N. 10 15 Il collante identitario di Giovanni Filoramo Religioni Massimo Faggioli BREVE STORIA DEI MOVIMENTI CATTOLICI pp. 146, €13, Carocci, Roma 2008 I movimenti sorti in seno al cattolicesimo in modo tumultuoso dopo il Concilio vaticano II costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere le complesse trasformazioni in atto in questa confessione cristiana. Essi rappresentano la manifestazione più recente di un fenomeno di lungo periodo, che ha segnato la storia della chiesa cattolica formatasi con il Concilio di Trento (1545-1563): l'esigenza di pluralismo nei cammini verso la salvezza, in corrispondenza alla pluralità delle professioni di fede e delle sette sviluppatasi in ambito riformato. Questa esigenza ha trovato dapprima la sua espressione nei nuovi ordini religiosi, spesso sorti indipendentemente dalle direttive della chiesa tridentina, quando non in conflitto; e in ogni caso sviluppatisi con progressione geometrica. Si tratta di un fenomeno fondamentale, analogo al principio scissiparo che ha presieduto alla precarietà protestante, con l'ovvia e decisiva differenza che esso si è dimostrato compatibile con il quadro giuridico e di sovranità spirituale assunto dalla chiesa uscita dal Concilio di Trento, talora in modo imprevedibile, dialettico e apparentemente contraddittorio. La rottura traumatica rappresentata dalla Rivoluzione e, più in generale, i processi di secolarizzazione e deconfes-sionalizzazione accentuatisi nei paesi cattolici europei nel corso dell'Ottocento hanno fatto progressivamente emergere l'esigenza, per venire incontro a queste sfide radicali che privavano la chiesa del suo tradizionale ruolo politico e sociale, di ricorrere da parte della gerarchia al laicato. Il "movimento cattolico" che sorge tra fine Ottocento e primi Novecento, d'altro canto, non è espressione di un nuovo protagonismo del laicato, ma del suo uso strumentale da parte della gerarchia, all'interno di una concezione tipicamente intransigente, sia come strumento di difesa dagli assalti del laicismo sia come strumento di riconquista di una società che ha "apostatato" dalla sua matrice cristiana. Queste sono le basi su cui verrà costruendosi l'Azione cattolica e la collegata teologia dell'apostolato dei laici, che caratterizzerà il movimentismo cattolico in sostanza fino al Concilio. I movimenti di riforma (liturgica, ecumenica, biblica) sorti tra le due guerre e che troveranno una realizzazione soltanto con Carici il Concilio, espressione dell'emergere di nuove sensibilità all'interno di una chiesa uscita devastata dalla crisi modernista, sono rimasti a lungo confinati in circoli e ambienti elitari, non incidendo dunque sulla situazione generale del movimentismo cattolico. Perché il panorama cambi radicalmente occorrerà attendere il postconcilio. Le domande che questa fioritura fa sorgere sono molteplici. Di che tipo di movimenti si tratta? in che rapporto sono con il Concilio? che cosa li accomuna e che cosa li differenzia? di che tipo di cattolicesimo sono espressione? fino a che punto sono espressione di una storia interna al cattolicesimo e fino a che punto esprimono invece esigenze legate ai cambiamenti travolgenti del mondo contemporaneo? quale ecclesiologia presuppongono e come si rapportano alla chiesa locale emersa dal Concilio? Domande non semplici, come il lettore facilmente comprenderà, che vanno alla radice dei cambiamenti in atto nella chiesa cattolica, tanto più se si tiene conto che, dopo un periodo di oggettiva difficoltà conosciuta sotto Paolo VI, i movimenti hanno trovato in Giovanni Paolo II una legittimazione e un riconoscimento insperati. Se ci si attiene a una definizione minimale di movimenti come "gruppi di cristiani che presuppongono un impegno stabile e una regola di vita che può essere consuetudinaria o scritta", i movimenti ecclesiali coprono tutto lo spazio "politico" all'interno del cattolicesimo. Diversi per luogo (dalla Spagna prebellica e della guerra civile dell'Opus Dei e dei Cursillos o postbellica del Cammino neocatecumenale all'Italia di Gioventù studentesca: Comunione e liberazione, dei Focolarini, della Comunità di sant'Egidio, per citare soltanto i più noti), per tipo di