N. 3 VILLAGGIO GLOBALE LIndice puntato Rosso taranta con Anna Chiarloni, Lidia De Federicis, Angelo Morino, Cecilia Pennacini, Marco Pustianaz Un romanzo può anche essere terreno di problematiche e conflitti: il Salento come luogo di transito dei disperati del mondo e però anche pezzo del sud chiuso e immobile; il disturbo psichico gestito nella famiglia e quello senza tutele efficaci; una sessualità impostata sul ritegno e un'altra all'insegna dell'omoerotismo che dirompe. E poi le tarantate, colte da lancinanti dolori e smanie, curate con la musica ritmata da tamburelli e violini, ed Ernesto De Martino, ritratto insieme alla sua equipe al lavoro nell'antica terra del rimorso. Ne discutono, a partire dal libro "Rosso taranta" di Angelo Morino (Sellerio), l'autore, una germanista, un'italianista, un'antropologa e un esperto di problemi di genere e sessualità. Idei libri del mese| Fnac via Roma 56 - Torino mercoledì 14 marzo 2007, ore 18 Per informazioni: 011.6693934 - ufficiostampa@lindice.net da BUENOS AIRES Francesca Ambrogetti Come sarebbe cambiata la storia se un ammiraglio azteco avesse anticipato la scoperta dell'Europa al viaggio di Cristoforo Colombo? E la domanda che si pone lo scrittore argentino Federico Andahazi, che con El conquistador ha ripetuto il successo di suoi precedenti romanzi storici. L'autore confessa di aver immaginato la conquista alla rovescia guardando un murale di Diego Rivera a Città del Messico. Il grande pittore, noto per le sue ricostruzioni scenografiche della storia del Messico, ha rappresentato in una delle sue composizioni un guerriero azteco che in una barca naviga sull'aria verso l'est dove si vede un sole rovesciato. È l'immagine di una leggenda alla quale ha dato vita Andahazi in quello che in apparenza è un romanzo di avventura, ma che è documentato con grande accuratezza. Quetza, il conquistatore, descritto a immagine e somiglianza di Cristoforo Colombo o di Hernan Cortez, quando tocca terra in Europa trova un continente dove, con il parametro della sua cultura, regna la barbarie. Paragona le torture dell'inquisizione ai sacrifici rituali dei sacerdoti aztechi e scopre nel popolo miseria e ignoranza e in chi comanda avidità di potere e ricchezza. Capisce che non passerà molto tempo - è contemporaneo di Cristoforo Colombo e l'autore immagina perfino un incontro tra i due - prima che navi europee facciano il percorso alla rovescia. La sua sete di avventure e di scoperte lo porterà ancora più lontano, fino in Asia, e quando torna a Tenochtitlan, la capitale dell'impero azteco, tenta invano convincere l'imperatore della necessita di prevenire il pericolo. Viene espulso dal regno e nella sua avventura fallita perde tutto, compreso l'amore di due donne che gli erano state vicine in momenti diversi della sua vita. Non gli resta che aspettare, come solitaria sentinella, l'inevitabile arrivo dei conquistatori che porteranno morte e distruzione. L'autore si dichiara convinto che la guerra della conquista non sia ancora finita in America Latina, dove le lotte sociali si confondono spesso con quelle etniche. Sostiene che il romanzo è verosimile e che comunque, anche quando la letteratura si propone di essere fedele alla storia, in un modo o nell'altro finisce per costruirla. El conquistador ha vinto l'edizione 2006 del premio della casa editrice Pianeta e ha venduto in poco tempo cinquantamila copie. Un successo simile a quello ottenuto l'anno scorso con La ciudad de los herejes (cfr. "L'Indice", 2000, n. 2) e dal primo romanzo El anatomista, pubblicato in quaranta paesi. da LIPSIA Anna Chiarloni La fiera di Lipsia, fondata nel diciassettesimo secolo, ha acquistato, con la riunifica-zione e il trasferimento nella zona nord della città, un nuovo impulso. Lanciata in anteprima da eventi con grandi autori - quali i pubblici dibattiti sulle autobiografie di Gerhard Schroeder e Giinter Grass - l'esposizione apre i battenti il 22 marzo nella luminosa Glashalle, il salone che collega cinque