiono traduzioni italiane di alcuni saggi negazionisti, già ampiamente cir- colanti nell'area del radicalismo di destra europeo, fra i quali il reso- conto di Rassinier - uscito con lo pseudonimo di Jean Pierre Ber- mont - del processo tedesco ai re- sponsabili di Auschwitz, tenutosi negli anni sessanta. Negli stessi an- ni diversi articoli negazionisti com- paiono anche sulle testate di estre- ma destra, fra le quali "Candido" di Giorgio Pisano e "Orion". A di- stinguersi per l'impegno negazio- nista è un pubblicista, Carlo Mat- togno, definito da un periodico to- rinese "difensore onorario dei cri- minali nazisti". Per quantità di pubblicazioni e per presenza nelle riviste negazioniste straniere, Mat- togno - probabile traduttore di scritti antisemiti di autori nazisti - è presentato dalla pubblicistica ne- gazionista italiana quale "maggio- re esperto italiano su Auschwitz". . Attualmente il negazionismo italiano pare essersi stabilizzato. Intanto, ha trovato i suoi organi di stampa nella destra radicale, il primo è il mensile milanese "Orion" - attualmente portavoce italiano di Sinergie europee, un gruppo di ricerca fondato da Robert Steuckers, dopo l'uscita di quest'ultimo dal Grece - che l'anno scorso ha pubblicato un pic- colo dossier curato direttamente da Faurisson. Il secondo è il trime- strale "L'uomo libero". In uno de- gli ultimi fascicoli di questa rivista è stata pubblicata la traduzione di al- cune pagine di un saggio negazio- nista di un neonazista svizzero, Jùr- gen Graf, L'Olocausto allo scanner. Per quanto concerne le case edi- trici dell'area, le parmensi All'Inse- gna del Veltro, dirette da Claudio Mutti, si sono limitate finora a pub- blicare saggi di autori stranieri. È da attribuire alla medesima casa editri- ce la recente ristampa anastatica del saggio di Harwood. Negli anni novanta le edizioni Ar di Franco Freda hanno pubblicato diversi volumi di Carlo Mattogno, nonché un 'Intervista sull'Olocausto, in cui si sosteneva, tra l'altro, che, per quanto riguardava i documenti che attestavano le consegne di Zy- klon B ad Auschwitz, "non bisogna tirare (...) conclusioni affrettate". È si. 8, PAG. 9 del 1996 invece un'altra raccolta di scritti, Olocausto: dilettanti allo sba- raglio, una prolissa quanto piatta di- fesa d'ufficio degli argomenti di Faurisson e degli altri negazionisti, con conseguenti rabbiose invettive contro gli storici, di cui questo tipo di pubblicistica ha sempre abbon- dato: la Lipstadt è autrice di "un'opera ignobile"; Nadine Fresco si avvale di "argomenti capziosi"; quanto a Vidal-Naquet, siamo nel campo del "dilettantismo". L'interesse delle edizioni Ar per il negazionismo è eguagliato dalla casa editrice genovese Graphos, di area bordighista. A suscitare l'inte- resse della Graphos per le proble- matiche negazioniste è stato un mi- litante bordighista, Cesare Saletta. Costui ha condiviso la deriva nega- zionista di alcuni esponenti della sinistra radicale francese (Pierre Guillaume, Serge Thion, ecc.), pubblicando alcuni saggi contro Vidal-Naquet, raccolti poi nel vo- lume Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet. Tra le diverse pubblicazioni negazioniste della Graphos, spiccano il noto saggio di Roger Garaudy I miti fondatori della politica israeliana e gli atti di un convegno, "Revisionismo e re- visionismi", che avrebbe dovuto tenersi a Trieste nella primavera del 1996, alla presenza di Nolte e Romolo Gobbi. L'anno scorso, in- fine, è stata pubblicata una nuova edizione del libro di Rassinier La menzogna di Ulisse. Anche nel caso della Graphos, come in quello della francese Vieille Taupe, il progetto di dare vita a un negazionismo "di sini- stra" si è velocemente decantato in una subordinazione al negazio- nismo di matrice neonazista. Co- sì, alla fine