membership, per dimensione e radicamento, per il tipo di missione perseguito all'interno della chiesa, per orientamento teologico, essi vanno dall'ecumenismo e dal "neo-orientalismo" tipici della Comunità di sant'Egidio al "romanismo" ossessivo dei movimenti di origine spagnola, dall'inclusivismo interreligioso dei Focolarini all'esclusivismo di Comunione e liberazione. L'elenco è in realtà ben più lungo, perché nella lista rientrano a buon diritto anche i movimenti di tipo pentecostale o comunità monastiche come Bose. Per orientarsi in questa galassia il lettore dispone ora di questa agile ed efficace sintesi di Massimo Faggioli, che si fa apprezzare per la chiarezza e il rigore dell'esposizione e il vigore sottilmente polemico dell'interpretazione. Oltre che fornire una mappa essenziale, con relativi strumenti bibliografici e informatici, sui vari movimenti, Faggioli riesce a delineare un'ipotesi interpretativa di fondo meritevole di attenzione. Nel loro complesso, e nonostante le enormi differenze, i movimenti ecclesiali sono accomunati da alcune tendenze di fondo. Essi rappresentano il passaggio da una concezione laicale dell'"anche noi siamo chiesa" all'esigenza identitaria del "noi siamo la chiesa": su questo sfondo si spiega la problematicità dei rapporti con le chiese locali e gli ordinari diocesani e la tendenza, mai sconfessata pubblicamente, a porsi come alternativa ecclesiale. Privi di un vero spessore teologico, tipiche comunità emozionali incentrate intorno alla difesa del papa, in genere questi movimenti, più che strumenti -come un tempo era stata l'Azione cattolica - per la riconquista cristiana della società, divengono per i suoi membri isole in cui difendersi e proteggersi da un mondo avvertito come sempre più ostile. Secondo una dialettica di fondo che accompagna la storia del papato e della chiesa novecenteschi e non interrotta dalla parentesi del Concilio, questi movimenti rappresentano al meglio quella "modernizzazione senza modernità" che è ritornata a essere la cifra dominante degli ultimi due pontefici. Faggioli insiste a ragione sulla deregulation che li caratterizza e che li accomuna a certi nuovi movimenti religiosi o a certe chiese nordamericane: "I movimenti cattolici possono essere identificati come una versione alternativa e cattolica alla riconversione 'sociale' vissuta dalle chiese protestanti e riformate nordeuropee". Si tratta del "fittizio riscatto di un laicato che in realtà si è clericaliz-zato nel linguaggio e nella visione del mondo", trovando un collante identitario nella figura del papa tipica della reazione cattolica alla modernità. Uno dei contributi maggiori di questo bel saggio sta nel decostruire il mito di un'origine conciliare di questi movimenti, dei quali i più significativi e caratteristici hanno radici più antiche e che comunque si ritrovano in una ecclesiologia tipica della fase più recente del papato di Giovanni Paolo II, che è ritornata a criticare la storia e il mondo moderno, a difesa della "verità" della tradizione. In questo modo essi rappresentano una forma nuova di legittimazione delle élite cattoliche, in profondo (o insanabile, a seconda dei punti di vista) conflitto con la concezione di chiesa locale e di popolo di Dio in cammino uscita dal Concilio. Lasciando ai profeti il compito di pronosticare il possibile esito di questo conflitto, certo decisivo per le sorti del cattolicesimo contemporaneo, prima di tutto italiano, va dato atto a Faggioli di avere fornito una chiave di lettura storica significativa per cercare di comprendere meglio questa situazione. ■ giovanili .filoramo@unito.it G. Filoramo insegna storia del cristianesimo all'Università di Torino La matristica nordeuropea NUOVO DIZIONARIO PATRISTICO E DI ANTICHITÀ CRISTIANE diretto da Angelo Di Berardino pp. XCVI-5715, 3 voli., € 120 cad. (3 voli. €280), Marietti 1820, Genova-Milano 2006-2008 LI Istituto Patristico Agostiniano (Institutum Patri-stiscum Augustinianum), che ha sede a Roma sotto l'ombra protettiva del Vaticano, ha svolto negli ultimi quarant'an-ni, attraverso gli insegnamenti della facoltà patristica a esso collegata e una cospicua serie di iniziative, tra cui convegni patristici internazionali