SETTEMBRE 1997 Idei libri del mese N. 8, PAG. 25 schede Panta. Musica, a cura di Enrico Ghezzi, Bompiani, Milano 1996, pp. 421, Lit 26.000. Variopinta e - a tratti - straordinaria collezione di brevi scritti intorno alla musica, mesostici e poesie di musicisti, libretti per teatro musicale più la riproduzione di una partitura-disegno di Bussotti e quella di una letterina di Moe Tucker, dei Vel-vet Underground, che si dichiara onorato dell'invito a partecipare all'antologia ma rinuncia perché non saprebbe che cosa scrivere. Il tratto comune della stragrande maggioranza degli interventi è che sono molto poco significativi e, se non sai chi è colui che scrive, che musica inventa, qual è il suono della sua chitarra o della sua fisarmonica, non sei troppo invogliato a leggere le sue considerazioni estetiche o i suoi racconti metropolitani o le sue piccole poesie; e i profili finali, curati da Alessandro Achilli e Maria Pia Valdes, sono tracce, ma non possono risolvere il problema. D'altra parte per conoscere tutti gli autori, da Ingeborg Bachmann a Steve Beresford, da Eugene Chad-bourne a Chris Cutler, da Barry Gifford a Kim Gordon a Robin Hol-comb a Alien Ravenstine forse bisogna essere nati in qualche anno speciale, o forse bisogna essere Enrico Ghezzi. Va a finire che le cose intriganti sono quelle di Adorno e Laurie Anderson, Battiate e Bern-stein, Cage, Eno e Gainsbourg e Gillespie e Gould e Klemperer e Jagger, che, se non sempre hanno un loro spessore, quanto meno godono di riflesso dell'aura dell'autore. Ma così - ed è un peccato - alla fine del volume si ha l'impressione di avere avuto a che fare soltanto con musica già ascoltata. Nicola Campogrande Francesco Passadore, Franco Rossi, San Marco: vitalità di una tradizione. Il fondo musicale e la Cappella dal Settecento a oggi, Fondazione Levi, Venezia 1996, 4 voli., pp. 1634, Lit 290.000. Frutto di sette anni di lavoro, gli oltre quattro chili di quest'opera offrono una base indispensabile per qualunque ricerca sulla musica sacra a Venezia negli ultimi tre secoli. Oltre all'introduzione dei curatori e agli indici, il primo volume reca un contributo straordinario di Claudio Madricardo relativo a registrazioni e documenti sulla musica a San Marco conservati all'Archivio di Stato di Venezia; gli altri tre propongono la schedatura degli oltre duemilatrecento documenti (pezzi singoli, antologie, libri liturgici, materiali del fondo antico, stampe). Completato da 26 tavole in bianco e nero e a colori, il primo volume s'incarica d'offrire un quadro d'insieme di ardua ricomposizione, data la tendenza della materia a rivolare per ogni dove. La prefazione di Giulio Cattin sottolinea l'ampiezza del vuoto che lo sforzo congiunto di Passadore e Rossi aiuta a colmare (l'unico lavoro sistematico sull'argomento, intrapreso da Francesco Caffi a metà Ottocento, si arrestava alla caduta della Repubblica Serenissima). Gli autori sottolineano nella premessa la com- plessità del quadro storico, la dispersione delle fonti e i problemi connessi con la pluralità di destinazione iniziale delle composizioni (musiche per San Marco, musiche in San Marco benché create per altre sedi, veneziane e non, ecc.). La trascrizione, spesso integrale, di documenti sovente inediti permette di addentrarsi nei meccanismi di funzionamento di una delle massime istituzioni musicali italiane. I capitoli relativi a Due secoli di regolamenti dei musici, agli Organici della Cappella e alla Cronologia delle esecuzioni forniscono dati per decenni di studi e ricerche. Nove pagine di errata corrige dopo sette anni di fatica bastano da sole per dare un'idea di quanto lavoro attenda i musicologi con vocazione al sacrificio. Alberto Rizzuti Dallapiccola. Letture e prospettive. Una monografia a più voci, a cura di Mila De San-tis, Ricordi-Lim, Milano-Lucca 1997, pp. 500, Lit 40.000. Gli atti del convegno su Luigi Dallapiccola (1904-74), raccolti in volume e curati con finezza ed esperienza da Mila De Santis, rappresentano qualcosa di più di una raccolta di relazioni e sono quasi una monografia, come suggerisce il sottotitolo. Trattandosi di un musicista così vicino al presente si può individuare ancora un vantaggio in un ritratto a più mani: questo libro offre, infatti, una