J N. 10 All'ora di pranzo di Michele Sisto A Trento anche chi non ha la parabola può vedere 3Sat (DreiSat), il canale satellitare messo insieme con i migliori programmi della tv tedesca, austriaca e svizzera. Così all'ora di pranzo, dopo aver fatto il solito zapping deprimente sulla tv postberlu-sconiana, mi sintonizzo. E tutto quello che ho visto in pochi giorni meriterebbe di essere tradotto e trasmesso da noi, così com'è. Elenco a caso: l'inchiesta sull'alimentazione e sui condizionamenti a cui gli istituti, pubblici e privati, che dovrebbero fornire le indicazioni in proposito sono sottoposti; il riepilogo telegiornalistico sulla guerra al terrorismo, con una versione dei fatti che potrebbe essere sottoscritta da qualunque lettore di "Carta", mentre metterebbe in serio imbarazzo il governo, per non dire dell'opposizione; ma soprattutto Literatur im Foyer, il programma letterario della Sudwestdeutsche Rundfunk, che dimostra con evidenza lampante come in tv si possa parlare di letteratura, e a lungo, senza suscitare il sonno della ragione o cadere sotto la ghigliottina del telecomando. In una recente puntata (fine agosto) Thea Dorn intervista Martin Walser a proposito del suo ultimo romanzo, Angstbliite (Fiori d'angoscia). Lo schema è incredibile per gli assuefatti all'italovisione: una donna giovane, intelligente e libera dal fastidioso complesso di Lilliput, per cui la nostra Serena Dan-dini si sente in dovere di rimpicciolirsi di fronte ai nostri Intellettuali ("i" maiuscola) di media stazza onde farli giganteggiare, incalza lo scrittore ("s" minuscola) ospite con domande non solo intelligenti e prive di piaggeria, ma meravigliosamente pertinenti al libro. Qualcosa del genere si è visto tempo fa in un'intervista barbarica di Daria Bignardi ad Arnoldo Foà, ma senza il libro; o a Salvatore Niffoi, ma per non più di dieci minuti. Qui invece si fa sul serio, fino a sfiorare i sessanta. Scenografia: un tavolo tondo, trasparente, vino rosso in grandi calici di cristallo, libri squadernati fitti di segnapagine; in penombra, sullo sfondo, il pubblico. Lui: ottantenne, abito grigio, folte sopracciglia e basette, sembra una VENT'ANNI IN CD-ROM Tutto il patrimonio prodotto dall'ottobre 1984 al dicembre 2004 è stato riversato nel nuovo cd-rom, che si propone come uno strumento di ricchezza straordinaria per ricerche, saggi, studi sulla produzione letteraria in Italia negli ultimi ventanni. Un ausilio indispensabile per biblioteche, università, istituti scolastici e studiosi del mercato editoriale, in un arco di tempo fra i più interessanti della nostra storia. Troverete recensioni e schede di libri — 27.000 titoli — con gli articoli, gli interventi, gli inediti e le rubriche che hanno animato le pagine del giornale, insieme ai ritratti di Tullio Pericoli e ai disegni di Franco Matticchio. Sono possibili tutti i tipi di ricerca: per autore, recensore, titolo, editore, anno di edizione, tipologia, argomento, annate e numeri del giornale. Completano l'archivio le notizie sui vincitori e le giurie delle diciassette edizioni del Premio Italo Calvino. (Windows 2000-ME-XP, Mac Os X lO.x). € 30,00 (€ 25,00 per gli abbonati) Per acquistarlo: tel. 011.6689823 abbonamenti @ lindice.com EditoriA versione edonista e autoironica del nostro Alberto Bevilacqua. Lei, che dimostra appena una trentina d'anni, in tailleur grigioscuro e stivaletto nero, ha i capelli di quel rosso elettrico e cupo ora in voga in Germania e le labbra affilate in un sorriso sardonico. Se si aggiunge che il romanzo è centrato sulla relazione tra un vecchio miliardario e una giovane attrice, si ha un'idea del