Autobiografìa contraffatta di Vittoria Martinetto Jaime Bayly L'URAGANO HA IL TUO NOME ed. orig. 2004, trad. dallo spagnolo di Angelo Morino e Antonio Torsello, pp 532, € 16, Selleria, Falerno 2006 Si potrebbe prendere in prestito da una recensione di Stefano Giovanardi a Troppi paradisi di Walter Siti la definizione di "autobiografia contraffatta" per descrivere questo romanzo dello scrittore peruviano Jaime Bayly pubblicato in Italia dopo Non dirlo a nessuno (Sellerio, 2003). Anche Angelo Morino, curatore del romanzo, parla del meccanismo di autofinzione insito in ogni autobiografia come di un lecito tentativo di correggere la banalità del quotidiano con tocchi di straordinario. Del resto, la citazione di Isherwood riportata da lui -"Qualsiasi cosa venga inventata su se stessi fa parte del proprio mito personale, e quindi è vera" - legittima tale gioco a rimpiattino fra realtà e invenzione inscenato in un testo cosiddetto autobiografico. Certo è che, per quanto finora è stato offerto al lettore italiano dell'ormai copiosa produzione narrativa di Bayly, si ha l'impressione che lo scrittore peruviano non faccia altro che raccontare se stesso, non riuscendo ad assumere un narratore che entri nei panni di personaggi diversissimi da lui, come se ignorasse - o forse sfidasse il concetto - che non esiste forma narrativa con più rischi di piattezza e ripetitività dell'autobiografia. In un certo senso, solo la preziosa postfazione di Morino riequilibra questa impressione, là dove spiega con pazienza e cronometrica precisione la storia di que- sti due romanzi scelti per la pubblicazione - fra altri di Bayly che pure hanno meritato premi letterari prestigiosi in Spagna - proprio per la loro stretta connessione, svelando un meccanismo tutt'altro che scontato, anzi ambiguamente affascinante, di inganni e rivelazioni, di effetti ottici e divertissement fatti di rimandi a date e nomi e situazioni veri come supporto ad altrettanti inventati. L'uragano ha il tuo nome è, a tutti gli effetti, la "historia secreta de una novela" che era, appunto, il primo romanzo di Bayly. Il rimando a Vargas Llo-sa è intenzionale, visto che il grande scrittore ha avuto parte determinante nel promuovere Non dirlo a nessuno, permettendo al presentatore e giornalista televisivo Jaime Bayly di accedere al tanto agognato olimpo dei letterati. L'uragano ha il tuo nome si presenta infatti con la veste di un vero e proprio romanzo di formazione, dove il resoconto di una complessa vicenda amorosa è necessariamente intrecciato alla travagliata ricerca di uno sbocco per le aspirazioni artistico letterarie del protagonista. Gabriel Barrios narra in prima persona il dramma di sentirsi attratto da un uomo, Sebastiàn, pur essendosi innamorato di una donna, Sofìa, e di come sia possibile trascinare questo dilemma insoluto per anni decina), avvenimenti (un (una matrimonio, una separazione, una figlia, un esordio come scrittore) e confini geografici (la fuga dall'aborrita Lima, città omofoba e provinciale, verso le scintillanti metropoli liberali degli Stati Uniti). Quanto al lettore, è un dilemma che deve reggere per ben cinquecentotto pagine e non è detto che ci riesca, malgrado il miraggio di un'eventuale soluzione lo risucchino irresistibilmente verso il finale. Che la scrittura abbia avuto, nel caso di questo affermatissi-mo autore peruviano, una funzione catartica, lo dice apertamente lui stesso. E anche evidente, come è sottolineato nella postfazione in merito ai romanzi che intercorrono fra Non dirlo a nessuno (1994) e L'uragano ha il LA FONDAZIONE ISTITUTO PIEMONTESE ANTONIO GRAMSCI onlus con il Patrocinio della Città di Torino BANDISCE IL PREMIO INTERNAZIONALE GIUSEPPE SORMANI PER UN'OPERA SU ANTONIO GRAMSCI SECONDA EDIZIONE 2007 Giuria: Aldo Agosti (presidente), Angelo d'Orsi, Romano Luperini, Robert Paris, Massimo Salvadori, Donald Sassoon, Franco Sbarberi. "Possono concorrere le opere a stampa di autori italiani e stranieri (in lingua