riNDICF ■■dei libri del mese|h SETTEMBRE 1997 Tolleranti con giudizio di Tommaso Greco Gian Paolo Prandstraller, Relativismo e fondamentalismo, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. XX-201, Lit 28.000. Andrea Riccardi, Intransigenza e modernità. La Chiesa cattolica verso il terzo millennio, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. 112, Lit 9.000. Che le democrazie liberali abbiano di fronte una nuova sfida, proveniente soprattutto dai paesi islamici, dopo quella giocata contro i paesi del socialismo reale, è ormai cosa drammaticamente risaputa. Che il fondamento filosofico dei sistemi democratici sia lo spirito di tolleranza e quindi un atteggiamento relativista, di contro a un integralismo che crea e giustifica sistemi autoritari di governo, è stato detto e ripetuto da molti. E però non si è mai ripetuto abbastanza che lo spirito di tolleranza è stato ed è conciliabile con un orizzonte di fede; che un credente, pur convinto della sua Verità, può accettare di convivere con altri che la negano, e anzi sottoporsi alle leggi approvate da una maggioranza in cui non si riconosce. L'alternativa tra relativismo e fondamentalismo nella versione proposta da Prandstraller, al contrario, è troppo netta, non conosce sfumature e adattamenti, che pure ci sono stati, come dimostra Riccardi nel suo breve libro. La tesi di Prandstraller è che il relativismo, inteso come "quella corrente di pensiero secondo cui la conoscenza umana non può penetrare la realtà in sé, come assoluto", si è affermato a tal punto da diventare, nell'ultimo quarto di secolo, "costume sociale, fatto pratico, mentalità". Tale successo sarebbe dimostrato da alcune convinzioni diffuse, quali il senso del limite nel compiere azioni, il sentimento della parzialità dei propri fini, la certezza che non esistano entità assolute. Nel volume vengono analizzate sia le origini filosofiche della mentalità relativistica (positivismo, evoluzionismo, pragmatismo, scuola di Yale), sia le conseguenze pratiche della sua diffusione, sul piano economico-sociale, politico, etico. Vengono presentate "idee cardinali di fine secolo" quali "pos- sibilità", "irreversibilità", "imprevedibilità", ecc., tutte affermatesi con la fine delle certezze ideologiche e facenti parte del bagaglio esistenziale "dell'uomo avanzato di fine secolo". Persa ogni possibilità di affidarsi a un senso estrinseco, unica prospettiva percorribile e legittima rimane quella dell'"autonomia": una nuova soluzione al problema del senso, che si pone in net- ta antitesi con le pretese unitarie e organicistiche del fondamentalismo. Al contrario di quest'ultimo, che si fonda su un concetto forte di identità, il relativismo fa propria e diffonde l'idea di differenza, ciò che lo rende compatibile, e anzi necessario, ai principi e ai meccanismi della democrazia. Prandstraller fotografa bene la realtà dell'uomo occidentale di oggi, le sue inquietudini, il suo navigare a vista nelle fluttuazioni incessanti dei rapporti economici e sociali. Lornisce anche, senza però portarli a svolgimento, alcuni modelli per interpretare il disagio di coloro che non riescono a stare al passo dei mutamenti, che non hanno sufficiente vitalità e creatività per ottenere il "riconoscimento" cui tutti aspiriamo e che viene concesso solo a chi riesce a essere abbastanza originale per attirare l'attenzione degli altri. E tuttavia, il tono dell'argomentazione denuncia un'adesione acritica dell'autore a un relativismo che, lungi dall'essere fonte di completa autodeterminazione per gli individui, appare troppo condizionato dall'evoluzione tecnico-scien-tifica e dalle modificazioni recenti del capitalismo mondiale. Baste- N. 8, PAG. 35 rebbe, un po' banalmente, rinviare alle cronache quotidiane per smentire la sensazione di benessere sociale che si respira nelle pagine di Prandstraller. Per non dire che molte interpretazioni di singoli fenomeni appaiono francamente lontane dalla realtà dei fatti. Per fare un esempio, l'umanizzazione dell'impresa, il maggior peso del fattore umano, che sarebbe un prodotto positivo della mentalità relativistica, non è affatto sintomo di un maggior rispetto per il valore dell'uomo, ma una richiesta di maggiore adesione all'ideologia dell'impresa. Si è verificato, cioè, quello che Marco Revelli ha defini to il passaggio dalla costrizione all' " appartenenza ". L'analisi del fondamentalismo è pertanto viziata all'origine a causa della prospettiva assunta dall'autore. A fronte di un relativismo che è senza certezze, abbiamo un fondamentalismo che rivendica la Certezza. Ma se è vero che gli atteggiamenti fondamentalisti sono legati a un qualche integralismo religioso che pretende per sé tutta la Verità, e hanno quindi il loro contrario nell'atteggiamento filosofico relativistico, è anche vero che in molti casi il fondamentalismo è stata l'unica risposta che alcuni popoli hanno potuto dare al processo di deculturazione imposto loro dal modello occidentale; una reazione, come ha ammesso Lukuyama, al fatto che "le