annuali, la gestione di una rivista, "Augustinianum", e la promozione di una collegata collana di studi patristici, un ruolo decisivo nella promozione degli studi patristici anche in Italia. Uno degli effetti più positivi del post Concilio, spesso sottovalutato, è consistito infatti nel promuovere anche in Italia una seria conoscenza di quei Padri e in genere della letteratura cristiana antica, in particolare di lingua greca e latina, che per varie ragioni erano rimasti ai margini della cultura accademica. In questa vera e propria fioritura di studi e traduzioni, una parte significativa è stata recitata dalla pubblicazione nel 1983, in due volumi (con un'appendice che conteneva le carte geografiche, la parte iconografica e gli indici) del "Dizionario patristico e di antichità cristiane" (Dpac). Non esisteva all'epoca un'opera simile nel panorama librario internazionale, per cui il Dpac, grazie all'ampia collaborazione internazionale e alla buona qualità media dei contributi, si impose all'attenzione anche degli studiosi stranieri, come dimostrano le numerose traduzioni (spagnolo, inglese, francese e portoghese). L'opera si segnalava nel contempo per la capacità del curatore di garantire in genere l'aconfessionalità del Dpac, impresa non da poco, tenuto conto dell'impegno pluri-confessionale della maggior parte dei collaboratori (erano gli anni ruggenti della scoperta Le nostre e-mail direttore@lindice. 191.it redazione@lindice.com ufficiostampa@lindice.net abbonamenti@lindice.net schede@lindice.com editing@lindice.com premio.calvino@tin.it dell'ecumenismo da parte della chiesa cattolica) e del secolare infeudamento di questi studi a una prospettiva confessionale nell'ambito delle facoltà teologiche cattoliche. Dopo più di vent'anni l'opera necessitava di un aggiornamento sistematico, dal momento che anche questo campo di studi -che cronologicamente va dalle origini cristiane fino alla fine dell'età patristica (Beda 673-73° ca. per l'Occidente latino e Giovanni Damasceno 675-749 ca. per l'Oriente greco) - ha conosciuto un'incontrollabile esplosione di studi. Bene ha fatto dunque l'Istituto, sempre sotto la supervisione dell'infaticabile Di Berardino, a promuovere questa revisione. L'aggiunta di "Nuovo" (Ndpac) non è retorica. Il Ndpac è cresciuto di un terzo (anche naturalmente per il prezzo), in conseguenza di un'opera di revisione che ha scelto come criterio la via più sicura e fattibile di rivedere e aggiornare il testo dei lemmi conservati, di eliminarne alcuni e di aggiungerne un numero cospicuo di nuovi. In non pochi casi si è poi deciso di sostituire molti lemmi con la redazione da parte di un nuovo autore, vuoi perché le voci precedenti erano ritenute insufficienti, vuoi per nuove scoperte nel frattempo intervenute, vuoi per il generale avanzamento degli studi. Tra le new entries, colpisce positivamente una voce come "Matristica", affidata alla deca-na di questi studi, Kari E. Bor-resen: un riconoscimento significativo, da parte di un istituto di studi che rimane per forza di cose tipicamente androcentri-co, del ruolo importante ormai assunto dai Gender Studies anche nel campo della patristica (e della matristica, un neologismo introdotto per correlare l'inculturazione greco-romana dei Padri della chiesa con l'inculturazione nordeuropea di quelle che Borresen ha con successo proposto di chiamare "Madri della chiesa"). Altre voci nuove riflettono il successo conosciuto nel periodo intercorso da filoni di studi come l'agiografia (campo di studi in cui l'Italia ha raggiunto, soprattutto grazie all'opera demiurgica di Sofia Boesch, un livello eccellente): si vedano "Miracolo", "Reliquie" e "Santo/Santità" (che inspiegabilmente mancava nella prima edizione); oppure rimandano a importanti dibattiti, riflesso del mutare della situazione degli studi in questo campo, come "Autobiografia" (che riflette la centralità crescente degli studi sulla biografia tardo antica), "Intolleranza" (dei cristiani), o "Suicidio". Nel complesso si tratta di un'operazione di aggiornamento riuscita, alla quale i lettori interessati possono ricorrere con fiducia e utilità anche in un'epoca sempre più dominata dagli strumenti informatici. ■ G.F. /