L'INDICE ■■dei libri delmeseBI Storia Braccia, armi e cibo per il Fiihrer di Enzo Collotti Adam Tooze IL PREZZO DELLO STERMINIO Ascesa e caduta dell'economia nazista ed. orig. 2007, trad. dall'inglese di Roberto Merlini, pp. 950,€ 38, Garzanti, Milano 2008 Storico economico a Cambridge, Adam Tooze si propone con questo imponente volume di ripercorrere le tappe della politica economica del Terzo Reich prospettando un punto di vista nuovo. Muovendo da un assunto storiografico che è anche un'affermazione di carattere metodologico, ossia dallo scarto che si è verificato negli ultimi decenni tra i progressi degli studi politico-ideologici e la stagnazione di quelli storico-economici sul regime nazionalsocialista, ossia come egli scrive una storiografia "a due velocità", l'autore mira a superare questa dicotomia riportando al centro della storia del nazismo gli sviluppi dell'economia non come distinto comparto disciplinare settoriale, ma come parte integrante degli sviluppi complessivi del Terzo Reich. Con allusione in particolare alla questione razziale, che oggi è al centro degli studi sul nazismo, l'autore enuncia sin dall'introduzione l'obiettivo complessivo della sua ricerca: "E solo riesaminando le basi economiche del Terzo Reich, concentrandoci sulle questioni della terra, del cibo e della manodopera che si può capire a fondo lo straordinario processo di radicalizzazione cumulativa che ha trovato la sua manifestazione più sconvolgente nell'Olocausto". Una traccia sviluppata con costante sguardo critico alla storiografia che lo ha preceduto, facendo giustizia di molti luoghi comuni. ontano da astrazioni teoriche • e da ogni forma di determinismo, Tooze risale alle origini dello straordinario processo di mobilitazione delle risorse, comprese quelle umane, messo in moto sin dal 1933 dal regime nazista per esaminare le tappe del progetto politico complessivo di Hitler e riconoscerne la "profonda irrazionalità". Contrariamente a una vecchia tesi della storiografia diplomatica che rinfacciava a Hitler la sottovalutazione della presenza e delle potenzialità degli Stati Uniti, Tooze sostiene che l'obiettivo principale del progetto hitleriano, in cui si saldavano politica di potenza ed esasperazione ideologica, ossia il sogno di .liberare la Germania dall'influenza della cospirazione ebraica internazionale, poggiava inequivocabilmente sull'identificazione della cospirazione mondiale ebraica con la potenza degli Stati Uniti, sui cui parametri di sviluppo si dovevano misurare i ritmi di crescita della Germania e le sue ambi- zioni imperialistiche. In questo contesto l'America non rappresenta l'incognita del conflitto che si scoprirà definitivamente nel 1941, ma una sorta di sottinteso permanente punto di riferimento, che ovviamente non avrebbe potuto impedire gli errori e gli abbagli dovuti alle decisioni degli uomini del gruppo dirigente nazista, che erano pur sempre i protagonisti della storia della Germania. Al di là delle diverse fasi che attraversò la politica del Terzo Reich, essa ebbe sin dall'inizio un obiettivo costante: la ricerca del Lebensraum, dello "spazio vitale", non era un obiettivo propagandistico, ma voleva essere, con l'implicito sottinteso della conquista del "grande spazio" nell'est dell'Europa (l'assalto alla Russia già teorizzato nel Mein Kampf e ora amplificato ideologicamente con la lotta contro il bolscevismo), il tentativo di creare un contraltare continentale europeo alla potenza del continente statunitense come avamposto e copertura dell'ebraismo mondiale. Un obiettivo che saldava interessi politico-strategici, visione geopolitica e fattori ideologico-raz-ziali. Una "grandiosa strategia di guerra razziale" che costringeva Hitler a inseguire senza posa i progressi degli Stati Uniti e a non potersi mai fermare nel corso della guerra, perché neppure un'alleanza con l'Unione Sovietica, con l'apporto delle sue materie prime, avrebbe potuto garantire il primato della Germania. Infatti, soltanto la sottomissione dell'Urss avrebbe fatto trionfare una supremazia della Germania, che per emanciparsi dalla concorrenza statunitense rischiava di trovarsi a dipendere dall'Urss stessa. Un vicolo cieco nel quale la Germania