VILLAGGIO GLOBALE da BUENOS AIRES Francesca Ambrogetti Un saggista messicano e uno scrittore argentino hanno vinto nelle rispettive categorie l'edizione 2008 del premio letterario istituito dal quotidiano di Buenos Aires "La Nación" con l'adesione della casa editrice "Sudamericana". Un premio affermato, al quale partecipano ogni anno centinaia di autori che risiedono in America Latina e in Spagna. Quest'anno testi originali sono giunti anche dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra e dall'Italia. La giuria ha deciso che tra i saggi il più meritevole era La muerte della ciencia politica di César Cansino e tra i romanzi Forastero di Jorge Accame. Nel primo lo scrittore messicano sostiene che la scienza politica si è vuotata di contenuto per due ragioni; lo scollamento dalla vita sociale e culturale dei popoli e il distacco dalla filosofia e la saggezza che le hanno dato origine. "La scienza politica agonizza racchiusa in una concezione epistemologica e in un criterio metodologico che non sono all'altezza delle esigenze della realtà sociale contemporanea e in particolare della democrazia dei nostri giorni" si legge nelle motivazioni per l'assegnazione del premio al miglior saggio. Quello di Cansino, in sintesi, tenta di trovare la risposta a un difficile punto interrogativo e cioè se sia possibile contribuire alla conoscenza e all'affermazione della democrazia attraverso il suo studio scientifico. Quanto al romanzo Forastero, è un giallo nel miglior stile alla Raymond Chandler, pieno di suspense ma al tempo stesso molto verosimile. Lo scenario è una piccola città argentina di provincia e la trama mette in luce il profondo sentimento di ostilità nei confronti di chi proviene dalla capitale. Come il forestiero del titolo, che tenta di indagare nei segreti del luogo mentre gli abitanti cercano di creare gli anticorpi per respingerlo. Accame è molto noto come drammaturgo, in particolare per Ve-necia, uno dei lavori teatrali di maggior successo in Argentina degli ultimi anni. da PARIGI Marco Filoni Solito chiacchiericcio della rentrée. Quasi settecento romanzi nuovi di zecca, che invadono gli scaffali delle librerie e riempiono intere pagine culturali dei giornali. Salvo poi, finito il momento magico che dura poche settimane, vedere solamente una decina di titoli che rimangono vivi nel dibattito, e sono quelli che valgono. Mentre quelli che vendono, si contano su una mano. Ma fra novità e soliti nomi, successi annunciati che non hanno successo e imprevedibili scoperte - questo il lato davvero interessante del fenomeno - vale la pena segnalare un solo volume in uscita. Si tratta di un inedito di Paul Valéry, vagamente scandaloso e dai toni erotici piuttosto acuti. Uscirà il prossimo 4 novembre per le edizioni Fallois, e avrà come titolo Corona et Coronilla. Si tratta di poemi e brevi composizioni dedicate a Jeanne Loviton, che al secolo sarà conosciuta con lo pseudonimo maschile con il quale si firmava: Jean Voilier. Protagonista dell'ambiente letterario parigino, fu anche un'intelligente donna d'affari: diresse due case editrici, fra le quali le Editions Denoèl, che acquistò subito dopo la fine della seconda guerra (con Robert Denoèl si sarebbe dovuta sposare, se non fosse stato assassinato nel dicembre del '45). Donna di mondo, visse "celebri" amori che fecero la felicità delle molte malelingue letterarie francesi. Fu il più grande amore di Valéry, che vi fu legato dal '38 al '45 (gli ultimi anni della sua vita, mentre lei era più giovane di una ventina d'anni). Ma anche di Jean Girau- doux, Saint-John Perse, Curzio Malapar-te, diversi uomini politici e di stato, nonché qualche celebre donna. Come diceva di lei Francois Mauriac, era "l'ultimo personaggio