l'INDICF IBdei libri del ueseBì Un bambino viziato di Fabrizio Cattaneo Mitezza britannica di Massimo Cuomo Giovanni Sartori LA DEMOCRAZIA IN TRENTA LEZIONI pp. 110, €12, Mondadori, Milano 2008 4 4 T^rofessore, ma lei è di 1 destra o di sinistra?' (...) 'Bella domanda', ha sorriso il professore. 'Anch'io me lo chiedo da tanto tempo, ma non l'ho ancora capito'". Inizia così la prefazione di Lon-zenza Foschini al libro di Giovanni Sartori, frutto di una rielaborazione delle trenta brevi conversazioni tenute in televisione per RaiSat Extra (canale satellitare della Rai). A leggere il libro verrebbe da suggerire un'altra risposta, più consona al suo stile, contraddistinto dal gusto della provocazione nel formulare tesi analitiche (perciò descrittive e non assiolo-giche) che vanno fortemente contro il senso comune. Avrebbe potuto dire di essere di sinistra, anzi di più, di estrema sinistra, usando il concetto di sinistra non come identità politica, bensì come posizione politica, e perciò sempre relativa, rispetto al panorama politico attuale (almeno a quello istituzionale). Sì perché la teoria della democrazia di Giovanni Sartori, illustrata nelle sue opere maggiori e ora condensata in questo libretto a scopo divulgativo, è "di sinistra", o meglio ancora è "a sinistra", rispetto alle identità politiche e agli abbozzi di teoria della democrazia che i partiti politici presenti in parlamento ci offrono. Facciamo qualche esempio. Pur essendo notoriamente un teorico realista della democrazia, Sartori rifiuta il modello della cosiddetta "democrazia maggioritaria", almeno nella versione assolu-tizzata che non garantisce il rispetto dei diritti della minoranza. Nelle sue parole: "C'è anche da tener conto che il 'direttismo' (in qualsiasi forma) sancisce un sistema maggioritario assoluto che è inaccettabile e anche esiziale per la democrazia: perché la democrazia è (...) diritto della maggioranza nel rispetto dei diritti della minoranza, e quindi richiede un esercizio che potremmo definire 'a somma positiva' del potere". Si intende che la decisione democratica non deve essere il risultato di uno scontro in cui c'è chi vince tutto (la maggioranza) e chi perde tutto (la minoranza), bensì dev'essere frutto di un processo deliberativo in cui possono vincere (chi più, chi meno) tutti i giocatori. Questo modello di democrazia si fonda sul principio dell'eguale dignità di ogni posizione politica, ed è molto distante non solo dalla pratica politica attuale, ma anche da ciò che traspare dai discorsi pubblici dei nostri rappresentanti politici. Un secondo esempio può essere quello del rapporto tra democrazia e mercato. Sartori riconosce che il sistema economico di mercato ha per circa due secoli promosso la liberal-democrazia, ma, tenendosi ben distante dalle posizioni acritiche che nei peg- Strumenti giori casi confondono tale sistema economico con la democrazia tout court, ne denuncia i pericoli, anche strutturali, per la democrazia stessa. In conclusione, un libro che con trenta brevi abbozzi tocca tutti i concetti politici fondamentali, in relazione alla teoria della democrazia, e che, in tempi di diffuso analfabetismo politico, può contribuire all'educazione del "cittadino non educato" (Norberto Bobbio). Nelle conclusioni Sartori cita La ribellione delle masse di José Ortega y Gasset, un libro degli anni trenta nel quale il cittadino è identificato come l'"uomo massa", "un bambino viziato e in- grato che riceve in eredità benefici che non merita e che, di conseguenza, non apprezza". Sartori si chiede se questo "bambino viziato" sarà in grado di affrontare le sfide durissime che ci aspettano, non nascondendo di avere forti dubbi. cattaneof74@yahoo.it F. Cattaneo è dottore di ricerca in studi politici all'Università di Torino Gerry Stoker PERCHÉ LA POLITICA