nazista si cacciò, nell'irraggiungibile obiettivo di battere sul tempo il pieno dispiegarsi dell'alleanza angloamericana, guidata solo dall'intransigente volontà di un'affermazione razziale. Tooze mostra molto bene come la conquista di buona parte del continente europeo e il tentativo di organizzare il Gros-sraum come grande area di sfruttamento a beneficio del Terzo Reich si rivelarono alla fine illusori, salvo che nella potenza distruttiva che portarono alla luce. Scrive lo storico inglese: "Il 22 giugno 1941 il Terzo Reich lanciò non solo la più vasta operazione della storia militare, ma scatenò anche una campagna di violenza genocida, anch'essa senza precedenti. La fecalizzazione sulla distruzione della popolazione ebraica è stata percepita come l'aspetto realmente peculiare di questa campagna. Tuttavia, nell'Europa orientale, epicentro dell'Olocausto, lo sterminio degli ebrei non fu un crimine isolato: l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica si comprende molto meglio se la si legge come l'ultima grande espugnazione territoriale nella lunga e sanguinosa storia del colonialismo europeo". Nella terza parte, che analizza l'estensione planetaria del conflitto e ora più che mai la sua dimensione di "guerra totale", l'autore mette a fuoco, muovendo dalle conseguenze della crisi militare del 1941-1942 come fosse un terreno d'osservazione privilegiato, le strozzature del mercato del lavoro e del reclutamento della manodopera, terreno come pochi altri idoneo a verificare il nesso tra obiettivi ideologici e scelte economiche. "Quanto al problema fondamentale della manodopera - scrive Tooze - è difficile sottrarsi all'impressione che il Terzo Reich si trovasse di fronte a una contraddizione insuperabile tra la sua ideologia genocida di impronta razzista e gli imperativi concreti della produzione". L'emergere del primato della politica e la ricerca di compromessi tra ideologia e pragmatismo sono tra i motivi dominanti della problematica della gestione della manodopera estranea alla Volksgemeinschaft, cui Tooze dedica particolare attenzione: si tratta dei prigionieri di guerra sovietici condannati a morire di fame, dei lavoratori stranieri in generale, della manodopera ebraica, tutte categorie sulla cui pelle si sarebbero dovuti realizzare i compromessi imposti dal pragmatismo del- le esigenze concrete e che in realtà furono vittime dell'ideologia. Questione della manodopera, economia alimentare e massimizzazione della produzione degli armamenti rappresentano i settori chiave per valutare l'esito dello sforzo finale della mobilitazione delle risorse del Terzo Reich. Memore di avere richiamato l'attenzione sulla necessità di integrare nella storia del Terzo Reich le biografie dei suoi esponenti, alla terna dei problemi chiamati in causa l'autore associa la triade degli uomini rappresentativi responsabili dei rispettivi settori: Sauckel, lo spietato protagonista del reclutamento forzato dei lavoratori stranieri; Herbert Backe, inflessibile gestore dei rifornimenti alimentari per il Reich e responsabile per l'affa-mamento delle popolazioni dei territori occupati; infine Albert Speer, che una pubblicistica a effetto ama dipingere presentandolo come l'architetto del Fiihrer, quasi un'appendice estetizzante del capo. Come ministro degli armamenti nell'ultimo triennio della guerra, Speer fu sicuramente il protagonista di un'impressionante crescita della produzione bellica, accompagnata da uno straordinario dispiegamento propagandistico, che fu all'origine del mito del genio tecnologico che Speer stesso alimentò sino alla sua morte e che abbagliò anche alcuni degli esegeti del Terzo Reich (la vittima più illustre di questo abbaglio fu certamente Joa-chim Fest). Nel capitolo diciassettesimo, dedicato a Speer, l'autore fornisce i dati tecnici del processo di riorganizzazione della produzione bellica da lui promosso, che si risolse in una rinnovata alleanza tra il regime nazista e la grande industria, e smaschera con vigore polemico la visione del tecnico apolitico (come già aveva fatto con Backe). Questo del rapporto tra tecnocrati e regime nazista è un equivoco che sopravvive in una parte almeno della storiografia e che