Il favoloso delle origini di Mario Porro Classici Jorge Luis Borges IL LIBRO DEGLI ESSERI IMMAGINARI ed. orig. 1967, a cura di Tommaso Scarano, trad. dallo spagnolo di Ilide Carmignani, pp 261, € 18,50, Adelphi, Milano 2006 Dieci anni dopo aver dato alle stampe, nel 1957, il Manuale di zoologia fantastica, scritto con la collaborazione di Margarita Guerrero, Borges decide di ampliarlo aggiungendo alle ottantadue voci originarie trentaquattro nuovi capitoli. Nasce così II libro degli esseri immaginari, che ora Adelphi propone per la prima volta nella sua versione integrale. Nella nota introduttiva del Manuale, il traduttore Franco Lucentini così presentava Borges: "Storico e filologo di mondi immaginari, biografo attento di personaggi mai esistiti e scrupoloso commentatore di opere mai scritte, c'era bene da aspettarsi che Jorge Luis Borges diventasse anche il Cuvier della zoologia fantastica". Il lettore di Finzioni o di L'a-leph nel Libro degli esseri immaginari ritrova figure note, in primo luogo il Minotauro, abitatore dello spazio più emblematico della narrativa dello scrittore argentino, il labirinto. Insieme a lui, ecco altri esseri cari all'immaginario formale di Borges: della "gente dello specchio" si racconta che venne degradata a riflesso servile solo dopo essere stata sconfitta dall'imperatore Giallo; il Doppio è suggerito "dagli specchi, dall'acqua e dai fratelli gemelli"; il "T'ao-t'ieh", dalla testa smisurata, proietta un corpo a destra e un altro a sinistra, vive negli angoli di un capitello o al centro di un fregio, "è un mostro formale, ispirato dal demone della simmetria a scultori, ceramisti e vasai". Non potevano poi mancare nella rassegna il Golem della tradizione cabalistica, "l'uomo creato attraverso combinazioni di lettere", o la tartaruga soprannaturale della Cina antica che porta sul dorso un trattato cosmico. Il giardino zoologico delle mitologie dovrebbe annoverare più specie della fauna reale, in virtù delle varianti infinite dell'arte combinatoria, delle ibridazioni fra umano, animale e Gironi ospedalieri :! i.!Il;5D l>R;m Vii RI divino. Ma Borges sa bene che la zoologia dei sogni è più povera di quella di Dio, perché alcune combinazioni restano effimere. La persistenza del drago, che in varie fogge appare in epoche e latitudini diverse, suggerisce che "c'è qualcosa nella sua immagine che si accorda con l'immaginazione degli uomini"; come avrebbe detto Roger Caillois (che della letteratura di Borges fu tra i primi estimatori), l'importante è che l'immagine sia "giusta", si inscriva nel gioco di corrispondenze e di coerenze in cui si stringe la trama dell'universo. In effetti il ricorso alla mescolanza di tratti eterogenei non può essere eccessivo, come attesta il caso della Chimera: leone, capra e serpente mal si prestavano a formare un solo animale, e così la chimera cantata nell'Iliade, nella Teogonia di Esiodo e nell'Eneide finirà per diventare con Rabelais il "chimerico": "La forma incoerente scompare e resta la parola, a indicare l'impossibile. 'Idea falsa, vana immaginazione' è la definizione che ne dà oggi il dizionario", ricorda Borges. Ed è la sorte che attende altri esseri, nel passaggio dai miti e dalle religioni alla forma letteraria, come suggeriscono i casi delle Arpie e del basilisco: il fa- di Luca Scarlini Stanislaw Lem L'OSPEDALE DEI DANNATI ed. orig. 1955, trad. dal polacco di Vera Verdiani, postfaz. di Francesco Cataluccio, pp. 203, € 18, Bollati Boringhieri, Torino 2006 Stanislaw Lem (1921-2006) ha visto da tempo riconosciuta la statura di classico della fantascienza, che gli è garantita da numerose opere rilevanti, ma in specie da Solaris (1961), mirabile racconto di una sequenza di "miracoli crudeli" su un pianeta senziente che gioca con la memoria degli umani che lo abitano, distruggendoli tramite una sequenza di epifanie, seducenti quanto funeste. Ora Bollati Boringhieri manda opportunamente in libreria per la prima volta in Italia il notevole L ospedale dei dannati (traduzione, efficace, di Vera Verdini, postfazione informata di Francesco Cataluccio), raro incunabolo della produzione precedente all'ingresso dei territori della fantascienza. Il libro, compiuto nel 1948, è stato infatti edito per la prima volta nel 1955, dopo la destalinizzazione, e seguito nella trilogia II tempo non perduto da altri due titoli inediti da noi: Tra i morti e II ritorno, poi rinnegati dall'autore come troppo condizionati dalla temperie del realismo socialista a cui gli scrittori erano legati da vincolo d'obbedienza. Il racconto è quello della guerra e dell'invasione nazista, giocato però da un punto di vista particolarissimo, marginale eppure perfetto nella definizione metaforica di un'epoca "fuor di sesto". La vicenda si svolge infatti al manicomio, dove giunge, dopo un funerale, il giovane medico Stefan Trzyniecki, che verrà invischiato da un compagno di corso a divenire dottore nella clinica diretta dal balbuziente e lunatico Pajaczkowski. Il luogo è di per sé concentrazio-nario, le persone vi vengono annichilite e scatta un cortocircuito con dolorose memorie recenti: "La rapatura a zero toglieva agli uomini ogni