Orologi a cucù e pessimi quadretti La finanziaria raccontata dal senatore Livesey L'isola del tesoro, capitoli 16-18: Jim è sull'isola e non può vedere - e quindi raccontare al lettore -ciò che succede sulla Hispaniola. Con abile mossa Stevenson risolve la difficoltà narratologica cedendo la parola al dottor Livesey, rimasto sull'Hispa-niola a contrastare l'ammutinamento. Dicembre 2006: al Senato, i destini della finanziaria sono decisi soprattutto in commissione bilancio. Perciò Populusque cede la penna a un senatore che ha partecipato ai lavori in commissione e che si firmerà "Senatore Livesey". L'insostenibile pesantezza della finanziaria: se ne parla ogni anno, dicendo che si vuole - e si deve -cambiare. L'anno seguente la vicenda si ripete, e le cose vanno un po' peggio. Fin da maggio il governo aveva fatto capire che sarebbe uscito dall'impasse del Senato sfruttando al massimo la finanziaria. I partiti della coalizione sono tanti, e quelli piccoli cercano visibilità. Ci sono singoli senatori - tutti in teoria, pochi di fatto - che, minacciando il non voto, cercano vantaggi per il proprio elettorato (in gergo sono i "marginali"). Forse questa volta si è toccato il fondo e si cambierà davvero: del resto, pare che le regole cambino più o meno ogni dieci anni. Si favoleggia della mitica semplicità del metodo inglese, ma più probabilmente poco ci si discosterà dal sistema francese, non tanto diverso dal nostro. competenza, alla commissione bilancio (che nel frattempo si dilunga in un'abbastanza inutile discussione generale). Poi la commissione bilancio, mentre il resto del Senato riposa, esamina tutta la legge finanziaria, articolo per articolo, comma per comma, emendamento per emendamento. Per questa occasione la commissione si sposta dalla consueta auletta nella più ampia aula della commissione difesa dove, forse per ragioni di sicurezza, i telefoni cellulari "non prendono". Le lunghe sedute avvengono quindi anche nell'isolamento dal mondo esterno. L'offerta di bevande e vettovaglie è parca, per non favorire facili battute ai giornalisti appostati. Si favoleggia che alla Camera la prassi sia diversa. Le poche senatrici che fanno parte della commissione assicurano che una finanziaria vale una settimana in uno dei più rinomati centri per il controllo del peso. Dato che ogni senatore può liberamente assistere alle sedute delle commissioni di cui non fa parte, vi sono spesso, quando si avvicinano i momenti decisivi, senatori di altre commissioni che ai lavori e seguono l'andamento dei propri emendamenti. Oltre ai ministri e sottosegretari competenti (Economia e finanze e Rapporti con il Parlamento), c'è un viavai di altri ministri e sottosegretari, attenti a controllare la "loro roba". Insomma, in quei giorni si ha la sensazione che sia stata portata lì, per qualche tempo, la stanza dei bottoni. In realtà le decisioni principali, di rilievo politico, vengono prese altrove: quest'anno in una serie di riunioni di maggioranza a vari livelli (allar- Quest'anno al Senato in seconda battuta La discussione delle finanziarie degli anni dispari comincia dalla Camera (quella per gli anni pari dal Senato). Quando la finanziaria 2007 è arrivata al Senato non è stata necessaria la consueta superciliosità da bicameralismo perfetto per capire che la situazione era quasi irrimediabile: 17 articoli diseguali e un articolo, il n. 18, che conteneva tutto il resto, cioè quelli che in origine erano 200 articoli: fusi in un grande emendamento su cui il governo aveva già alla Camera posto la fiducia, per ragioni di tempo - non per rischi di essere messo in minoranza. La discussione in commissione bilancio della Camera non si era conclusa e, senza spiegazioni convincenti, una serie di emendamenti approvati in quella commissione non era stata calata dal governo nel suo emendamentone. La discussione alla Camera era stata deludente per un pizzico di ostruzionismo dell'opposizione, per la confusione della maggioranza e per un profluvio di emendamenti governativi, presentati à gogo. Come e dove Il presidente della commissione bilancio, senatore Morando, ha cercato di raddrizzare le cose suggerendo alcune regole (nelle intenzioni proiettate anche negli anni futuri): termine di presentazione degli emendamenti fissato alla stessa data per il governo e i senatori: in altri termini il governo si è impegnato, sul piano politico, a rinunciare alla facoltà, riconosciuta dai regolamenti, di poter presentare emendamenti in qualsiasi momento; esame in commissione bilancio "bloccante": fiducia o non fiducia, né il governo né la maggioranza avrebbero introdotto nuovi emendamenti in aula. La commissione bilancio avrebbe dovuto in sostanza redigere la finanziaria, non soltanto "prepararla per l'aula". Prima di raccontare come è andata a finire descriverò i luoghi e i modi della discussione, facendo un po' il verso a Populusque. Nella prima parte del cammino tutte le commissioni presentano un parere, sulle parti di propria gate ai capigruppo di commissione o limitate ai capigruppo). Non si è mai trattato di riunioni pubbliche, ma in alcuni casi c'erano i giornalisti fuori dalla porta, il che limita di fatto la segretezza: non tutti i partecipanti