originale) a carattere scientifico, edite nel 2004, 2005 e 2006, riguardanti il pensiero, la vita, l'opera di Antonio Gramsci, l'influenza attuale del suo pensiero". Le opere dovranno essere inviate alla Fondazione entro il 30 maggio 2007. maggiori informazioni e il bando completo sono reperibili sul sito: www.gramscitorino.it In oppure possono essere richiesti alla Segreteria: Fondazione Istituto piemontese A. Gramsci Via Vanchiglia, 3 10124 Torino (Italia) tel. 0039.011 83 95 402 e-mail: segreteria@gramscitorino.it Letterature tuo nome (2004), che l'opera di Bayly ruota ossessivamente intorno al tema dell'assunzione e rivendicazione dell'omosessualità come legittima modalità del vivere. Fin qui tutto bene e comprensibile. Al tempo stesso, però, si ha la sensazione che una confessione così autoflagellato-ria della propria debolezza -quasi il leitmotiv del romanzo -malceli un senso di colpa in parte ancora irrisolto, forse un conto tuttora aperto con la cultura di provenienza e l'educazione familiare (così ben illustrata nel primo romanzo e reiterata in questo, dalla descrizione di un padre violento e machista e di una madre ottusamente devota all'Opus dei). Non ci viene risparmiato, infatti, nessun dettaglio del comportamento contraddittorio e delle lotte interiori di Gabriel Barrios, alias Jaime Bayly, derivanti da quella che definisce - in modo fin troppo tassativo - la sua "bisessualità", così annullando ogni lecito dubbio scientifico sull'esistenza di tale orientamento sessuale. Alle descrizioni dei ripetuti e infuocati rapporti sessuali con Sofia fanno da contrappunto riflessioni come queste: "Il problema è che non posso essere l'uomo che lei vorrebbe. Come posso smettere di essere gay? Come posso eliminare dalla mia testa quelle fantasie che turbano le mie notti? Non lo so, credo di essere condannato a rimanere un mezzo frocio tutta la vita anche se a lei dà fastidio". Lungo tutto il testo il lettore assiste sbalordito a momenti di incoerenza talmente esasperata e a confessioni di una sincerità così iperrealistica, da rendere il protagonista letterariamente irritante, a dir poco inverosimile. Eppure mai come in questo caso ci vengono offerti indizi, se pur mascherati ad arte, per far coincidere il nome dell'autore in copertina con quello di chi dice "io", non ultimo un nome di donna cui è dedicato L'uragano ha il tuo nome. Si tratta di quella figlia non abortita - Ca-mila nella realtà, Maria Grada nella finzione - che evidentemente gli ha permesso di non abortire le sue aspirazioni di scrittore, insegnandogli ad amare al di là e al di sopra delle ambiguità e delle contraddizioni su cui ha tenuto in bilico metà della sua esistenza: "Diventerò padre e pure scrittore. Affanculo mia madre, mia moglie, mia suocera, mio padre, i miei fratelli, mio cognato e tutti i finocchi repressi dell'Opus dei". Anche questo, salvate le distanze e in modo meno rivoluzionario ed eterodosso di quanto la crudezza delle parole possa suggerire, rimanda, in fondo, a quei finali assolutori cui la tradizione del Bildungsroman ci ha abituati, con una felicità che trionfa senza compromessi e, se necessario, al prezzo di guerre e di rivoluzioni, ma che è il sintomo soggettivo di una socializzazione oggettivamente compiutasi, e al contempo la fine della formazione nonché del romanzo che la racconta. ■ vittoria.martinetto@alice.it Vincere il caso con la parola di Anna Maria Carpi Gottfried Benn LETTERE A OELZE 1932-1945 ed. orig. 1977-80, a cura di Amelia Valtolina, Harald Steinhagen pp 417, €30, Adelphi, Milano 2006 Ottimamente tradotto da Giancarlo Russo e Amelia Valtolina e ottimamente postfato e annotato da quest'ultima, il volume offre una larghissima scelta delle 292 lettere che Benn (1886-1956) scrisse all'amico F. W.??? Oelze fra il 1932 e il 1945. Il carteggio prosegue per un totale di 749 lettere fino alla morte di Benn nel 1956 e l'edizione tedesca (Limes, 1977-80) consta di tre volumi, con una prefazione di Oelze stesso