grado di erotismo intellettuale implicito nella situazione. E evidente che i due non si piacciono e ben presto la conversazione evolve in schermaglia. La ragazza è decisa a conquistarsi il rispetto del vecchio libertino; lui deve vincere il disprezzo di lei. Walser, un tempo feroce fustigatore della Germania adenaue-riana, poi americanizzatosi, ce l'ha con i "miglioratori del mondo" che vivono solo di parole: fa l'elogio della passione di accumulare denaro ("E un'arte, dice, come scrivere, come dipingere") e loda per polemica Bill Gates, che attraverso la sua fondazione ha molto concretamente "restituito" alla collettività sette miliardi di dollari. In senso opposto incalza la giovanile intransigenza di Thea Dorn, che discute la dubbia moralità del protagonista Karl von Kahn e prende in giro lo scrittore, notoriamente di mano pesante, quando pretende di sottilizzare preferendo al cinematografico Sexszene (scena di sesso), da lei usato, il più tecnico, e tedesco, Geschlecht-sverkehr (rapporto sessuale). Ora lo coglie in contraddizione a pagina 44, dove Walser vorrebbe far dire al suo personaggio altro da quello che dice; altre volte è lei a trovarsi in difficoltà, rischiando di passare per ingenua: allora fa una smorfia ironica e solleva la mano, come a riconoscersi vinta; ma dopo un sorso di vino è pronta a una nuova stoccata. Alla fine è Walser ad ammettere il suo scarso senso del concreto e la sua predilezione per le proiezioni: "Non potremmo vivere un solo giorno senza di esse. Dalla realtà io sono completamente scollegato. Ma non voglio coinvolgerLa nelle mie cose". La stretta di mano, cordiale, con cui il duello si conclude è segno che i contendenti si sono mostrati all'altezza l'uno dell'altra. Thea Dorn volge gli occhi azzurri alla telecamera e congeda il pubblico con un consiglio: "Portatevi a letto un buon libro: i libri non russano". Uno show brillante, seducente, non banale. Un vero godimento per chi è abituato alle asfittiche clausure della raitiwù, dove la comparsata di un paio di professori sulla poltrona di Che tempo che fa scatena gli applausi dell'intellighenzia sedicente radicai Al di là delle Alpi si respira più liberamente: hanno ragione gli amici tedeschi quando lamentano, in Italia, di dover comprare lo "Spiegel" per sapere che cosa accade nel mondo. Negli anni sessanta Arbasino invitava a fare una gita a Chiasso per mettersi al corrente con la cultura del tempo; oggi dovremmo tutti orientare la parabola verso l'Europa. Mi si obietterà che uno spettacolo come quello visto su 3Sat può darsi soltanto in un mercato di cento milioni di potenziali lettori, in cui Suhrkamp e Hoffman & Campe possono permettersi di pubblicizzare i libri di Walser in questo modo. Ma anche noi abbiamo avuto il nostro Baricco, abbiamo il nostro Augias e Per un pugno di libri. E abbiamo anche di meglio: tre ore di Fahrenheit tutti i giorni su Ra-diotre. Foà, nell'intervista sopra ricordata, lamentava che in Italia non c'è più cultura, solo tette e culi. Non è esatto: la cultura c'è, e anche di qualità; quello che le manca è l'evidenza, sopraffatta com'è dal varietà politico e quiz-zoologico. Perché non affidare un foyer letterario a Carla Benedetti o a Loredana Lipperini? O a Silvia Ballestra, giusto per buttare lì qualche nome? In un paese dove la letteratura in tv ha fatto la fine del Maurizio Costanzo Show non sarebbe certo una rivoluzione, un passo nella direzione giusta sì. ■ Un c'è che allude a un non c'è di Anna Maria Carpi Hans Magnus Enzensberger e Alfonso Berardinelli CHE NOIA LA POESIA Pronto soccorso per lettori stressati pp. 157, € 16, Einaudi, Torino 