alle riunioni rinunciano a parlare con la stampa, Le dichiarazioni non si rilasciano solo per acquistare visibilità: è un modo per forzare situazioni, per creare nell'opinione pubblica affidamenti che difficilmente poi possono essere disattesi. La cortina di carta Tornando alla commissione bilancio, la cosa più impressionante è la "cortina di carta": i testi della legge, le relazioni della ragioneria dello stato, i fascicoloni degli uffici studi e soprattutto gli oltre 4000 emendamenti del governo, del relatore e dei singoli senatori sono raccolti in 24 volumi di circa 400 pagine cadauno, in formato A4. Di ciascun volume arrivano nell'auletta una sessantina di copie: uno spaventoso muro di carta, disposto a semiciclo davanti alla presidenza. Ogni membro di commissione riceve la propria pila di volumi. Siccome le scalette che portano alle file superiori dell'emiciclo sono dei veri e propri trabocchetti, cadute e scivoloni sono frequenti: spesso gli scivoloni causano il crollo di pile di volumi di emendamenti. Il presidente giudica l'ammissibilità degli emendamenti, sulla base di regole preannunciate. Poi si sfogliano i libroni per illustrare i singoli emendamenti (o almeno i più rilevanti). Si sfogliano una seconda volta mentre si ascoltano i pareri del relatore e del governo, e un'ultima volta per discutere e votare ciascun emendamento. E un'attività immane: specie dopo alcune ore di seduta qualcuno si distrae, "perde il segno", chiede di tornare indietro. Nei dieci giorni di lavoro della commissione ci siamo limitati a esaminare circa un terzo dei libroni (i primi 17 articoli e una piccola parte dell'art. 18). Poi il tempo è scaduto: si doveva comunque andare in aula, dove la legge è arrivata, come già alla Camera, senza un compiuto esame della commissione: una cosa raramente o mai successa negli anni precedenti. Non mi dilungo su come sono andate le cose in aula. Perché non si è potuto discutere e approvare tutto in commissione? C'è stato un po' di ostruzionismo da parte dell'opposizione; non è chiaro se, qualora ci fosse stata la volontà comune di arrivare in fondo, ci si sarebbe riusciti. Sì, secondo la maggioranza; no, comunque, secondo l'opposizione. Peraltro l'emendamento del governo ha accolto quanto discusso e approvato fino a quel momento in commissione, oltre a materiale di origine governativa già presentato, e in parte discusso, al Senato e ad alcuni emendamenti delle commissioni e di singoli parlamentari sui quali il relatore si è espresso favorevolmente. Insomma: forse, forzando un po', si può dire che - nel bene e nel male - tutto ciò che è nella finanziaria ha avuto una sorta di timbro del Senato. Dal punto di vista della commissione bilancio né vittoria né sconfitta totale. Il grande fiume degli emendamenti La massa degli emendamenti può essere vista come un grande fiume (che alla fine si è impaludato). Ma da dove viene questo fiume? Il ramo principale è il governo, che presenta il testo della finanziaria e successivamente, sulla base di pentimenti e compromessi, aggiunge una serie - quest'anno imponente - di modifiche. Questo ramo principale ha, in superficie, affluenti più o meno importanti: le commissioni parlamentari presentano propri emendamenti, talvolta di maggioranza e talvolta condivisi da maggioranza e opposizione; quasi ogni parlamentare alimenta il suo ruscelletto: in qualche caso sperando nell'approvazione, in qualche altro per dimostrare ai propri elettori di averci provato. Ben più interessanti, e non sempre facilmente decifrabili, sono le sorgenti sotterranee: la principale - stranamente - è lo stesso governo; per meglio dire, si tratta di singoli componenti del governo che affidano a parlamentari la presentazione dei propri emendamenti. Può trattarsi di temi sui quali altri membri del governo non sono d'accordo, o di punti politicamente delicati. Poi ci sono lobby e gruppi di pressione: sindacati, organizzazioni professionali e simili che sfornano emendamenti bell'e pronti, ovviamente a tutela dei propri interessi. Ecco perché spesso opposizione e maggioranza presentano emendamenti identici. E adesso povero paese Il ministro dell'Economia e delle finanze è l'architetto della finanziaria: ha tenuto a chiarire che i muri maestri dell'edificio (le linee portanti contabili) sono rimasti alla fine tali e quali li aveva disegnati all'inizio. Ma in una casa anche l'arredamento ha la sua parte. E l'architetto ha lasciato mano quasi libera a più arredatori, quasi sempre di ispirazione divergente e quasi mai di buon gusto: l'edificio si è riempito di orologi a cucù, di trouvailles ideologiche, di quadretti pessimi di pittori amici degli arredatori. Funzionerà per il paese? non si può rispondere: anche perché, nonostante le apparenze, la finanziaria tocca solo la superficie dell'economia, difficilmente sposta i movimenti profondi. E un po' come una cerimonia di matrimonio: può essere fastosa o essenziale, elegante o pacchiana, bene o male organizzata. Spesso lascia malcontenti, perniali fra parenti. Magari fra i regali di nozze ce ne sono di non graditi e ne mancano di essenziali. Ma che rapporto c'è fra l'esito della cerimonia di nozze e l'esito del matrimonio? Senatore Livesey