che sarebbe forse valsa la pena di riprodurre. Se Benn poco prima di morire decise di dare queste sue lettere alle stampe, Oelze (1891-1977) vietò invece la pubblicazione delle proprie, che rimangono consultabili solo negli archivi di Marbach -quelle salvate, dato che parecchie furono distrutte da Benn stesso per espressa volontà del mittente nel '36 in vista di una possibile irruzione della Gesta-po e poi nel '45 sotto l'incubo dell'avanzata dei russi. Un riserbo da signore qual era personaggio, facoltoso indù striale di Brema, fisico longili neo, vestito con eleganza ingle se e cultore di Nietzsche e Goethe. In questa singolare amicizia tra il poeta e l'uomo di mondo - che Benn chiamava figura "al confine fra realtà e immaginazione" e scherzosamente suo "committente" - vigeva una tacita spartizione di ruoli: Benn, basso, tendente alla pinguedine, figlio di un pastore protestante di provincia, socialmente sempre "un demimonde" (come ritrae se stesso, non senza civetteria, nell'autobiografico Doppia vita), aveva sul gentiluomo anseatico la superiorità del genio e della fama; Oelze godeva in cambio dell'immensa lusinga dell'intimità con un grande del suo tempo. Negli anni durissimi deU'"emigrazio-ne interna", in cui Benn campa pressoché isolato e in incognito, lontano da Berlino, come il di V. Martinetto insegna lingua e letteratura ispanoamericana all'Università di Torino medico nella Wehrmacht, il carteggio con Oelze è il suo ossigeno spirituale, ma Oelze resta, lungo un quarto di secolo, il suo interlocutore per eccellenza, il vero compagno di questo nichilista nietzscheano, misogino tenero e sulfureo che denigra le donne ma ne ha sempre una o più d'una alla volta, negativo anche sui progressi delle scienze, avverso all'astro fulgente di Rilke e, con poche eccezioni, agli psicologismi individualistici del romanzo ottocentesco. Benn gli manda i suoi scritti, commenta gli eventi storici, parla delle proprie letture -aspetto, questo, del carteggio che illumina magnificamente gusti e cultura del poeta -, gli espone fino a certi risvolti an-cillari della vita amorosa le difficoltà contingenti, e svolge a più riprese i temi che conosciamo anche dagli scritti ufficiali e che si possono qui riassumere in ostilità per la società di massa e il conformismo borghese e la pursuit of happiness comune a entrambi. C'è in lui, sempre scrupolosamente up to date come medico e instancabile soccorritore dei sofferenti fra le rovine di Berlino nel '45, un molteplice rigore radicato nel protestantesimo, nella tradizione militare prussiana e nella passione per l'antichità classica. Eppure dice bene Oelze quando parla dell'"alta affettività" e dell'"unico grande lirismo" della sua opera, e altrettanto bene dove riassume la religione benniana dell'arte nella formula mallarmeana "le hasard vaincu mot par mot" (il caso vinto parola per parola). La lettura di queste lettere -laboratorio del coevo fare poetico di Benn - è affascinante. C'è tuttavia da domandarsi a quale pubblico sia destinato il volume Adelphi. Conoscitori e specialisti utilizzano l'originale e non un'edizione italiana non completa: gli altri lettori non so se, volendo conoscere Benn, non preferiscano dare la precedenza alle opere anziché a queste lettere, di cui si attende fra l'altro un secondo volume anche più spesso. A meno che il progetto, con buona pace della filologia, non sia di farla breve con gli anni 1945-56 che mostrano Benn nella gloria del suo come back postbellico e, assurto a nume nazionale e ormai al di sopra dello scandalo della sua breve, aberrante adesione al nazismo fra il '33 e il '34. In ogni caso, perché non si è data la precedenza alle pròse brevi o meglio agli esperimenti teatrali, le "scene" da lui composte, significativamente, in due riprese, da giovane e da vecchio, fra il '14 e il '17 e fra il '49 e il '52? ■ aemmecargunive.it A.M. Carpi insegna storia della lingua tedesca all'Università di Venezia Per lettori navigati www.lindice.com