N. 3 Passione di realtà di Maria Nadotti Marisa Bulgheroni UN SALUTO ATTRAVERSO LE STELLE pp. 250, €17, Mondadori, Milano 2007 scrive 1 autrice - Partiamo dalla fine per collocare il romanzo di Marisa Bulgheroni, il primo nella sua lunga carriera di americanista e studiosa dell'opera di Emily Dickinson. Si tratta di una nota e arriva a sigillare duecentocinquanta pagine colme della opprimente irreversibilità della grande storia e della mutevole trama delle storie intime e private, e dei destini individuali. "Questo romanzo è nato dalle ceneri di un'autobiografia -quando il guscio dell' io si e spaccato e si è aperto a più voci, a più vicende, a narrazioni molteplici". Quando la memoria - si potrebbe aggiungere - si è convertita in visione e ha saputo proiettarsi dal passato al futuro e unire in un'unica, fluida temporalità, i comparti separati e incomunicanti dell'allora e dell'oggi e dei possibili domani. Al centro di una narrazione che, a dispetto del risvolto di copertina mondadoriano, evoca più i sibili di spada dei "tre moschettieri" di Dumas che le vicende delle piccole donne di Louisa May Alcott, troviamo Isabella, eroina di un romanzo che sarebbe un errore definire solo di formazione. Diciassettenne all'epoca in cui l'autrice la prende per mano e la accompagna nel suo apprendistato di adolescente borghese nell'Italia fascista del secolo scorso, con uno scarto immediato Isabella si ri-posiziona rispetto ai cliché di genere dell'epoca, trasformandosi in soggetto rimemorante e profetico e al contempo in protagonista incontrastata di un romanzo politico ancor prima che storico. Stratificate come rocce a lungo esposte ai capricci della natura, levigate come le pietre di un torrente dal corso impetuoso che a tratti si fa fiume carsico e scompare, le pagine di Bulgheroni rispondono infatti a un progetto narrativo (e riflessivo) complesso. In Un saluto attraverso le stelle il desiderio di racconto non nasce dall'impulso a inventare, bensì da un manzoniana passione di realtà che spinge a rinvenire, indagare, ricostruire, misurare la forza del ricordo con il filo della sua contraddittorietà. L'autrice sceglie di affrontare la prova del fuoco di una memoria familiare spezzata, macchiata di inimicizia e risentimento. E una memoria privata, certo. Ma è anche la memoria di questo no- ifliìma butterati* un saluto attraoiìrso (e stetln stro paese, tuttora segnato da una mancata elaborazione di contrasti antichi, irriconciliabi-li se non appunto attraverso un atto di nominazione e di anamnesi, che sappia ammettere che la storia non è solo un susseguirsi di eventi, ma anche "un insieme di sogni, di illusioni, di progetti mancati". Inevitabilmente contraddittori, capaci di sabotare dall'interno i vincoli familiari, di polverizzare gli affetti. "Io, Isabella", come dichiara più volte l'autrice in pagine vergate in un corsivo graffante, assumendo spavaldamente su di sé il duplice carico del testimone e della prima persona singolare femminile, non si limita tuttavia a rivolgere lo sguardo all'in dietro. I "danni di guerra" le interessano perché sono la materia di cui sono fatti i nostri sogni o i nostri incubi di contemporanei, perché la profezia - grande tema dickinsoniano che percorre l'intero romanzo - non sta nel vaticinio, ma nella decifrazione dell'oggi, nell'interpretazione di ciò che accade o è già accaduto. All'attrito di queste due dimensioni temporali, passato e futuro, al loro abbraccio potenzialmente mortifero, chi è qui ora può sottrarsi solo attraverso una modalità vigile e visionaria, praticando l'arte connettiva e solo all'apparenza incostante della mobilità. Nello spazio, nel tempo e nelle relazioni. La scrittura, per Bulgheroni, è questo: un andare instancabilmente a vedere che cosa si nasconde dietro i paesaggi più idilliaci, la retorica dei rapporti felici, "i decaloghi e i tabù" che si accompagnano alle diverse epoche e si allungano su quelle successive, insidiandole. Scrivere - non a caso la vocazione di Isabella, che ne farà uno strumento di salvazione per sé e per gli altri - è dunque un atto che va al di là della trasgressione. Sottoponendo il mondo