Antropologia Morfologia delle credenze di Fabrizio Vecoli L'ombra situazionista di Cristina Bianchetti Giuliana Bruno ATLANTE DELLE EMOZIONI IN VIAGGIO TRA ARTE, ARCHITETTURA E CINEMA ed. orig. 2002, trad. dall'inglese di Maria Nadotti, pp. 496, € 58, Bruno Mondadori, Milano 2006 La rampa curvilinea che porta al Carpen-ter Center di Le Corbusier a Harvard è indicata come luogo della genesi di questo libro e nel contempo è l'immagine metaforica della sua costruzione. E lì che si sono uniti nel pensiero dell'autrice architettura e cinema, Le Corbusier e Ejzenstejn, la fissità e la trasparenza dell'edificio e l'immagine in movimento. La rampa è nel contempo il percorso suggerito per attraversare il libro. Un libro articolato in piani. Tra loro in una relazione saggiamente lasca (si può percorrere in sensi diversi). Vi sono soglie e fili. Anche se la direzione usuale è quella per cui si ascende e l'ordine non è irrilevante in un testo che, scrive l'autrice, è montato come un film. Al di là della metafora, la costruzione è simmetrica e ben delineata: in sei parti, "architettura", "il viaggio", "geografia", "arte della mappatura", "design", "casa", ciascuna suddivisa in due capitoli. Si inizia e si finisce con l'architettura in senso stretto. Una metafora, un edificio, un film e, aggiunge l'autrice, una mappa di itinerari emozionali, a modello della Carte du Pays de Tendre di Made-leine de Scudéry. Forse è un po' troppo. Anche se la materia è complessa e l'obiettivo molto ambizioso: delineare la mappa della storia cultura- le delle arti spazio-visive. Si dovrebbe perlomeno aggiungere una delimitazione temporale, poiché tutto ciò che si indaga è saldamente radicato nella modernità. Osservando, specificamente, le relazioni tra architettura, cinema e geografia, l'angolazione rimane quella delle "immagini in movimento": il cinema e i luoghi (i luoghi descritti dal cinema, quelli in cui si vede il cinema, le emozioni legate a luoghi e cinema). Il cinema come arte moderna di vedere lo spazio. Il cinema come vagabondaggio nello spazio, retto da una sorta di topofilia inarrestabile che guida a una pratica multiforme di esplorazione geo-psichica, mettendo in primo piano il corpo, l'utero, le proprie emozioni. Con insistenza e determinatezza, come in molta letteratura di genere americana. A partire dal cinema, il libro costituisce un atlante immensamente ricco di suggestioni e spunti, tanto da valere all'autrice importanti riconoscimenti. E sovrabbondante, barocco, duramente di genere. Interessante, più che nello sconfinare dei riferimenti, nella costruzione congiunta di un campo e di un insieme di congetture. Come molti studi culturali che sottolineano con forza il proprio carattere transdisciplinare, si affida alle metafore usurate del viaggio e della mappa. Nessuno, sembrerebbe, di questi anni riesce a scrollarsi di dosso l'ombra dei situazionisti. E qui torna con forza la centralità della carta topografica che, come in Mademoiselle de Scudéry, non è rivolta, curiosa, fuori di sé, verso l'altro, ma è intenta a spiare, con sguardo introspettivo, le pieghe più intime delle proprie emozioni. Pani di Sardegna di Sandra Puccini Alberto Mario Cirese ALL'ISOLA DEI SARDI Per un anniversario 1956-2006 pp. 160, € 10, Il Maestrale, Nuoro 2006 Bene ha fatto la casa editrice Il Maestrale a dare alle stampe questo piccolo, elegante volume che contiene nove degli oltre cinquanta saggi dedicati alla Sardegna da Alberto Mario Cirese: il quale, proprio con questa raccolta, celebra i cinquant'anni del suo primo arrivo nell'isola nel lontano 1956. Infatti, nessuno dei testi è inattuale e tutti si leggono (o si rileggono) traendone ricchezza di conoscenze e il piacere che procura la nitida e ariosa scrittura dell'autore. Ma questo non deve sorprendere: visto che proprio quest'anno l'editore Pa-lumbo ha pubblicato la ventesima ristampa di Cultura egemonica e culture subalterne, il manuale che Cirese aveva dato per la prima volta alle stampe nel 1971, triplicandolo poi nel 1973. Insomma: parliamo del lavoro di uno studioso ancora molto attivo e tuttora molto letto (e stu- diato) e che, nella sua lunga storia professionale, ha toccato temi e oggetti, problemi teorici e questioni di metodo cruciali del-l'etnoantropologia, imprimendo alla disciplina - non solo italiana - il segno profondo e originale del suo pensiero. In questo libro, poi, non ci sono soltanto scritti lontani nel tempo: insieme ai Tre scritti antichi (come si intitola la prima parte), compaiono qui Cinque note più recenti che, con lo studio sui Pani di Sardegna, giungono fino al 2005. Nell'appendice si ripubblica anche la relazione che nel 1956 Cirese aveva tenuto al VI congresso nazionale delle tradizioni popolari Gli studi demologici come contributo alla storia della cultura. Due sono le chiavi di lettura offerte dal volume: la prima, densamente autobiografica, restituisce i sapori delle esperienze dell'autore, i rapporti di amicizia e di collaborazione con una vasta comunità di studiosi e di intellettuali locali, i primi incontri con il mondo culturale sardo e la scoperta delle sue specificità e della sua ricchezza, dalle quali germogliano riflessioni teoriche sulle ragioni e sui meccanismi della sua peculiare identità. La seconda è quella che si potrebbe definire da sguardo dietro le quinte: perché Cirese, sul filo dei ricordi, ricostruisce i contesti e le occasioni di alcuni suoi lavori