2006 dedalus76@libero. it rro M. Sisto è dottorando in letterature comparate all'Università di Torino La critica fa parte dell'equilibrio biologico e la sua estinzione favorisce una crescita incontrollata di scrittori. La poesia, in particolare, sta vivendo un grande momento. La poesia non è impegnativa, si produce, contro la comune opinione, più facilmente della prosa, si può leggere a salto, nei ritagli di tempo e, forse è ora il suo vero vantaggio, si può farne manifestazioni pubbliche di varia misura dove la gente va volentieri a distrarsi - di-; <_L strarsi senza spesa, tant'è vero che applaude rJfjG qualsiasi cosa e se ne va senz'acquistare il libro né sul posto né poi. Inoltre la poesia, merce com'è, per molti sta ancora dentro un alone superstizioso: ecco perché si accettano anche testi di cui non si capisce un'acca. Insomma, che menzogna, si potrebbe dire. Ma i due amabili precettori hanno confezionato questo libretto contro la noia delle aule scolastiche o i commentari burocratici con cui si allontanano precocemente i giovani dalla poesia sostituendo alla "lettura" (sensibile, individuale corpo a corpo con il testo) il cosiddetto "studio". Enzensberger, con elegante omissione dei nomi dei colpevoli, cita due passi esilaranti, uno grintosissimo che verte su Soggetto e letterarietà, l'altro che va dritto dritto alla mistica dell'arte. Abbiamo davanti un piccolo manuale di liberazione della mente, con viaggio internazionale agevolato, tramite esempi, nella metrica e nei generi lirici (cose che anche gli studenti universitari ormai ignorano). Liberazione dal tabù della poesia per i tanti lettori di prosa che davanti a lei dicono non seguo, non capisco, non so come giudicarla. La poesia non è sacra, l'hai in te e intorno a te, dice il libretto, è un'onda che si leva dal vissuto e può apparire anche nelle filastrocche apprese nell'ir fanzia, nelle canzoni popolari, nei ritmi dei rapper. Alto e basso, serio e comico, rime o non rime, da Dante a Tasso, da Leopardi a Gozzano a Palazzeschi, agli scherzi di Jandl: poesia è però solo quando, a scavalco fra visivo o sonoro, v'è un c'è che allude a un non c'è: il poeta, "quando sente suonare, vede qualcosa che gli altri non vedono, perché è come se l'ottone diffondesse bagliori". E i timidi lettori vanno difesi anche dalla valanga di produttori di poesia che dalle avanguardie del Novecento ricavano ancor oggi un tutto è lecito e si effondono in versi liberi, in messaggi oscu-rissimi: di nuovo il sacro e l'intimidatorio. Dei due autori chiamerei Enzensberger l'illuminista e Berardinelli l'illuminato, e dopotutto è dai "lumi" che, citata da quest'ultimo, ci arriva anche la semplice idea di W.H. Austen nel saggio Leggere: "Il piacere è ben lungi dall'essere una guida critica infallibile: è però la meno ingannevole". La scrittura del manuale è delle più piane e belle che vi siano in circolazione (viene in mente Celan che diceva: la poesia è "un dono delle mani"). Berardinelli vi riprende anche il suo discorso, per nulla superato, su tradizione e modernità (basta con il mito di Ezra Pound!) e irride implicitamente anche alle due superstizioni dominanti fra gli addetti ai lavori: guai al "contenutismo" e, per amor del cielo, no alla distinzione fra "bello" e "brutto". Resta da capire di cosa si parla se il contenuto non deve avere peso e perché si sta a parlare, di letteratura, se non sono in gioco, chiamali come vuoi, il bello e il brutto. Dove si galleggia altrimenti, in un saggio accademico o in una recensione di giornale? ■ aeirainecarOunive. ìt A.M. Carpi insegna storia della lingua tedesca all'Università di Venezia