pluralità di affondi che da prospettive diverse attaccano i problemi centrali della personalità creativa e della produzione di Dallapiccola. Ventidue studiosi si dividono il compito di individuare l'impronta lasciata negli altri compositori e nella cultura in generale (Pie-trobelli, Santi, Nicolodi - con uno squisito saggio sul linguaggio di Dallapiccola saggista e critico musicale -, Berio e Sanguineti); di collocarlo nel contesto storico e musicale del Novecento (De Santi, Pe-stalozza e Mosch); di interpretarne l'universo compositivo (Michel, Philips, Aragona e Sablich); di dare una lettura delle opere teatrali, dal Volo di notte al Prigioniero, a\\'Ulisse (Alberti, Sperenzi, Trudu, Bernardo-ni e Boitani); di indagarne la ricezione e l'attualità (Kàmper, Borio, Mon-tecchi e Pinzauti). Conclude il volume uno squarcio su un aspetto poco noto: le musiche inedite per il lungometraggio di Luigi Rognoni dedicato all'affresco di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie a Milano, illustrato da Paola Tiziana De Simone e Roberto lliano. Nel contesto di un'editoria e di una cultura musicale che non mettono certo al primo posto le esperienze più avanzate del Novecento, l'esito df questa impresa, voluta e organizzata con grande energia intellettuale da Talia Pecker Berio (al momento del convegno direttrice del Centro studi Busoni di Empoli, istituto promotore del convegno), è sorprendente per la ricchezza degli inter-. venti, ma soprattutto per l'ampio spazio dato ai rilievi analitici, fondamentali per la comprensione di un compositore che ha esercitato un'influenza profonda sui compositori italiani del dopoguerra. Michela Garda La sinfonia dell'assicuratore di Carlo Migliaccio Charles E. Ives, Prima della sonata, a cura di Aloma Bardi, Marsilio, Venezia 1997, pp. 298, Lit 56.000. La figura artistica di Charles Ives (1874-1954) è tutt'oggi poco conosciuta, e la produzione musicale poco eseguita, nonostante sia uno dei compositori americani più interessanti e originali. Oggi però il lettore ha a disposizione in traduzione italiana alcuni importanti scritti, come i quattro saggi introduttivi a una delle sue composizioni principali, la Concord Sonata per pianoforte, del 1915. Sono testi a metà strada tra estetica musicale e filosofia, essendo tale sonata dedicata ai pensatori "trascendentalisti" americani di fine Ottocento, Emerson, Thoreau, Hawthorne e gli Alcott, dai quali il compositore ha tratto ispirazione. Affascinato dal loro idealismo mistico-panteistico, Ives volle realizzare la difficile scommessa di mettere in musica delle idee filosofiche, mentre gli scritti introduttivi avrebbero dovuto costituirne l'esplicazione teorica. Ovviamente non discutiamo qui sulla riuscita musicale di questo ambizioso progetto, che rimane pur sempre testimonianza di una personalità estremamente vivace, ricettiva rispetto a mille stimoli nonché pronta a sperimentare qualsiasi novità. Manifestiamo solo il timore che, alla lettura degli Es-says Before a Sonata, il potenziale ascoltatore possa scoraggiarsi e non affrontare la musica del compositore statunitense, facendosi l'errata convinzione che essa sia corrispondente alla prosa. Infatti, nessuno potrà fare a meno di notare - e non lo nascondono né la curatrice né Gianfranco Vinay, che ha firmato la prefazione - uno stile farraginoso e prolisso, l'enfasi incontrollata, l'impiego eccessivo di metafore, talora assurde, se non talmente ridicole da produrre umorismo involontario. Prendo un esempio fra molti. Parlando della filosofia di Alcott (il quale, sia detto tra parentesi, era un insegnante solito punire un incolpevole compagno di banco di un ragazzo cattivo, per dimostrare come il peccato possa coinvolgere anche l'innocente!), ecco cosa ci viene propinato: "Tutte le occupazioni materiali e spirituali dell'uomo, pur nella loro diversità, provengono da un'unica mente e da un'unica anima! Se egli sente che è presuntuoso sottoscrivere tutte le affermazioni precedenti per poi presentare - anche se non come dimostrazione di quelle affermazioni stesse - il lavoro delle sue mani, si ricordi chè un uomo non è sempre responsabile del porro che ha sul viso, né una ragazza dell'efflorescenza sulla guancia; e allorché usciranno una domenica per fare