grandi spazi dedicati ai settori: narrativa e saggistica; audiolibri; giornali e riviste; libri d'arte; religione / turismo; libri per bambini e ragazzi; libri scolastici e audiovisivi; case editrici di fumetti e giochi di ruolo; testi tecnici, saggi, testi scientifici. Che cosa si nota in questo grande teatro della cultura europea? L'interesse commerciale per gli audiolibri, ovviamente collegato al tempo vissuto in auto, è in forte aumento, tanto che si è ormai diffusa nella stampa tedesca una rubrica ad hoc. Attrezzata con la tecnologia radiotelevisiva più avanzata, la fiera tende a catturare anche il pubblico giovanile con lo slogan "Chi non vuol leggere può ascoltare". D'altra parte, in Germania sono ormai trasmessi da tempo alla radio programmi notturni di lettura dei classici e nei giorni della fiera sono previste "Notti d'ascolto" nell'antico palazzo della Borsa. La manifestazione mira a incentivare anche la produzione di radiodrammi, un genere letterario che in lin- gua tedesca vanta una prestigiosa tradizione grazie alle firme di autori come Giinter Ei-ch, Ingeborg Bachmann e Gunter Kunert. Ma resiste il culto per l'oggetto libro: un settore speciale, dedicato all'antiquariato è attivo dal 1995. E lo stesso evento mediatico primaverile ha al centro i libri e la letteratura per ragazzi, con le relative informazioni e lo scambio di nuovi prodotti editoriali. Esemplare è poi l'assistenza capillare ai bibliotecari - se ne aspettano oltre tremila -che convergeranno in un convegno sul tema "Etica e informazione". Un'ultima considerazione sullo spazio assegnato ai giovani scrittori, l'aspetto a mio parere più significativo della Germania riunificata. Sostenuta da una miriade di riviste e da una serie di munifici premi letterari, la nuova generazione di autori domina la scena notturna con letture e dibattiti nella Moritzbastei, un antico bastione medievale che può essere assunto come metafora della recente storia tedesca. Ridotto a un cumulo di macerie nell'ultima guerra, venne recuperato a forza di braccia dagli studenti della Ddr - tra cui Angela Merkel - e adibito a circolo culturale giovanile. Restaurato nel 1993, è ora una delle grandi attrazioni della fiera di Lipsia. Qui hanno luogo le discussioni più accese sui destini della letteratura. E come negli altri anni sono previste le danze, fino all'alba. da PARIGI Marco Filoni Lo straccivendolo, l'angelo e il piccolo nano gobbo. Il primo rovista fra le immondizie della città e raccoglie nel suo sacco ciò che la società scarta. Oggetti disparati e strani, sanciti come inutili e senza alcun valore dalla modernità, tranne che per lui, lo straccivendolo, che si incontra a volte in Baudelaire e che rappresenta la caricatura del collezionista: il suo doppio e allo stesso tempo il suo opposto. Raccogliendo ferraglie e rottami, ricompone la storia e intravede nelle rovine e nei suoi dettagli il "non ancora avvenuto". L'angelo è invece quello che si scorge appena in un acquerello di Paul Klee. Ha l'aria strana e stranita: uno sguardo perso, con gli occhi sgranati e la bocca aperta. È l'angelo della storia, che volge lo sguardo al passato, fatto di eventi sui quali vorrebbe intervenire: ma una tempesta che chiamiamo progresso lo trascina in avanti, inesorabilmente, nell'avvenire. Vi è infine il piccolo nano gobbo, che fa paura ai bambini e mangia di nascosto i dolci che la mamma inavvertitamente lascia sul tavolo. Ci nasconde le pantofole, scola il vino in cantina. Ma il piccolo nano gioca anche a .scacchi: nascosto sotto il tavolo, con un dispositivo riesce a guidare la mano di un giocatore automatico e lo fa vincere sempre. Se la scacchiera fosse la storia e il fantoccio automatico che gioca il materialismo storico, allora il nano gobbo sarebbe la teologia. Lo straccivendolo, l'angelo e il nano gobbo: tre metafore dell'universo teorico di Walter Benjamin che tornano ora al centro del dibattito grazie a un lavoro immenso di Jean-Michel Palmier. Walter Benjamin. Le