Narratori italiani Immaginazione romantica di Roberto Gigliucci Francesco Domenico Guerrazzi STORIA DI UN MOSCONE Dello scrittore italiano a cura di Carlo A. Madrìgnani e Alessio Giannanti, pp. 206, € 18, Marini, Lecce 2006 "J a quiete non è vita. J—-Trapassare da una in altra vicenda, agitarsi incessante nel tripudio e nell'affanno, percuotere ed essere percosso, amare, odiare, ora angiolo, ora demonio, e verme e Dio... questa si chiama vita". E questo si chiama romanticismo. Romanticismo italiano risorgimentale e democratico, certo, estremista e antimanzoniano. E linguisticamente tutto pieno di latinismi, arcaismi, violenze e-spressive, anzi virulenze espressioniste che si pongono diametralmente all'opposto del realismo europeo ottocentesco, attingendo a un'astrazione concitata comunque sempre generosa. Stiamo parlando di Francesco Guerrazzi, e la citazione di apertura era tratta dalla prefazione al suo romanzo L'assedio di Firenze. Che scrittore è Guerrazzi? Irto, pazzesco, illeggibile, ma anche di successo, con L'assedio e La battaglia di Benevento soprattutto, fra gli anni venti e trenta del secolo diciannovesimo. Qui il byro-nismo, il gotico, il modello Scott, l'educazione classica e la destrutturazione romantica, l'obbligo pedagogico-politico e la descritti-vità convulsa, tutto questo e altro si mescolano in un tumultuario e spasmodico romanzare storico, molto distante dai nostri maggiori ottocenteschi, che siano Manzoni, Verdi, poi Verga. Tuttavia Guerrazzi non si esaurisce in questi prodotti affascinanti e repellenti insieme. Un secondo Guerrazzi è quello che interessa particolarmente la critica recente, un Guerrazzi sempre sopra le righe ma ironico, nutrito di sternismo, erratico e digressivo, morale e satirico, distanziante e pur sempre didattico. Il Guerrazzi dell 'Asino, del Buco nel muro, e anche di questi due scritti pubblicati ora da Manni per le cure di Alessio Giannanti e con l'introduzione di uno specialista come Carlo Ma-drignani, benemerito nell'editoria (non solo accademica) di narrativa dell'Ottocento. Si tratta di un racconto, anzi un dittico a due ante, Storia di un moscone (1858), e di un saggio militante, Dello scrittore italiano (1857); le vicende redazionali complesse di questi scritti sono ricostruite minuziosamente dal Giannanti nella nota al testo. Il Moscone è di materia corsa, narrando la vicenda di un bandito moderno e poi di un tirannicidio medievale; infatti fu scritto da FttmMo Damma* (jmw « Storia di un moscone Dello scrittore italiano Guerrazzi proprio nel periodo dell'esilio in Corsica, fra il 1853 e il 1856, e si affianca ad altri due romanzi legati alla storia dell'isola, la quasi eroicomica Torre di Nonza, uscita nel 1857, e il più celebre Pasquale Paoli, del 1860. Certo, il motivo libertario fieramente declinato in narratività corrusca e macabra rimanda al Guerrazzi più "popolare" dei precedenti romanzi, ma lo stile è decisamente imparentato con l'altro Ottocento italiano, quello dell'antiromanzo digressivo, ironico e sperimentale, la linea non manzoniana, insomma, così cara a critici diversi fra loro ma ugualmente imprescindibili come sono stati un Mazzacurati e un Contini. Il linguaggio del Moscone gioca con una lingua classicheggiante, arcaizzante e creativa costruendo un percorso accidentato e però sommamente ironico, nel senso della distanza non da un contenuto di verità e da una didassi, bensì da un esprimersi narrativo che sia di grado zero, elementare. Non si può stare in pianura, con la lingua di questo Guerrazzi, ma si deve osservare tutto sempre da un'altitudine straniarne e pure mai sfiduciata. Leggiamo l'attacco: "Come se avesse intelletto di amore, ogni stella, esultando veniva a fare omaggio della luce giulìa alla gloria del mattino, il quale accendeva tutto l'universo con un battere di palpebra" ecc. Due componenti risultano evidenti in modo mostruoso, l'allusività ironica (il danteschissimo "intelletto di amore") e il metaforeggiare iperbolico; "Dio mi perdoni la immaginazione barocca", scrive dopo poco l'autore. Si tratta appunto di dispositivi distanziami, ironici in senso tecnico, che