individualità: non più protetti dai capelli, i crani rivelavano bozze e malformazioni la cui bruttezza annullava l'espressività dei volti". La vicenda svela, nella dimensione di un grottesco dai tratti sempre più sinistri, una sequenza di gironi in cui clinici e degenti risultano di fatto talvolta indistinguibili e spicca la figura, affascinante quanto maniaca, del lirico Sekulowski, che pontifica tra teorie nietzscheane e stirneriane, declamando liriche ermetiche che non avrebbero sfigurato sulle pagine della rivista dell'avanguardia polacca d'anteguerra "Skamander". Come segnala Cataluccio, c'è una citazione evidente da II sanatorio all'insegna della clessidra di Bruno Schulz, viaggio infernale in un croni-cario dove hanno scoperto il segreto per fermare la morte. Al grande scrittore di Drohobicz lo lega anche la rappresentazione di una relazione complessa e segnata da una non comunicazione tra padre e figlio, in cui il primo si dedica all'invenzione di oggetti perfettamente inutili, ma altrettanto evidente è il rimando al mirabile Ferdy-durke di Witold Gombrowicz, in specie per quello che riguarda il protagonista, che ha non poco in comune con il tormentato Gingio, sempre anche troppo disponibile alle lusinghe e alle pressioni altrui. Il cerchio si chiude quando i nazisti, in esecuzione delle leggi razziste contro i malati di mente, fanno irrompere di forza la pazzia della storia. Il personale cerca di salvare qualcuno, ma il poeta li tradirà, per vigliaccheria e insipienza; la vicenda si conclude su una nota tragica, un viaggio verso Acheronte (questo il titolo dell'ultimo capitolo), a cui scampa il protagonista, su uno sfondo di fiamme e rovine. voloso delle origini, non più sorretto dalla fede poetica, finisce col degradarsi e inevitabilmente declina. Primo Levi, alludendo alla sua ibrida condizione di chimico prestato alla letteratura, si definiva "centauro", la creatura più armoniosa della zoologia fantastica, ricorda Borges. Anche il bellissimo Manuale di zoologia fantastica ne della vita a due o tre scene, il senso del mistero che sorge dalla pura descrizione. Borges tratta il suo mondo immaginario con gli strumenti dell'analisi razionale, con un esprit de géometrie che si diletta soprattutto quando si esercita sugli oggetti inutili dell'invenzione. Il fantastico che attrae Borges non ha nulla a che fare con le di Borges, osservava Levi in un articolo su "La Stampa", non offriva nessun animale originale come disegno, nessuno comunque paragonabile alle soluzioni incredibilmente innovative di cui ha dato prova l'intelligenza dell'evoluzione nel creare certi parassiti, come la zecca e la pulce. La rassegna disposta da Borges in ordine alfabetico include animali tratti dal folklore, figure del mito e della religione, esseri della letteratura e della zoologia prescientifica, esemplificazioni di dottrine filosofiche come la statua di Condillac. Ma il luogo in cui vivono gli esseri immaginari è di certo la Biblioteca di Babele. Il curatore, Tommaso Scarano, ricostruisce con cura da quali scaffali Borges abbia tratto i brani, con il gusto del collezionista a cui il destino aveva concesso i libri insieme alla cecità. Le leggende mitologiche greche e latine, insieme agli storici e ai naturalisti della classicità, convivono con le tradizioni islamiche e cinesi, con le culture indiana ed ebraica, con la letteratura germanica e di lingua inglese, senza dimenticare il folklore scandinavo e i bestiari medioevali. Prima ancora di essere proiezioni dei timori e dei sogni dell'umanità, questi esseri sono fatti di parole: nell'infinito palinsesto della letteratura, che riscrive e costruisce variazioni di testi già scritti, è la ripetizione a fare la differenza, e dunque brani di Kafka possono costituire voci a sé, senza neppure bisogno di commento. Anche gli esseri immaginari, come diceva Mallarmé a proposito del mondo, esistono per approdare a un libro. E forse anche per le voci di questa enciclopedia vale quando Borges diceva nel prologo di Finzioni-, sono pagine che abusano di alcuni procedimenti, "le enumerazioni eterogenee", la riduzio- seduzioni del delirio: si presenta al contrario come il verosimile che scaturisce da un eccesso di realismo, da un accumulo di fatti gratuiti che disegnano una trama, una ragnatela, in cui dati minuziosi sembrano suggerire un disegno nascosto e un simbolismo dimenticato. ■ porrosemglibero.it M. Porro è studioso di filosofia e epistemologia francese MII^AJUNU ASTROLABIO A. H. Almaas ASPETTI DELL'UNITÀ L'enneagramma delle Idee Sacre Una via spirituale basata sui nove enneatipi, specchio di una realtà superiore ♦ Tessa Baradon et al. LA PRATICA DELLA PSICOTERAPIA PSICOANALITICA CON GENITORI E BAMBINI Per aiutare i genitori a entrare in sintonia con le emozioni del loro bambino nelle prime e più delicate fasi della vita Russell Kirkland IL TAOISMO Una tradizione ininterrotta Un'analisi critica improntata a criteri moderni restituisce un'immagine nuova e più autentica del taoismo ♦ Jean Adler IL CORPO COSCIENTE La disciplina del movimento autentico Osservarsi nel movimento: una disciplina corporea in bilico tra danza e psicoanalisi Affimi ARIA