da romanzo di questi tempi". Comprensibile, dunque, la curiosità per le parole infiammate di passione che Valéry le dedicò. Alcuni studiosi ne erano a conoscenza, ma gli eredi del poeta hanno fino a oggi ostacolato la pubblicazione per non infangarne la memoria: ci sono voluti ben sessantatre anni affinché la famiglia acconsentisse a renderli pubblici. Bisogna però dire che non vi è nulla di scandaloso. Si tratta di amore, che è il soggetto di ogni singolo poema. Amore vero, una sincera passione che Valéry visse intensamente e con tutto se stesso, e che lo accompagnò sino alla fine della sua vita. Quando Jeanne gli annunciò l'intenzione di sposare Denoèl, il poeta rimase sconvolto. Inviò all'amata quasi mille lettere, alcune delle quali contenevano questi poemi (sono poco più di centocinquanta). Soggiogato dalla sensualità di Jeanne e affascinato dalla sua intelligenza, rinnovò quegli stili ai quali aveva rinunciato da quasi quindici anni: sonetti, epi- grammi, odi, ballate, madrigali. E qui il poeta lascerà posto alle emozioni: parole spesso improvvisate, piene di erotismo e a volte anche crude, ma sempre testimoni di un grande amore. da LONDRA Pierpaolo Antonello Ossessionata forse in maniera eccessiva dal fascismo e dalle sue varie declinazioni e implicazioni di carattere politico e culturale, la storiografia inglese, esemplare per metodicità e spettro di interessi, ha forse trascurato altri momenti altrettanto significativi della storia italiana del Novecento e che un forte impatto hanno avuto nella memoria storica collettiva del nostro paese. Uno di questi è certamente la prima guerra mondiale, evento di portata ovviamente epocale che, del resto, ha covato quei germi storici, politici e sociali che avrebbero portato qualche anno dopo all'avvento al potere di Mussolini. Rispetto a questo primo devastante conflitto mondiale, i ricordi e le letture del pubblico britannico sono dominati soprattutto dai resoconti degli eventi che interessarono il fronte occidentale, e in particolare dal confronto franco-tedesco, diventato emblematico di una nuova brutale modalità di conflitto, quello di trincea; ma poco si è detto e scritto del fronte orientale, in particolare di quello italiano, e sul milione e mezzo di persone che morirono nel Nord-est del nostro paese per lo scontro con l'impero austroungarico. Questa parziale lacuna è ora ripercorsa dall'attenta e toccante ricostruzione di Mark R. Thompson in The White War: Life and Death on the Italian Front, 1915-1919 (Faber and Faber). Nella prosa di Mark Thompson, nient'affatto annacquata dalla prosopopea patriottica e nazionalista che ancora caratterizza molte ricostruzioni storiche date in pasto agli studenti italiani, si staglia uno scenario di disperazione e morte, di insensatezza e ottusità militare, di brutalità e stenti, culminato nella disfatta di Caporetto, e che è stato solo parzialmente raccontato, anche dai nostri migliori scrittori, come Ungaretti o Gadda, che Thomson ricorda e cita ampiamente (oltre agli ultimi sopravvissuti dell'epoca) per trovare un punto di vista interno a uno dei massacri più drammatici patiti dagli italiani nella loro storia secolare. Nella ricostruzione di Thompson si staglia soprattutto una figura dominante e emblematicamente negativa, quella del generale Luigi Cadorna, insensibile alla quantità di sangue versato per assecondare tattiche di ingaggio anacronistiche e ineffettuali da compiersi con un esercito assolutamente impreparato e dalle risorse palesemente scarse. Un sacrificio inutile nelle sue dimensioni, animato dalla prosopopea della guerra come mezzo igienico per fortificare la nazione. Una nazione che allora, come oggi, vive più di retorica che di responsabilità pragmatica. Le