SETTEMBRE 1998 Cr A cavallo del Muro del tempo anna ruchat Heiner Mùller, Verke I, Die Gedichte, a cura di Frank Hòrnigk, DM 42, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1998 A tre anni dalla morte di Heiner Mùller, il drammaturgo che insie- me a Thomas Bernhard ha domina- to le scene dei paesi di area tedesca (e non solo) per almeno un venten- nio, esce da Suhrkamp, per la cura di Frank Hòrnig, il primo volume delle opere: un volume di poesie. Il libro raccoglie tutti i versi, pubbli- cati e non, che Mùller ha scritto tra il 1949 e il 1995, anno della sua morte. Si tratta di una novità edito- riale importante, molto ridimen- sionata tuttavia per il fatto che le poesie, in gran parte già pubblicate in volume nel 1992, non solo sono prive di commento ma sono anche solo sommariamente datate (in ca- po a ogni decennio, a partire dal 1949, è riportato l'anno con tre puntini di sospensione, e questa, salvo le rare datazioni dell'autore, è l'unica indicazione presente). Se è vero, come sostiene il curatore, che i testi di Mùller sono costantemen- te "in movimento" - sia le poesie, infatti, sia le pièces teatrali sono sta- te costantemente riprese e rima- neggiate dall'autore sull'arco di tutta la sua esistenza -, è vero più che mai che i versi ora pubblicati avrebbero avuto bisogno - se non di un commento puntuale, che ne mettesse in luce le relazioni interne con altre poesie o con i testi teatra- li, e i nessi, a volte mascherati e a volte gridati, con l'autobiografia - almeno della "cronologia brutale" invocata da Mùller. E tuttavia il materiale pubblica- to in questo primo volume delle opere (sono 120 le poesie finora inedite) è e rimane di straordinario interesse per la piena comprensio- ne di un autore che ha scelto il tea- tro come mezzo espressivo perché tra i molti è quello in cui meglio "ci si può nascondere", quello che permette di cambiare ruolo, di "portare diverse maschere". Le poesie, che sono in parte funziona- li al teatro (bisogna tuttavia consi- derare che Mùller, come sostiene il curatore, scrisse per dieci anni, tra il 1949 e il 1959, solo poesie prima di darsi al teatro, e che anche negli ultimi dieci anni di vita scelse pre- valentemente la forma lirica), con- sentono infatti di ricostruire le tap- pe di un percorso non lineare ma coerente, un percorso tracciato a zig zag, a cavallo di quello che Mùller definì il "muro del tempo" - il muro metaforico che nessuno ha ancora abbattuto. Si tratta di un percorso tutto tappezzato di im- magini tratte in primo luogo dal mito, ma anche dalla storia, dalla tradizione letteraria, teatrale e filo- sofica, nonché, soprattutto avvici- nandosi la fine, dall'esperienza personale. Ma le ragioni personali del fare poetico di Mùller hanno radici ben più profonde di quanto non dicano a prima vista le imma- gini stesse. Già le interviste (in parte pubbli- cate anche in italiano nel 1994 nel bel volume della Ubulibri Tutti gli errori) hanno rivelato questo aspet- to, mentre ora più che mai le poesie (alcune delle quali erano già uscite in italiano sempre presso la Ubuli- bri: Germania - Morte a Berlino e altri testi, 1991) dimostrano quanto sia inestricabile il groviglio tematico e come ogni piano del discorso ne richiami immediatamente un altro in una sorta di gioco contrappunti- stico che si adatta a qualunque for- ma, dalla poesia in prosa all'epi- gramma, dal sonetto all'elegia. In- dagando i rapporti tra storia, mito, e biografia si otterrebbe forse una chiave di lettura privilegiata per questi testi, potrebbe essere utile ad esempio scoprire il gioco delle tra- sfigurazioni tra la temerarietà di Medea e quella della brechtiana Anna Flint, tra la purezza del benja- miniano angelo senza fortuna e quella della bambina, alla