reale alla prova del vento e del fuoco, consente di trattenere quel pulviscolo d'oro che è l'esile traccia della verità e di offrirlo senza rituali non solo alle generazioni che verranno, ma anche a quelle che sono venute e a noi stessi, di farci insomma da padri e da madri e di liberarci di solitudine e rimorsi. Tagliata dai paesaggi liquidi e ventosi di una Lombardia lacustre descritta con la precisione nitida e sensuale che solo la memoria affettiva del corpo può generare, la prosa di Un saluto attraverso le stelle si illumina di poesia, invitandoci attraverso misteriosi e giocosi rimandi interni a snidare i maestri, gli amici e gli ispiratori dell' autrice, davvero apprendista del sogno. ■ Narratori italiani Una parola che non serve di Maria Vittoria Vittori Marco Baliani L'AMORE BUONO pp. 222, € 14,50, Rizzoli, Milano 2006 Il tempo di aprire il libro, e ci si trova di colpo immersi in una corrente di racconti e di leggende che scorre veloce: è una storia che fin dall'incipit incalza il lettore, questa di Marco Baliani. Ci troviamo a Laikipia, una specie di santuario della natura creato da Kuki Gallmann in Kenya: e quell'impetuoso flusso di parole è prodotto da un gruppo di ragazzi di Nairobi, alcuni dei quali hanno già partecipato al primo spettacolo teatrale di Baliani, Pinocchio nero. Il regista è tornato in Africa, accom-pagnato da un gruppo di musicisti e danzatori, con un progetto più complesso e di drammatica attualità: mettere in scena l'amore e il sesso al tempo dell'Aids, che in Kenya uccide cinquecento persone al giorno. Ma con quali modalità, con quali linguaggi affrontare un argomento così impegnativo? Con umiltà e tenacia Baliani ci prova e questo libro, L'amore buono (Ma-penzi tamu in kiswahili) è l'emozionante diario di bordo del viaggio compiuto insieme a questi ragazzi di strada. Un viaggio che acquista subito una duplice dimensione: esteriore, che rende conto delle dimensioni spazio-temporali in cui s'inscrive il progetto, e interiore, che rende conto delle diffidenze, dei passi falsi, dell'evolversi di una reciproca modificazione. Al varco attendono le contraddizioni legate alla natura stessa dell'Africa, terra delle sconfinate aperture che sgomentano l'individuo - come capita a Baliani di fronte all'"immensa soverchian-te" Rift Valley - e delle miserabili ristrettezze degli slum; terra dove si affiancano il tempo maestoso della natura, dilatato al punto da sembrare immobile, e quello breve degli esseri umani che qui, molto più che in altri luoghi, appare fragile, continuamente a rischio. Ma la contraddizione più lacerante è nella natura stessa del virus dell'Aids, che inietta la morte proprio mentre si ama, quando la vita sembra cioè al massimo della sua espansione. E qui che Baliani convoglia le sue energie, nell'intento di far toccare ai ragazzi non solo con la mente, ma con tutto il loro corpo, il mortale abbraccio di questa contraddizione. www.lindice.com ...aria nuova nel mondo dei libri ! Kajohn, Moa, Commando, Michael, Evans e gli altri credono di sapere molto di sesso, ma la loro esperienza è modellata su approcci sbrigativi, su stereotipati pregiudizi intorno al condom; dell'amore poco o niente possono sapere perché è vero che "quando la povertà entra dalla porta, l'amore scappa dalla finestra", come è scritto in una baracca di Nairobi. Serve a ben poco la parola, in una situazione come questa: è solo dal lavoro sul corpo, e sulla sua sensibilità, che un possibile percorso può prendere forma. Attraverso le risorse della mimica, dell'hip-hop con cui questi ragazzi hanno un intimo affiatamento, delle parole messe in musica e dunque solubili nel ritmo del corpo - ma anche attraverso il coraggio di ragazze come Nancy, che per la prima volta apertamente dichiarano ciò che provano e pensano - la sensibilità si acuisce, gli stereotipi sbiadiscono, idee nuove si affacciano. Verso la fine di questo percorso formativo Baliani inserisce il resoconto di un viaggio recentemente compiuto nel nord dell'Uganda, tra ex ragazzi guerriglieri. E non potrebbe esserci contrasto più affilato e dolente tra il loro sguardo opaco, lo sguardo che si è bruciato