immagini Le immagini di questo numero sono tratte da Cattedrali della terra, di Marco Ferrazza, pp. 352, CDA & Vivalda, Torino 2008. A p. 5, "Sala riunioni" dell'Alpine Club a Zermatt nel 1864, disegno di J. Malo-ney, inciso da E. Whymper. A p. 8, Ritratto di Edward Whymper. A p. IO, John Ruskin in una fotografia in tarda età. A p. 16, Mer de Giace vista dalla Flagère in una guida di metà Ottocento. A p. 25, John Ruskin ritratto da George Richmond (1843). A p. 37, John Ruskin a 24 anni in un acquerello di George Richmond (1843). Il nuovo bando del Premio Italo Calvino Ventiduesima edizione 2008-2009 1) L'Associazione per il Premio Italo Calvino in collaborazione con la rivista "L'Indice" bandisce la ventiduesima edizione del Premio Italo Calvino. 2) Si concorre inviando un'opera inedita di narrativa (romanzo oppure raccolta di racconti, quest'ultima di contenuto non inferiore a tre racconti e di lunghezza complessiva di almeno 30 cartelle) in lingua italiana e che non sia stata premiata ad altri concorsi. Si precisa che l'autore non deve aver pubblicato nessun'altra opera narrativa in forma di libro autonomo, presso case editrici a distribuzione nazionale o locale. Sono ammesse le pubblicazioni su Internet, su riviste o antologie. Nei casi dubbi è opportuno rivolgersi alla segreteria del premio. Qualora intervengano premiazioni o pubblicazioni dopo l'invio del manoscritto, si prega di darne tempestiva comunicazione. 3) Le opere devono essere spedite alla segreteria del premio presso la sede dell'Associazione Premio Calvino (c/o "L'Indice", via Madama Cristina 16, 10125 Torino) entro e non oltre il 15 ottobre 2008 (fa fede la data del timbro postale) in plico raccomandato, in duplice copia cartacea dattiloscritta ben leggibile. Le opere devono inoltre pervenire anche in copia digitale su dischetto o cd-rom, da allegare al pacco contenente copia cartacea (l'invio per e-mail crea problemi di sovraccarico e intasamento e occorre pertanto evitarlo). I partecipanti dovranno indicare sul frontespizio del testo il proprio nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, e-mail, data di nascita, e riportare la seguente autorizzazione firmata: "Autorizzo l'uso dei miei dati personali ai sensi della L. 196/03". Per partecipare si richiede di inviare per mezzo di vaglia postale (intestato a "Associazione per il Premio Italo Calvino", c/o L'Indice, Via Madama Cristina 16, 10125 Torino) euro 60,00 che serviranno a coprire le spese di segreteria del premio. I manoscritti non verranno restituiti. 4) Saranno ammesse al giudizio della giuria le opere selezionate dal comitato di lettura dell'Associazione per il Premio Italo Calvino. I nomi degli autori e i titoli delle opere segnalate saranno resi pubblici (anche in rete) in occasione della premiazione. 5) La giuria è composta da 5 membri, scelti dai promotori del premio. La giuria designerà l'opera vincitrice, alla quale sarà attribuito un premio di euro 1.500,00. "L'Indice" si riserva la facoltà di pubblicare un estratto dell'opera premiata. I diritti restano di proprietà dell'autore. L'esito del concorso sarà reso noto entro il mese di maggio 2009 mediante un comunicato stampa e la pubblicazione sulla rivista "L'Indice". 6) Ogni concorrente riceverà entro giugno (2009) - e comunque dopo la cerimonia di premiazione -, via e-mail o per posta, un giudizio sull'opera da lui presentata. 7) La partecipazione al premio comporta l'accettazione e l'osservanza di tutte le norme del presente regolamento. Il premio si finanzia attraverso la sottoscrizione dei singoli, di enti e di società. Per ulteriori informazioni si può telefonare il venerdì dalle 9.30 alle 16.00 al numero 011.6693934, o scrivere a: premio. calvino@tin .it