riNDJCF v, MLILLLa J.UuL.fc \w \w A * 4 ► Con atti e con parole Rivistando Gli eterni ritorni X jfl X X MUNDUS Rivista di didattica della storia pp. 240, € 25, n. 1, Palumbo, Palermo 2008 Dopo la chiusura della rivista "I viaggi di Erodoto", avvenuta nel 2001, mancava nel panorama italiano dei periodici una pubblicazione specificatamente dedicata alla didattica della storia, in cui la riflessione teorica e metodologica sui vari aspetti legati all'insegnamento della storia e alla formazione di una coscienza storica nella società fosse accompagnata dalla proposizione di strumenti didattici e di materiali di aggiornamento per gli insegnanti. Questa lacuna è stata finalmente colmata con la pubblicazione, avvenuta nella prima metà del 2008, della rivista "Mundus", diretta da Antonio Brusa, uno dei più noti e stimati studiosi italiani di didattica di questa disciplina. Alla riflessione sui problemi della didattica sono dedicate le prime due rubriche della rivista: "Questioni" e "Ricerche". Nel primo numero queste due sezioni mettono a fuoco soprattutto i temi legati al rapporto tra memoria pubblica, ricerca storica e insegnamento, con un occhio attento non solo alla situazione italiana, ma anche a quella europea e mondiale. L'apertura al dibattito internazionale sui temi della didattica della storia si presenta come una scelta strategica di "Mundus", che va accolta con il massimo favore, anche tenendo conto del fatto che l'Italia in questo campo non è certo all'avanguardia. La rubrica "Dossier" propone invece un argomento monografico con contributi di vari specialisti che l'insegnante può utilizzare per il proprio aggiornamento personale e, laddove possibile, come materiale da fornire agli studenti. In questo numero l'argomento trattato nella rubrica è il Neolitico, presentato con un'ampia e ricca mole di materiali, anche iconografici, facilitata X X X X ^ X X X X ^ X s X X X dall'utilizzo di una grafica efficace e del colore. La sezione "Laboratorio" presenta esperienze didattiche e riflessioni di natura metodologica. Anche per questa rubrica il primo numero della rivista contiene il resoconto di proposte italiane e straniere. Tra le prime segnaliamo la presentazione di un'esperienza, realizzata da una scuola media di Bari, sull'uso del gioco e del cellulare come strumenti per la visita intelligente dei siti archeologici; tra le seconde, il lavoro svolto in due licei catalani di ricerca-di-battito sul tema del conflitto israelo-palestinese (e, più in generale, del confronto tra punti di vista opposti su uno specifico passato storico), realizzato dagli studenti con l'ausilio di materiali elaborati da un gruppo misto di ricercatori israeliani e palestinesi. Concludono la rivista alcune rubriche ("Panorama", "Biblioteca" e "Strutture") dedicate rispettivamente alla descrizione di iniziative di carattere storico-didattico, alla recensione di libri e di altri materiali (in questo numero si parla anche di videogiochi di contenuto storico) e alla presentazione di un'associazione o istituto che si occupa di questi temi. Gli obiettivi di "Mundus" mi sembrano decisamente condivisibili e di sicura utilità nell'ambito della realtà della scuola italiana, così come coerente con questi obiettivi risulta l'articolazione della rivista. Le uniche riserve che mi sento di formulare riguardano alcune scelte specifiche di questo primo numero. In particolare, non risulta chiaro se per le prime due rubriche l'impianto che ci si propone di realizzare è di tipo monografico, con la trattazione di un unico tema o di temi affini affrontati da punti di vista differenti, come solo in parte e in modo non sempre coerente accade in questo numero. Tuttavia, con ogni probabilità, si tratta di difetti di rodaggio, inevitabili in una rivista al suo esordio. Giorgio Giovannetti X "L'ECOLE VALDOTAINE" Potrebbe far bene alla scuola disporre di luoghi pubblicistici in cui raccontare esperienze, analizzare problemi, valutare informazioni, di luoghi cui partecipino soprattutto studenti e insegnanti, insomma, uno specchio del proprio lavoro quotidiano. Ovviamente questa autoriflessione è più facilmente possibile su base locale, regionale per esempio. Le riviste nazionali inevitabilmente devono assumere un orizzonte molto vasto e più astratto e, in particolare, sono tenute a riferirsi soprattutto alla legislazione nazionale, a teorie pedagogiche generalizzanti e alle dispute sull'assetto del sistema scolastico; esse non possono, a parte i complicati e saccenti idiomi che spesso le caratterizzano e che tuttavia non sono affatto necessari, essere prossime all'esperienza viva dell'insegnamento che giorno dopo giorno si svolge nelle aule. Si sa che (come in qualsiasi altra burocrazia) l'ordinamento della scuola è molto importante per le pratiche che in essa effettivamente accadono; ma la scuola non si riduce a burocrazia, la contrasta, e quindi le pratiche meriterebbero uno