Tooze ha il merito di avere affrontato senza mezzi termini: "E fu in quel momento di crisi che Speer mostrò la sua vera natura. Irremovibile nella lealtà al Fuhrer, Speer non si astenne dal ricorrere ai mezzi di coercizione più estremi, se apparivano necessari per un ulteriore ciclo di mobilitazione sacrificale". Un discorso che va al di là del caso Speer e che contribuisce a collocare nella giusta dimensione all'interno dei rapporti di potere affermati nel Terzo Reich la componente tecnocratica, smentendone l'apoliticità sostenuta da alcuni teorici del nazismo come "modernizzazione". E. Collotti insegna storia contemporanea all'Università di Firenze Nessun tributo al camerata germanico di Claudio Vercelli ■1 Anne Marie Matard-Bonucci L'ITALIA FASCISTA E LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI ed. orig. 2007, trad. dal francese di Andrea De Ritis, pp. 514, € 29, il Mulino, Bologna 2008 elle tante parole che si susseguono in circa 500 pagine, tra testo e note, una espressione colpisce più delle altre quando, dovendo definire il contesto in cui matura la decisione di varare una legislazione antisemita, l'autrice parla di "clima di febbrile improvvisazione". Siamo nei paraggi di un ossimoro. Ma bene esprime la lievitazione di iniziative, proclami, gesti e atti che si accompagnarono al varo delle disposizioni sulla razza, a partire dalle quali si ingenerò un meccanismo, tanto potente quanto inesorabilmente violento, che portò, infine, alla deportazione e allo sterminio di migliaia di persone. Il libro di Matard-Bonucci è una corposa indagine "sulla natura e sulla funzione dell'antisemitismo di stato nel quadro di un regime totalitario". Come tale, si interroga sulle esigenze che mossero Mussolini verso tale approdo, cogliendo nell'aspetto della mobilitazione permanente delle coscienze l'elemento centrale dell'intera vicenda. Articolato in quattro parti e in venticinque agevoli capitoli, con una ricca bibliografia, il volume è una convincente ricostruzione del periodo che va dal 1938 al 1945. Nel fare ciò si sofferma sui diversi passaggi che connotarono l'evoluzione della politica razziale nostrana. Da un lato l'autrice rileva i caratteri di rottura che essa assunse rispetto alla tradizione liberale post-unitaria. Dall'altro tratteggia i profili di coerenza che tale scelta offriva rispetto al regime, alle sue campagne coloniali, all'avvicinamento alla Germania di Hitler e, più in generale, alla preparazione del paese alla guerra. Consustanziale al fascismo e ai suoi obiettivi era l'innervarsi in un processo di radicalizzazione politica, ideologica e culturale che, dopo più di quindici anni dalla ascesa al potere, ridesse fiato alla mobilitazione della collettività. Da questo punto di vista, ciò che è considerato un capitolo del fenomeno europeo dell'antisemitismo di stato, sancito da apparati legislativi e dall'implicito e silente consenso della società, non può più essere letto con le attenuanti che hanno troppo spesso caratterizzato il giudizio storico. Non si è in presenza di un "errore" del regime né di un tributo al "camerata germanico", bensì di una autonoma scelta, coerente con l'indirizzo di fondo assunto da Mussolini. Benché corposo, il libro, per come è strutturato, si presta anche ad una destinazione didattica, offrendo ai lettori una chiara esposizione di fatti e idee, eventi e personaggi. Non si cerchi in esso una originale ipotesi di ricerca che non sia quella coincidente con la necessità di dare coerenza, soprattutto per chi si approssima per la prima volta a questo tema, ad una narrazione ampia e ariosa. Matard-Bonucci è chiara nella definizione dei ruoli e delle funzioni assolte dai diversi comprimari che si adoperarono per il buon esito delle turpi persecuzioni. Emerge così il ritratto a tutto tondo di un paese - il nostro - sospeso tra machiavellismo e ferocia, tra modernità e barbarie, tra indifferenza e violenza, essendo le seconde il mero reciproco inverso delle prime. Il libro si segnala quindi per la sua chiarezza espositiva e per la sua funzionalità di testo di riferimento per ulteriori studi. Il tema, del resto, in lingua italiana, non latita più da tempo. Adam Tooze IL PREZZO DELLO STERMINIO