importanti che dalla cultura sarda sono scaturiti. E partendo da questa, infatti, che ha messo a fuoco e poi affrontato questioni di più ampio respiro. Senza dire della nozione - così fruttuosa - di "dislivelli interni di cultura", voglio ricordare che nel libro si critica la presunta "immobilità" della cultura dell'isola, dipinta come congelata nei suoi arcaismi dai suoi primi interpreti moderni: una visione che chiama in causa i problemi della dinamica culturale e concetti come quelli di isolamento e "isolanità" (che sono altra cosa da quel primitivismo che pure appariva così seducente e "autentico" agli studiosi romantici), e si parla soprattutto della "vertiginosa geometria" metrica dell'arte del trobear e della varietà leggiadra delle forme del pane, attraverso le quali il cibo diventa "segno". "Versificazione e modellazione", "impasto e parole" che sono - come scrive Cirese - "due mondi espressivi tra loro affini oltretutto perché sono ambedue del tutto inutili: che è il proprio, appunto, della bellezza". A questi argomenti l'autore ha dedicato studi complessi e rilevanti, di cui devono essere almeno menzionati il suo fondamentale Oggetti segni musei, recentemente ristampato da Einaudi (2002), e il vastissimo Ragioni metriche. Versificazione e tradizioni orali (Sellerio, 1988), dove tutta la seconda parte è proprio dedicata all'arte sarda del trobear. ■ s.puccini@libero.it S. Puccini insegna antropologia culturale all'Università della Tuscia (Viterbo) Natale Spineto MIRCEA ELIADE STORICO DELLE RELIGIONI Con la corrispondenza inedita mlrcea eliade - Kàroly Kerényi pp. 301, € 21,50, Morcelliana, Brescia 2006 Questo saggio è rivolto a coloro che sono interessati alla storia delle scienze delle religioni nel XX secolo. Mircea Eliade, cui è dedicato il lavoro di Natale Spineto, è stato infatti al centro di quest'ultima grande stagione culturale, sia per la contingenza anagrafica (1907-1986) che per l'importanza della sua imponente produzione scientifica. Non è infatti un caso che anche le persone mediamente informate ricordino il suo nome, associandolo immediatamente alla religione, cosa che accade solo quando la fama dello studioso straripa dagli ambienti prettamente accademici per raggiungere il grande pubblico. D'altra parte, è vero anche che la notorietà dello studioso romeno è stata in qualche modo incentivata da certi aspetti contraddittori e ambigui delle sue esperienze culturali, fatto questo che ha facilitato il moltiplicarsi delle interpretazioni sulla sua figura. La sua stessa posizione scientifica non appare facilmente etichettabile: certamente era prossimo alla fenomenologia di Van der Leeuw o di Otto, ebbe controversi ma comunque significativi contatti con la psicologia analitica di Jung, si poneva - aspetto questo forse meno noto - in dialogo stretto con lo storicismo di Pettazzoni: ma, in ultima analisi, si riconosceva più specificamente in quella che chiamava una "morfologia" delle religioni, definizione tutt'altro che semplice e che trova la sua origine nella ricerca botanica di Goethe della "pianta originaria". A questo punto di viene davvero difficile dire chi fosse Mircea Eliade, e l'esplosione incontrollata della bibliografia sulla questione certo non aiuta. In tal senso, il pregio forse maggiore di questo libro è la serenità di una valutazione critica che tiene conto della complessità del personaggio senza tuttavia scadere in facili semplificazioni o insincere mistificazioni: tanto per fare due esempi, certa storiografia americana tende infatti a bollare Eliade come fascista, mettendone dunque all'indice i lavori, per via dei suoi legami con la Guardia di ferro romena nel periodo del secondo conflitto mondiale; altri invece, forse per soddisfare certi pruriti intellettuali, amano ricondurlo ad ambienti esoterici vari, ri- cercando quindi nella sua vasta opera denominatori comuni impliciti quanto discutibili. In questo libro gli interessi di Spineto si concentrano soprattutto sulla ricostruzione del percorso intellettuale di Eliade attraverso una rete complessa di rapporti con i maggiori studiosi del periodo. Anche la sezione che si occupa dei concetti chiave della storia delle religioni di Eliade affronta il tema dal punto di vista della loro ascendenza culturale, messa in rilievo vagliando il dettaglio delle corrispondenze intrattenute e delle letture fatte dalla giovinezza alla maturità intellettuale. Ecco allora la pertinenza e l'interesse delle due appendici, che ripropongono le lettere di Raffaele Pettazzoni a Eliade e la corrispondenza inedita fra Eliade e il celebre studioso di religioni e antropologo ungherese Kerényi . ■ fabriziovecoli@tiscali. it F. Vecoli è borsista presso il Centro di Alti Studi Religiosi della Fondazione Piacenza Vigevano Fulvio De Giorgi Laicità europea Processi storici, categorie, ambiti pp. 232, € 16,00 Romano Guardini OPERA OMNIA -1 Scritti di metodologia filosofica Premessa di M. Nicoletti, S. Zucal Introduzione Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz pp. 312, € 25,00 Fabrizio Vecoli Lo Spirito soffia nel deserto- Carismi, discernimento e autorità nel monachesimo egiziano antico pp. 288, € 20,00 Pietro Gibellini (ed.) Il mito nella letteratura italiana II - Dal Barocco ali 'Illuminism o pp. 464, € 34,00 losef Zmijewski Atti degli Apostoli pp. 1312, € 85,00 s » mim Via G. Rosa 71 - 25121 Brescia Tel. 03046451 - Fax 0302400605 www.morcelliana.com