Guerrazzi ormai adopera con una giocosità molto seria, giammai per demistificare l'umano, in cui crede sempre, anzi, per correre se mai alla fine del racconto verso un inno alla libertà, pagina di quelle che ci rendono caro uno scrittore così senza misura. Il saggio Dello scrittore italiano viene poi ripubblicato molto a ragione, giacché è un documento rilevante del gusto di Guerrazzi e di una generazione di letterati risorgimentali democratici; certo l'elemento che più fa chiasso e ci stimola è il paragone fra Byron e Leopardi, a tutto discapito di quest'ultimo. Se la disperazione leopardiana è sentita come infeconda e quindi statica e dannosa, mentre l'impeto byroniano è sempre attivo, ciò si deve a una concezione della letteratura che è granitica in Guerrazzi: la poesia deve animare l'individuo e non annichilirlo, deve celebrare "Religione, Patria, Famiglia": sì, pure religione, per uno scrittore antiateista e insieme anticlericale. "Le lettere prima di ogni altro indizio prenunciano il fine della barbarie". Il progressista Guerrazzi può far storcere il naso, ma certo lui nel consorzio umano come casa comune della libertà ci credeva e ci sperava davvero, senza falsificazioni. robertogigliucciStiscali.it R. Gigliucci è ricercatore di letteratura italiana all'Università "La Sapienza" di Roma Strampalati e svampiti di Cosma Siani Giuseppe Cassieri SCOMMESSE E ALTRI RACCONTI pp. 140, € 15, Manni, Lecce 2006 Gssieri celebra indefessa-lente il suo cinquanta-quattresimo anno di carriera letteraria all'insegna della terra di origine, la Puglia dei molti ritorni, della memoria continua, assottigliata e filtrata abilmente nelle sue narrazioni. È del 2006, infatti, una collana, gli "Ori del Gargano" -aspetti, fatti e personaggi del promontorio adriatico -, di cui è ideatore e meticoloso direttore per le edizioni brindisine di Sche-na (cfr. "L'Indice", 2006, n. 4); ed esce per l'editore leccese Manni una serie di narrazioni brevi, in parte inedite, in parte riprese e rimaneggiate, anche profondamente, dalla sua precedente silloge Un letto per dormire (Nuova Accademia, 1965) e per il resto qui raccolte da sedi varie dov'erano apparse e sparse. Nei tredici titoli presentati, il personaggio cassieriano per eccellenza è il protagonista del racconto eponimo, Scommesse, primo e più corposo: Francesco, pensionato da poco, in periodo di forzata inerzia per un incidente, su suggerimento del suo psicologo scrive appunti intorno alla propria esperienza e le proprie distonie: il suo ex lavoro in banca, la moglie separata, la compagna che lo abbandona per dissensi sull'amore verso i cani, e così via fino allo sviluppo di un macchinoso passatempo con due amici anch'essi in pensione - scommettere una posta in gioco su un aspetto imponderabile del quotidiano: salirà o no il controllore sull'autobus dove i tre volutamente viaggiano da portoghesi? Coglierà in fallo o no il designato dei tre? Riconoscibili le stramberie e i personaggi "candidi, strampalati, svampiti" (come suggerisce la quarta di copertina), tante volte messe da Cassieri al centro dell'ironia o parodia o satira: il segretario comunale di un paesino dell'alto Molise che a seguito d'una scorpacciata di fichidindia si blocca l'intestino per dieci giorni, e quando si sblocca porta un ex voto a sant'Eustachio; un appassionato archeologo che visita Eleusi e la grotta della divinità per ritrovarsi muso a muso con una capra; una recita al teatro romano che si mescola ai tic di alcuni spettatori e ai fuochi d'artificio della Premiata Ditta Capozzi. E così di seguito, per concludere con l'altro racconto consistente, il finale Italo canto 1970 (rimaneggiato da una precedente redazione), di più alto interesse rispetto agli altri per varietà di contenuto, sul filo tematico della musica leggera di consumo, e per la struttura: un assemblaggio di appunti di diario che nella studiata frammentarietà attingono una visione d'insieme che restituisce il clima degli anni settanta. Ritornano i tocchi d'autore, il tratto parco, senza cedimenti, le pennellate en passant, la sobrietà di sentimenti, appannaggio del Cassieri scrittore e osservatore