società musulmane non riescono a conservare la propria dignità di fronte all'Occidente non musulmano". Si tratta quindi di trovare modelli di integrazione tra culture che non impongano la rinuncia alla propria identità. Ripercorrendo il cammino della Chiesa cattolica nel Novecento, tra slanci di rinnovamento e tentazioni tradizionalistiche ancora non del tutto scomparse, Riccardi dimostra che è possibile coniugare la fede con l'autonomia dell'individuo, che non è necessario negare la modernità per pronunciare il nome di Dio. Certo, al Vaticano è stato necessario adattarsi al "mercato delle religioni", cercare con sforzo il consenso dei fedeli. Ma è una prospettiva che richiede di convivere con l'altro e di accettarne le differenze. Tra il relativismo "assoluto" di Prandstraller, che prende a vessillo l'idea di differenza per ottenere alla fine un solo tipo di uomo, e il fondamentalismo da cui ci sentiamo minacciati, c'è una via di mezzo antica chiamata tolleranza. Anatomia di un Vangelo di Clementina Mazzucco Aldo BodraTO, Il vangelo delle meraviglie. Commento al vangelo di Marco, pre-sentaz. di Gianfranco Ravasi, Cittadella, Assisi (Pg) 1996, pp. 252, Lit 25.000. Questo libro non è "un altro commento" al vangelo di.Marco, anzi si può dire che costituisca per molti aspetti un contributo nuovo e venga incontro a esigenze che finora non hanno trovato adeguata soddisfazione. Sebbene numerosi e di gran mole, i commenti moderni a questo vangelo non sembrano infatti poter attirare il pubblico dei non specialisti. D'altra parte, la cultura spicciola dei quotidiani e delle riviste si è di recente focalizzata sul problema della datazione, grazie al clamore suscitato dalle ipotesi sul famoso frammento papiraceo rinvenuto nelle grotte di Qumran (705), che consentirebbe di anticipare notevolmente le date tradizionalmente fissate; ma lascia totalmente in ombra il contenuto e il senso dell'opera. Del resto, neppure i credenti che ascoltano le letture bibliche in chiesa hanno modo di accostarsi a una lettura unitaria e coerente dei vangeli, a causa della frammentarietà dei brani proposti alla riflessione. Ben vengano, dunque, studi che permettono finalmente di leggere un vangelo nella sua integrità e originalità, di seguirne l'impostazione e la finalità proprie. E indubbiamente di questo ha particolarmente bisogno il vangelo di Marco, che più degli altri ha sofferto, e ancora soffre, dell'abitudine di considerare globalmente i quattro vangeli, ed è stato spesso schiacciato dal confronto con i paralleli. La "riscoperta" moderna di Marco, in quanto vangelo più antico, primitivo, genuino, non è arrivata sempre a una rivalutazione anche teologica e letteraria del testo, anzi si può dire che abbia operato in senso opposto, per la preoccupazione di fare di Marco un raccoglitore e un redattore affidabile di detti e testimonianze. Bodrato attua invece una lettura che porta ad apprezzare la finezza del progetto, insieme letterario e teologico, di Marco. Per far questo, lascia da parte le disquisizioni tecniche ed erudite, presuppone, ma non impone, la conoscenza degli studi specialistici, e si concentra sul testo, seguendone passo passo i procedimenti narrativi, i richiami interni, le allusioni, scoprendo, e facendo scoprire, l'intenzione profonda dell'autore, quasi il suo stato d'animo di credente che avverte tutta la difficoltà e perfino l'"impossibilità" di credere. Un'importante chiave interpretativa egli trova nel particolare finale del vangelo di Marco, che, a differenza di tutti gli altri, si conclude non con apparizioni e raccomandazioni del Risorto, ma con la drammatica scena della tomba vuota e con il silenzio e la fuga delle donne di fronte all'annuncio della risurrezione fatto da un angelo (ma la tradizione successiva ha aggiunto vari finali e le edizioni e traduzioni correnti riportano, per lo più senza alcun segno di discontinuità, una di queste aggiunte, la cosiddetta "finale canonica", XVI, 9-20). La lettura di Bodrato cerca di interpretare il messaggio di Marco, l'inventore del genere letterario dei vangeli, alla luce di questo inconcepibile-e "modernissimo" finale, fatto di silenzio e di stupore, che permette di cogliere echi e spunti inattesi, eppure da sempre presenti in un testo per altri versi fin troppo noto e consumato dai commenti. Gilles Deleuze Differenza e ripetizione Un classico del pensiero contemporaneo, da molti anni introvabile Michel Foucault Malattia mentale e psicologia La follia, struttura fondamentale dell'esperienza umana G. Cecchin, G. Lane, W. Ray Verità e pregiudizi Un approccio sistemico alla psicoterapia Sergio Capranico Role-playing Manuale a uso di formatori e insegnanti R. Telleschi, G. Torre (a cura di) Il primo colloquio con l'adolescente Esperienze nei diversi contesti istituzionali Andrew Sims Introduzione alla psicopatologia descrittiva Una guida esauriente per tutti gli operatori della salute mentale J. Derrida, B. Stiegler Ecografie della televisione Il mondo è davvero diventato un villaggio \ globale?