Ckiffonnier, l'Ange e le Petit bossu è il libro straordinario appena pubblicato dalle edizioni Kliencksieck di Parigi. Difficile pensare che, a partire da queste quasi novecento pagine, si possa più leggere il pensatore berlinese come prima. E a proposito di questo studio incompleto e postumo - Palmier è deceduto nel 1998, a soli cinquantatre anni - non si può parlare di biografia, quanto piuttosto di summa enciclopedica. Per erudizione, per personaggi e opere trattate, da questa eccezionale monografia non si coglie semplicemente il filosofo, bensì il suo intero mondo. Il mondo di Benjamin, il solo che ci permette di comprendere fino in fondo l'unità del percorso intellettuale di questo fldneur instancabile e bibliofilo appassionato, amante dei piccoli oggetti urbani nei quali leggeva l'intera storia dell'umanità. Palmier non si limita a studiare l'opera di Benjamin, ma vi si trova dentro come fosse la sua. Si è sforzato di leggere tutti i libri che il filosofo aveva letto; ha rintracciato minuziosamente e con precisione chirurgica il suo itinerario politico ed estetico; ha confrontato le analisi (come per esempio quella sul dramma barocco) alle opere che citava. Insomma, ha saputo concepire uno studio storico e critico basato sulla stessa metodologia di "composizione" propria di Benjamin, mettendo così in luce le complesse corrispondenze, apparentemente eteroclite, della sua riflessione: dal romanticismo tedesco alla storia della fotografia, dal dramma barocco al destino delle nuove forme di comunicazione di massa, dal messianismo al marxismo, dalla condizione dell'individuo scisso fra tradizione e modernità all'esperienza di una nuova forma di temporalità che è l'"ora" (Jets-Zeit), dai ricordi dell'infanzia all'angelo della storia. Come lo straccivendolo, che vede un mondo in ogni oggetto che trova, così Palmier ha saputo comporre un difficilissimo mosaico di oggetti e temi che costituiscono la totalità del pensiero di Benjamin. da LONDRA Robert Gordon Nonostante le recenti polemiche scoppiate all'indomani della proposta di far pagare l'ingresso agli utenti di una delle più prestigiose istituzioni culturali della Gran Bretagna e del mondo, la British Library - che ^a riportato l'attenzione dei media sugli annosi problemi di budget, sempre più risicati, a disposizione delle biblioteche del Regno Unito -, dalle statistiche pubblicate a inizio anno, sembra che in realtà il servizio generale offerto al pubblico inglese non ne stia soffrendo troppo, anzi. C'è stato infatti un aumento del 4 per cento dei libri acquistati (con una maggiore efficienza organizzativa) e il numero totale di utenti negli ultimi cinque anni è aumentato del 7,5 per cento (3 per cento in più fra i bambini), a dispetto dei computer, del web, delle play station, e di tutti coloro che predicano l'estinguersi della lettura su carta. Interessanti sono anche i dati pubblicati recentemente dal Public Lending Right, che rilevano le preferenze del pubblico britannico in fatto di prestiti e quindi di letture. A parte i soliti noti (JK Rowling e Dan Brown), le tre regine delle biblioteche britanniche, e del romanzo popolare inglese e americano (soprattutto rosa), continuano a essere Josephine Cox, Danielle Steel e Catherine Cookson, lette da milioni di persone a dispetto del fatto che non appaiono mai sulle prime pagine del "Guardian" o del "Times Literary Supplement", o di essere completamente al di fuori dei circuiti promozionali e dei salotti letterari. Il che dimostra, oltre al consolidarsi della polarizzazione di "genere" fra i lettori in Gran Bretagna, anche un'assoluta autonomia nelle scelte rispetto ai meccanismi promozionali dell'industria culturale. Altri titoli di grossa popolarità nell'ultimo anno sono state due memorie al femminile: l'autobiografia della presentatrice televisiva Anne Robinson, Diary of An Unfit Mother, e il racconto del matrimonio con l'attore John Shaw (The Swee-ney e Inspector Morse) di Sheila Hancock, The Two ofUs (Bloomsbury, 2005).