una passeggiata all'aria aperta, la gente li vedrà; loro però devono pur prendere un po' d'aria". Quanto poi alle cosiddette idee filosofiche, esse sono imperniate sul legittimo e pacifico dualismo tra "sostanza" e "maniera" che, mutando i termini, si riscontra spesso nel pensiero estetico di molti artisti e che può essere per esempio accostato alla celebre polarizzazione schònberghiana di "stile" e "idea". Si tratta in Ives di un'onesta distin- zione tra genio e talento, spirito e linguaggio, sincerità e menzogna che, pur se affrontate con una certa approssimazione, rimangono testimonianza di un'esigenza di purificazione stilistica e di trasgressivo antiaccademismo, tipici dell'epoca. Se si limitasse a ciò, il compositore americano potrebbe essere anche perdonato per avere inserito tra i "manieristi" nientemeno che Cajkovskij e Debussy (presumibilmente gli mancava allora una certa distanza critica). Il problema è che, in tutto il testo, quell'innocuo dualismo viene di volta in volta amplificato con la terminologia e i concetti confusionari che Ives mutua dai già citati "trascendentalisti", pertanto abbondano le Bellezze supreme e le perfette Verità, le Anime superiori, gli Assoluti, gli Infiniti e via dicendo fino a divini Misteri e Spiriti del mondo vari, in un miscuglio tra hegelismo e vitalismo, naturalismo ed ecologismo ante litteram, che non potrà far altro che gettare nello sconforto anche il lettore meno disincantato. Che poi la curatrice, nella sua postfazione, ci faccia passare questo calderone per una "consacrazione del molteplice" ci sembra quantomai sproporzionato. Quelli che invece appaiono meno spiacevoli, pur nella loro ingenuità, sono gli scritti, per così dire, economici e politici, che vengono inseriti nella prima parte del volume. Troviamo una guida per il buon assicuratore (Ives esercitò a lungo questa professione), o i criteri per la valutazione del cliente; e poi una serie di proposte, alcune rivolte - senza successo - al Presi- dente degli Stati Uniti, per l'emendamento della Costituzione federale, riguardo la possibilità di far accedere tutti cittadini alle decisioni del Congresso, tramite una scheda-questionario rivelativa. Al di là dell'evidente irrealizzabilità di una simile idea, che sarebbe piaciuta a molti utopisti della politica, da Rousseau a Pannella, ciò che sta alla base del progetto è l'auspicabile emancipazione dell'opinione pubblica dall'influenza dei partiti e dei gruppi di potere. L'idea viene ampiamente espressa nel saggio intitolato La maggioranza, la cui denuncia di un mondo dove le decisioni vengono prese solo da pochi dominanti privilegiati, senza tener conto dei molti dominati emarginati, dovrebbe ancora oggi far riflettere. Purtroppo, anche in questo caso, Ives inquina queste sue spontanee motivazioni con le solite espressioni enfatiche di derivazione trascen-dentalistica. E c'è da dire che il lavoro della traduttrice, per quanto assai meritorio nel decifrare i caotici manoscritti di Yale, non fa certo nulla per smussare le asperità e le pesantezze della scrittura. Comunque, detto questo, il lettore saprà sicuramente sfrondare quanto di sovraccarico si trova nella prosa e nel pensiero del geniale musicista-assicuratore, in modo da riuscire a cogliere quello che vi è di genuino e autentico, al di là delle sue fascinazioni e della sua oggettiva difficoltà di espressione: l'idea di una musica profondamente sentita, a livello anche emotivo, libera da condizionamenti formali e culturali; l'odio per le pedisseque ripetizioni e l'amore per la citazione creativa, anticipazione questa di tanto neoclassicismo europeo. Nonché la fiducia, estetica e politica, che un giorno non lontano scolari e minatori potranno fischiettare sia Beethoven che canzoni in quarti di tono. Un'utopia che viene espressa, anche questa volta, con toni inequivocabili: "Si avvicina il tempo, anche se non sarà nel corso della nostra vita, in cui la musica potrà sviluppare potenzialità adesso inconcepibili e diverrà un linguaggio di tale trascendenza che le sue più alte vette e le sue profondità saranno comuni a tutto il genere umano". m m ■L— ■bh sili ì-ffll Ascolta. C'è un universo bellissimo qui accanto. Andiamo. e.e. cummings mensile di cultura e spettacolo on-line