quale il padre non sa se augurare "per amo- re, una morte precoce", o ancora tra la moglie morta suicida e i pen- sieri di Seneca mentre troppo lenta- mente "il sangue abbandonava il suo vecchio corpo". Questo volume costituisce dun- que un terreno quasi vergine per chi voglia capire come si organizzano nella poesia e nell'opera di Mùller i rapporti tra l'uomo, che si è eretto ad emblema di una insolubile con- traddizione della storia, che ha volu- to interpretare il tragico fallimento di un'utopia, i testi e le figure della tradizione così prepotentemente presenti, e un'idea di tradimento e di colpa radicata in alcune figure dell'infanzia: "Nell'uomoesiliato/è nascosto un bambino / che vuole morire". si. 8, PAG. 48 Abschied von Hemingway, Sofia 1969 Restaurant in der Vorstadt. Davor der Besitzer AlterChirurg, zwanzigjakre inDeutschland. Von dort Hat er sich eine Frau mitgebracht. Sie ist fleifig Fine trockene Deutsche, rennt herum Fiittert die Hiihner. Er trinkt Bier. Sein Haar Grau vor einem Jahr, ist weif geworden. Manche Dinge kommen wieder und manche nicht. Fùr die Touristen sieht er wie Hemingway aus. Im Herzen ein totes Deutschland, sitzt er Un ter der Sonne wie ein alter Schnee. Wenn er seine Augen aufheben wiirde Manchmal ùber sein Bierglas, kònnte er Die Stadt nach ihm greifen sehen, die grofie Schweijltrinkerin, und nach deralten Landschaft, die das Blut getrunken hat Der Sòhne des Volkes und seiner Feinde, die Hauptstadt Die immer gewachsen ist und noch wàchst, schnell Wie Gras, das neue Sofia mit dem Schwung der Spartakiaden, Beton gegen Melancholie. Aber er hebt seine Augen nicht auf Uber sein Bierglas, ein alter Mann ohneMeer. Mit seinem Traumfisch, er sucht ihn am Boden des Glases Aus dem er sein Bier trinkt, spielen die Kinder. Addio a Hemingway, Sofìa 1969 Un ristorante della periferia. Sulla soglia il proprietario Un vecchio chirurgo, vent'anni in Germania. Di lassù S'è portato a casa una moglie. E solerte Una secca tedesca, rapida si aggira Nutre i polli. Lui beve la birra. I suoi capelli Grigi un anno fa, si sono fatti bianchi. Vi sono cose che tornano e altre no. Per i turisti somiglia a Hemingway. Una morta Germania nel cuore, se ne sta Sotto il sole come vecchia neve. Se alzasse qualche volta gli occhi Dal suo bicchiere di birra, potrebbe Vedere la città, la grande bevitrice di sudore Che cerca di afferrarlo e di afferrare L'antica campagna, che ha bevuto il sangue dei figli del popolo e dei suoi nemici, la capitale Che sempre è cresciuta e ancora cresce, rapida Come l'erba, la nuova Sofia, con lo slancio Delle spartachiadi, cemento contro la malinconia Ma lui non alza gli occhi Dal suo bicchiere di birra, un vecchio uomo senza il mare. Con il pesce dei suoi sogni, lo cerca in fondo al bicchiere Dal quale beve la birra, giocano i bambini. Torso Die Briiste deine Augen sehn mich an Wie lang halt ICH den Blick aus ROSENKNOSPEN Wann stiirzt dein Torso mich in deinen Steinbruch Zu deinen Trùmmern Hanpt undArmen Hiinden Torso I seni i tuoi occhi mi guardano Quanto riuscirò IO a sostenere quello sguardo nato dai BOCCIOLI DI ROSA Quando mi precipiterà il tuo torso nella cava di pietra Presso le tue macerie testa e braccia e mani (trad. dal tedesco di Anna Ruchat) CONTINUANO LE ISCRIZIONI AL MASTER HOLDEN 98/99 Due anni di corso, giorno più giorno meno. Da ottobre a giugno, 5-6 ore di lezione al giorno, 5 giorni alla settimana. I posti disponibili quest'anno sono 35. Le borse di studio da assegnare sono 15. Non solo per chi vuole mettere alla prova il proprio talento di autore, ma anche per tutti coloro che desiderano trasformare curiosità e passione per il mondo della narrazione in formazione culturale e professionale. 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