snebbiato del reale. Ecco, ad assaggio: "In questo scirocco color tortora che inumidisce i nervi, l'anno si avvia a tramontare" {Italo canto 1970); "Clima d'incantesimo non potevo intanto negare, con quel sole accucciato sotto i tuoni e il mare così fermo da potersi tagliare con le cesoie" (La capra di Eleusi); "L'estate comincia a cigolare sui cardini, anche se vivrà dolci riverberi sino alla terza decade di ottobre, nelle settimane in cui aggrediscono naso e gola gli arrosti di cefali sulle griglie del Varano e le grasse carrube di Vieste secernono miele nei superstiti forni di campagna" (Il frutto interdetto). c.sianiStiscalinet.it C. Siani insegna lingua e traduzione all'Università di Cassino Gelo di affetti Belfaéor 367 «la più lìbera rivista italiana» «La Stampa» 29-11-2004 Luigi Russo dalla Nunziatella 1920 L'irregolare regime del mondo Alberi e paesaggio lombardo in Gadda Giancarlo Consonni Maria Zambrano ritratta da Alessandra Riccio • Napoléon Décret concernant l'Académie de Pise Luigi Russo 1946 La Scuola Normale liberata Salvatore Settis e Carlo Azeglio Ciampi 2006 De la méthode ■ Ciampi allievo di Pasquali Opera aperta all'opera Giorgio Melchiori Il Dottor House sfida Dio Gianfranco Corsini Mariolina Bertini Balzac in Italia Fascicolo 366 'Lo serpe' ovvero i due Basile dei fratelli Grimm Lucia Borghese Il 'Principe ' dei ghiribizzi, editore Malato Raffaele Ruggiero Belfagor Fondalo a Firenze da I .uitri Russo nel gennaio 1946 Rassegna di varia umanità diretta da Carlo Ferdinando Russo Sei fascicoli di 772 pagine, Euro 47,00 Estero Euro 83.00 Casa editrice Leo S. Olschki httD.//belfagor.olschki.it di Francesco Roat Gero Giglio BUNGEE JUMPING pp. 157, € 12, Marsilio, Venezia 2006 T Ta un avvio segnato da un ^patimento sordo e represso il secondo romanzo di Gero Giglio: "Piange Sole, e non prova dolore". Il primo personaggio che fa la sua comparsa nella narrazione è infatti una tredicenne che, nonostante il suo nome radioso, rivela sin dalle prime pagine vissuti cupi e un sentire umbratile e sofferto. La tormentano: la memoria di una madre morta ammazzata a colpi di pistola e il disamore con cui la crescono algidi nonni inclini a una pedagogia vessatoria nonché svalutativa. Ma pure il quattordicenne Tommy - "schivo e bellissimo" compagno di scuola della ragazzina - non sta meglio di Sole quanto a situazione familiare. I suoi non solo ne abusano sessualmente, ma lo costringono a prostituirsi insieme alla sorellina. Questo il perimetro relazionale che ingabbia i due protagonisti di una storia amara (ma dal finale dolce), le cui strade desolate l'autore fa incrociare. Nascerà da tale incontro la speranza in un rapporto del tutto diverso da quelli squallidi a pagamento che conosce il ragazzo o dalle cure a dir poco ostili che i nonni rivolgono alla nipotina. Ma non è facile evadere da certe carceri domestiche; e ambedue gli adolescenti, per farlo, pagheranno un prezzo altissimo, dovendo prima patire l'odio per approdare quindi all'amore. L'autore, con notevole partecipazione, sa calarsi con scioltezza nei panni dei due ragazzi, riuscendo a dar voce alle loro emozioni con una prosa insieme aspra e soave, narrandoci una storia a tratti efferata ma plausibile e attuale, come troppi recenti episodi di cronaca testimoniano. Altrettanto efficace, inoltre, è la modalità che fa scegliere a Sole e a Tommy per contrastare l'atmosfera di gelo affettivo che rischia di paralizzarli. Il ragazzo reagisce scrivendo testi di canzonette rap con cui sfoga la sua rabbia soffocata; la ragazza cerca invece di instaurare una sorta di dialogo postumo con la madre, colloquiando attraverso commenti che esprime riascoltando vecchi nastri di telefonate materne. Nel frattempo proseguono grandi e piccole violenze da una parte e dall'altra degli ambiti familiari. Ciò potrebbe preludere a un finale solo mortifero o luttuoso: non sarà così giacché il doppio volo suicida nel vuoto, che Giglio abilmente fa supporre al lettore, si risolverà in un catartico e liberatorio bungee dumping, salto con l'elastico. francescoroat@infinito.it F. Roat è scrittore e consulente editoriale