\/\/\f \/ v\f \r \f N. 10 VII A/ V/\A/ A/VV Quanti sono gli alunni stranieri in Italia? di Fausto Marcone Entro dipinta gabbia Il ministero dell'Istruzione ha pubblicato in luglio le stime degli alunni "con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico nazionale". I dati sono visibili sul sito stesso del ministero. Il numero complessivo è di 574.133 ragazzi, corrispondente al 6,4 per cento del totale degli alunni frequentanti. Chi redige la nota statistica precisa che a quella cifra complessiva contribuisce anche la popolazione straniera irregolare. La distribuzione percentuale negli ordini delle scuole dà il 6,7 per cento alla scuola d'infanzia, il 7,7 alla primaria, il 7,3 alla secondaria di primo grado e il 4,3 alla media superiore. La crescita annuale dei numeri è stata pressoché costante dall'anno scolastico 2003-2004, circa lo 0,8 per cento, fatta eccezione per il 2005-2006 quando si è abbassata allo 0,6 per cento. La scuola d'infanzia e quella primaria, nell'anno scolastico concluso a giugno, segnavano naturalmente un aumento più alto (+1 per cento) rispetto all'anno precedente. Questi dati non consentono letture discostanti. Dicono a pieni numeri che vi è una parte della popolazione studentesca (il 6,4 per cento) che ha origini non italiane, appartiene a un'altra lingua, proviene da cognizioni e vive con abitudini mentali e affettive diverse, ha radici scoperte o nascoste in una storia spesso non facilmente consapevole e identificabile. Le nazionalità presenti sono ben 140 e i ceppi linguistici di provenienza rappresentano tutti e cinque i continenti: una frammentazione altissima, una danza linguistica affollatissima, se si considera che le singole nazionalità sono in verità portatrici di dialetti, varietà creole e pidgin. La fascia linguistica della didattica quotidiana italiana comincia così ad acquistare un'importanza inedita e in queste condizioni non è certo riproponibile l'educazione linguistica tradizionale, già gracile nelle sue lontane impostazioni. Ma non solo la questione della lingua, ricorrente e proteiforme, assume ora risvolti imprevedibili, è lo stesso rapporto insegnamento/apprendimento che subisce una torsione imprevedibile, se l'apprendimento ascolta con un orecchio estraneo il messaggio globale dell'insegnamento radicato in un'altra identità. Il 42,5 per cento degli alunni stranieri non è in regola con gli studi. La distribuzione regionale e provinciale è certamente legata alla densità di immigrati, all'economia e alla società delle regioni e province italiane. I numeri più alti di alunni stranieri o di origini straniere si leggono al Centro-Nord ed è presumibile, essendo la scuola un percorso di ritmi regolari, che essi stiano a indicare una regolarizzazione e stabilità complessiva di vita. Tuttavia, le percentuali degli alunni con cittadinanza non italiana che entrano per la prima volta nel sistema scolastico italiano sono accentuatamente più alte nelle regioni meridionali. Nella città di Milano, dei nuovi nati nel corrente 2008 uno su quattro è straniero e, se questo ritmo anagrafico proseguirà inalterato, tra sei anni il 25 per cento degli iscritti in prima elementare sarà di origine straniera. L'idea immediata e generale che ci si forma alla lettura dei dati del ministero è che la fisionomia e la dinamica della scuola italiana stiano cambiando velocemente. La scuola primaria e secondaria di primo grado, innanzitutto, e l'istruzione tecnica-professionale nelle superiori (negli istituti professionali gli stranieri sono l'8,7 per cento, il doppio degli altri indirizzi) hanno nella presenza di alunni alloglotti il primo e radicale fattore di mutazione del loro universo. È la sfida più imponente, e più difficile, che la scuola riceve dal 1961, e che rischia di fare ingiallire le stesse Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri emanate dal ministero nel 2006. Inevitabili alcune domande: quale sarà ora il passo di tutto il complesso sistema scolastico italiano? Guardando alle esperienze degli altri, rarissimi i casi storici di fusione o di meticcia-to, di cosa bisogna parlare: di integrazione, di adattamento, di ibridazione? Una situazione in cui gli alunni stranieri crescono percentualmente ogni anno in questa proporzione impone questioni di prospettiva sulla scuola che da qualche tempo si tacciono. Poi anche la formazione degli insegnanti e le disposizioni di una macchina scolastica parecchio arrugginita: dalla vecchia lezione frontale agli orari disciplinari, ai materiali di studio. E inoltre evidente che un ruolo determinante lo svolgerà il governo dello spazio linguistico nella scuola, per le valenze categoriali e interpretative che la lingua ha sul mondo e sulla vita cui si partecipa. De Mauro, anche in una sua recente intervista, continua a insistere sull'analfabetismo di ritorno e fa bene. E forse bisogna rinnovare le linee dell'alfabetizzazione che dà la capacità di usare la posta o di leggere la Bibbia, come fu all'origine dell'avventura della scuola pubblica, se non si vuole che la scuola si alteri in una struttura temporale dissipativa, ma insieme si deve pur pensare all'altra alfabetizzazione, più complessa e più cooperativa nel tempo, quella in grado di leggere compiutamente e di interpretare i dati e i segnali del mondo contemporaneo. ■ npemo i @1ibero.it F. Marcone insegna italiano all'Iistituto Bertarelli di Milano X X 4* <0 X X << X X X 40 40 Appropriazioni indebite di Rossella Sannino 40 X ^ X X X X X X