per aver dovuto vedere troppo, e quella nuova luce che si sta profilando negli occhi dei suoi ragazzi di strada, accesi da un progetto da realizzare. Superate diffidenze e incomprensioni, arriva il momento in cui capirsi diventa più facile. A Baliani è venuta l'idea di comporre una canzone in cui il mondo degli umani è osservato dai babbuini. Kajohn e gli altri si rifiutano di interpretarne il ruolo, perché "i babbuini sono gli animali più stupidi che esistano": ma quando intuiscono l'efficacia espressiva di far valutare gli esseri umani che praticano un sesso rischioso - come loro, prima, e come ancora tanti, in Africa e nel mondo - dallo sguardo critico di animali "stupidi", allora l'accettazione è entusiastica. Totale. Ed è nella scena rituale di fine spettacolo, in cui l'uno passa all'altro un preservativo, consegnandogli la propria esperienza e il proprio gruzzolo di comprensione, che per la prima volta affiorano perdite e lutti vissuti in prima persona, a dimostrare con ogni evidenza che un vero e autentico rapporto si è creato. Un rapporto tra la loro facciata sociale, il ruolo di duri in cui erano imprigionati e la loro interiorità; tra loro stessi e il regista, che ne viene profondamente rinnovato. Perché ha questo di particolare l'idea di teatro praticata da Baliani: che "s'incastra con la vita vera". Un teatro maieutico, certamente soggetto al rischio d'incagliarsi in difficoltà e contraddizioni, ma capace di indurre i suoi protagonisti a mettere al mondo una consapevolezza nuova. ■ mv.vittori@tiscali.it M.V, Vittori è insegnante Intensificazione della vita di Leandro Piantini Eraldo Affinati COMPAGNI SEGRETI Storie di viaggi, bombe e scrittori pp. 376, € 18,50, Fandango, Roma 2006 Nel suo ultimo libro Affinati non cerca risposte alle domande impegnative che si pone, quando parla di Edgar Lawrence Doctorow o degli autori che sono al centro della sua indagine. Questo libro inusuale racconta, piuttosto, cronache avvincenti tratte dalla storia tormentata del Novecento e dalla grande narrativa mondiale contemporanea. Di scrittori italiani nel libro di Affinati c'è soltanto Mario Rigoni Stern, che gli è amico, e di cui rievoca un incontro avvenuto sull'altipiano di Asiago, luogo tragicamente segnato dai due conflitti mondiali del secolo scorso, eventi di cui i due amici parlano per trarne conforto a ben sperare nel futuro. In questo libro denso ed elaborato, in cui Affinati ha raccolto saggi e articoli usciti su vari giornali, si parla di molte cose importanti. I reportage sui luoghi visitati si alternano ai saggi letterari. L'autore ha scoperto di avere dei "compagni segreti", scrittori di cui condivide le passioni conoscitive, gli interessi storici, i percorsi etici e culturali. Con intelligenza e passione storica, e dimostrando di avere le qualità che si richiedono a un critico, l'autore penetra nei libri che ama e così costruisce un racconto trascinante di storie di vita, di eroismi, di guerre e di tragedie, e insieme disegna una specie di mappa delle tendenze più significative presenti oggi sulla scena mondiale della letteratura. "La letteramra è (...) una intensificazione della vita", "la letteratura insegna a vedere, non è una medicina". Questo libro, che sembra avere molte affinità con il modo in cui Claudio Magris racconta da decenni la grande narrativa del Novecento, testimonia dell'amore che l'autore ha per la narrativa che sa raccontare i momenti epici e drammatici della storia, per quelle opere, uscite un po' dovunque, ma soprattutto in America, in Russia e in Germania (e poco purtroppo in Italia), che ci fanno "sentir battere il polso della nostra epoca". I luoghi deputati di questo affascinante racconto sono Hiroshima, Stalingrado, Cassino, Berlino, la Normandia, la Jàsmaja Poljaana di Tolstoj, il gulag sovietico della Kolyma di Salamov, la Francia del processo al collaborazionista Papon. E la galleria degli scrittori esaminati comprende Hemingway e Pasternak, Mal-colm Lowry e Philip Roth, Dur-renmatt, Don DeLillo, Alice Munro, Yehoshua, Coetzee, Haddon, Boll e tanti altri protagonisti del romanzo e della cultura degli ultimi cinquant'anni. ■