E IMPORTANTE Come far funzionare la democrazia ed. orig. 2006, trad. dall'inglese di Simona Garavelli, pp. 321, €20, Vita e pensiero, Milano 2008 ✓""^vuesto lavoro di Gerry K^J Stoker si propone di at-tuauzzare le tesi e gli argomenti presentati negli anni sessanta da Bernard Crick nel suo Difesa della politica. L'approccio è quello di un mite e ottimista professore britannico, infastidito dalla stato delle grandi democrazie di massa in cui l'affluenza alle urne diminuisce costantemente e la fiducia nei politici e nei partiti, e di conseguenza nelle istituzioni rappresentative, è in inarrestabile e continuo calo. Per Stoker la politica è l'arte della composizione dei contrasti, soprattutto nelle moderne società plurali e complesse. Il libro ricostruisce in maniera ricca e dettagliata i dubbi e le contraddizioni che accompagnano la proliferazione e lo sviluppo delle cosiddette "democrazie reali" e dei processi di disaffezione nei confronti della politica, tipici di tutti i paesi occidentali. Anche dal punto di vista delle possibili soluzioni non vengono proposte facili scorciatoie: si parla dei mutamenti nel mondo della militanza, delle nuove forme di partecipazione, di originali soluzioni per la selezione della rappresentanza politica a vari livelli, dei temi dell'informazione, dell'istruzione e della formazione del cittadino. Quello che nella lunga trattazione sembra mancare è una maggiore consapevolezza della differenza tra il fenomeno dell'apatia politica e quello recentemente battezzato come antipolitica, Il capitolo dedicato al populismo e al suo caratteristico slancio polemico nei con- fronti delle istituzioni rappresentative non è banale, ma il fenomeno viene liquidato un po' troppo in fretta come marginale. Se la politica è mediazione fra posizioni a volte molto differenti la causa principale della sua crisi di popolarità è per Stoker l'apparente inadeguatezza, o la scarsa visibilità, delle soluzioni ai problemi concreti che scaturiscono da questo processo di mediazione; e da qui una lunga invettiva contro il diffuso cinismo politico di chi sostiene che la realtà contemporanea sia ormai troppo complessa e impossibile da gestire con soluzioni e procedure "democratiche" capaci solo di corrompere le persone coinvolte. Scarsi sono gli accenni a un fenomeno in rapidissima ascesa, e ben più preoccupante di un po' di diffidenza popolare nei confronti dei potenti: la continua crescita dell'intolleranza verso le opinioni altrui, cioè il rifiuto della politica non perché incapace di mediare, ma proprio a causa di questa sua funzione. e l'apatia politica nasce dal-la disillusione e dal cinismo, l'intolleranza è un fenomeno per certi versi opposto: luoghi comuni e slogan facili ne sono le armi ideologiche. Forse per un studioso di cultura anglosassone come Stoker la tolleranza è un dato scontato, ma più illuminanti mi sembrano in proposito le osservazioni di Fabio Ba-roncelli (Il razzismo è una gaffe, Donzelli, 1996), un acuto osservatore della realtà, che, pur conoscendo e amando la mite e tollerante tradizione britannica, è molto più diffidente nei confronti del fenomeno: "F'in-tolleranza di solito non nasce dalla carenza di valori, o dall'indifferenza, bensì dal proliferare rigoglioso di 'cose in cui credere', e di giudizi di valore sparsi generosamente ovunque, e per i più vari motivi". g massimo.cuomo@unito.it M. Cuomo è dottorando in filosofia politica all'Università di Torino /VvA AV, PALAZZO BRICHERASIO DELLEANI E IL SUOTEMPO DELLEANI LA VITA E LE OPERE DELLEANI E IL CENACOLO DI SOFIA DI BRICHERASIO TORINO PALAZZO BRICHERASIO BIELLA MUSEO DEL TERRITORIO BIELLESE SAN SECONDO DI PINEROLO (TO) CASTELLO DI MIRADOLO 26 SETTEMBRE 2008 18 GENNAIO 2009 28 SETTEMBRE 2008 11 GENNAIO 2009 11 OTTOBRE 2008 11 GENNAIO 2009 PROVINCIA DI TORINO