del 1996, esponenti della casa editrice, assieme a re- sponsabili delle Edizioni Barba- rossa, hanno organizzato la con- ferenza in cui Garaudy presenta- va il suo libro (Centro Studi Orion, La menzogna di Giuda. I perché di un libro scomodo). Nello stesso periodo la Graphos ha pubblicato, con la consueta pre- messa di Saletta, Rassinier, il re- visionismo olocaustico e il loro cri- tico Florent Brayard, un capitolo di Olocausto: dilettanti allo sbara- glio di Mattogno dedicato alla do- cumentata biografia di Rassinier appena pubblicata da Brayard 0Comment l'idée vint à M. Rassi- nier. Naissance du révisionnisme, Fayard, 1996). Mentre negli anni ottanta l'obiettivo polemico del negazio- nismo era stato Vidal-Naquet, quelli recenti sono soprattutto Pressac e Brayard. Il libro del pri- mo (Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, Feltrinelli, 1994) è stato oggetto di diverse repliche. Contro il secondo è stata scatenata una campagna a base di insulti, iniziata con una recensio- ne in cui Faurisson scaricava tutto il suo livore, accusando Brayard di avere creato una "fiumana di basse speculazioni". Il negazioni- smo, che ha sempre rivendicato il diritto a sviluppare un'analisi spassionata dello sterminio degli ebrei, pretendendo di dare vita a una "problematica materialistica e documentaria" (Pierre Guillau- me, Della miseria intellettuale in Francia. Jean-Claude Pressac, pre- teso demolitore del revisionismo olocaustico), ha in realtà rivelato un'esplicita insofferenza nei con- fronti degli studi sul negazioni- smo medesimo. nia stalinista, ve ne sono altri. Anzitutto quel- lo anarchico e trotzkista (che ha conosciuto un recente revival con il film di Ken Loach) del sogno rivoluzionario infranto, brutalmen- te affossato dai comunisti, che dimentica le reali e geograficamente differenziate condi- zioni della Spagna e la ragionevole priorità che andava assegnata alla guerra rispetto alle esigenze di trasformazione sociale. Poi quello della guerra civile come crociata in difesa del cattolicesimo e della civiltà occidentale, che, costruito da gran parte della Chiesa spagnola nel corso degli eventi, dimentica i cattolici che stavano con la Repubblica. La Chiesa avrebbe del resto dovuto restare al di sopra delle parti. C'è poi un'altra visione mitica: quella della sollevazione militare come mossa preventiva contro un complotto comunista e, di conse- guenza, della guerra civile come difesa dal co- munismo; visione che, costruita dai generali ribelli, venne utilizzata da Franco e rilanciata nel clima della guerra fredda. Romano non demitizza alcunché, adotta quest'ultimo mito. Lungi dall'offrire pro- spettive innovative, riporta la discussione in- dietro nel tempo. In primo luogo perché nep- pure l'anticomunismo degli anni cinquanta (si pensi a Pacciardi, Saragat, e allo stesso Koestler) ebbe bisogno di stravolgere la ve- rità dei fatti spagnoli. In secondo luogo per- ché, per prendere le distanze dalle facili defi- nizioni di fascista appioppate al regime fran- chista, Romano compie l'errore speculare ve- dendo indifferenziati comunisti e loro alleati dappertutto: tra i protagonisti della storia e gli studiosi. Risulta curioso che proprio quan- do la storiografia ha accettato la necessità di ricostruire l'esperienza fascista dall'interno e di non confondere la visione dell'antifasci- smo con quella storiografica, Romano ripro- ponga la visione anticomunista militante del comunismo e della storia di questo secolo. Le ragioni per cui poche pagine prive di qualunque riscontro documentario, irte di er- rori e non confortate da alcuno studio serio, hanno suscitato così tante discussioni e pole- miche non risiedono in ciò che rivelano del passato, ma in quello che esse dicono della china presente. (A.B.) X Mm / §L afe