speciale lavoro autoriflessivo. Questi pensieri ci sono sollecitati da una particolare rivista "locale", "L'école valdòtai-ne". Certo, essa ha goduto di quel prevedibile incentivo che consiste nella ricostruzione, nella difesa, nel mantenimento dell'identità socioculturale di una particolare regione autonoma, innanzitutto caratterizzata dal bilinguismo. È un quadrimestrale di ottanta pagine, grafica attraente, articoli in italiano e in francese, e la vocazione preminente a raccontare esperienze. Sta per compiere sessant'anni: la rivista è nata infatti nel 1949, all'indomani della seconda guerra mondiale, come reazione al tentativo in cui il fascismo si era adoperato per lunghi anni al fine di cancellare un'identità così poco recintabile nell'idea di popolo-nazione. Promossa dall'assessorato dell'Educazione e della Cultura della Regione autonoma della Valle d'Aosta, all'inizio è soltanto un bollettino rivolto ai maestri, diviene rivista nel 1960 e si apre alla collaborazione di tutti i maestri della Valle, si interrompe nel 1968 (esito delle tensioni politiche?), riprende nel 1988, fino a oggi, in collegamento con l'Irrsae e con un decisivo allargamento a tutti i livelli di scuola (università compresa). Ha una direzione editoriale, un'équipe pedagogica, un comitato scientifico internazionale, un comitato tecnico di dieci membri e un folto gruppo di collaboratori. Predilige temi monografici, intorno ai quali convoglia il sapere di esperti e il racconto di vive esperienze ("Les trois L: Lire, Lire, Lire", "Passion et Ennui", "Chantiers d'istoire" ecc.). Con la sezione "Alle radici dell'innovazione" ha proposto perfino un interessante ripensamento di più antichi modelli di scuola, il linguaggio che la rivista adopera è ammirevole per chiarezza e per misura. Non mancano i tributi alla dignità del lavoro scolastico e perfino la difesa orgogliosa del suo valore. Forse soltanto si potrebbe imputarle una linea eccessivamente istituzionale: tale nel senso specifico di una scarsa presenza, nei suoi articoli in lingua italiana e francese, di quelle tensioni drammatiche che attraversano, non possiamo dubitarne, anche le pratiche scolastiche della regione valdostana. Ma se in altre parti d'Italia si volesse dar luogo a simili strumenti di autoriflessione, questa rivista potrebbe essere attentamente studiata come modello di partenza. Maria Pia D'Angelo X X X X X X Nel corso di questi mesi diversi prestigiosi istituti di ricerca europei e italiani, dal-l'Ocse alla Banca d'Italia, hanno battuto sul tasto dell'inadeguatezza del sistema scolastico italiano: il livello di formazione in Italia è tra i più bassi tra quelli dei paesi avanzati; i nostri studenti sono carenti in particolare in matematica e nelle scienze, ma anche in italiano e storia; in Italia non si conoscono le lingue straniere; l'abbandono scolastico dopo la terza media in certe aree del paese riguarda uno studente su quattro e, infine, il sistema in uso di verifica e di valutazione è un colabrodo che lascia passare tutto e non promuove le capacità né aiuta a recuperare le carenze. Bene (o meglio male): questo è il quadro. E allora, dopo un lungo chiacchiericcio estivo in cui si sono esercitati diversi esponenti politici, dinnanzi a una situazione così deteriorata, che cosa decide per la scuola il governo su proposta del ministro Gelmini? Nulla che riguardi i conclamati problemi della scuola, ma in un decreto legge a uso mediatico stabilisce di fare scrivere i voti a fianco dei giudizi sulle schede della scuola media, di "reintrodurre" il voto di condotta in modo che faccia media con gli altri voti, con l'obiettivo di frenare il bullismo, di "introdurre" (ma c'è già nei programmi scolastici, semplicemente si muta il nome) l'insegnamento dell'educazione civica, sanitaria e stradale. Non stiamo neppure a commentare la disposizione di scrivere "per maggior chiarezza" i voti accanto ai giudizi: per carità, nulla da ridire, ma che a "sufficiente" corrisponda un 6 non è un mistero per nessuno. Una riflessione ben più ampia merita invece la questione del voto di condotta. In primo luogo non è la novità di cui parla tutta la stampa, perché il voto di condotta nella secondaria superiore c'era già e la possibilità di non ammettere uno studente alla classe successiva c'è sempre stata, anche senza ricorrere al 5 in condotta. Il comportamento dello studente a scuola entra sempre nella valutazione da parte del consiglio di classe, ma l'eccessiva commistione tra giudizio sulla condotta e la verifica delle competenze acquisite è una delle più gravi iatture della valutazione nella scuola italiana: infatti, se si mescola nel giudizio il comportamento in classe e l'acquisizione delle competenze si finisce per non giudicare correttamente né un aspetto né l'altro. Tra l'altro è curioso il fatto che, nelle disposizioni emanate il 31 luglio 2008 relative alle linee su cui si dovranno elaborare i regolamenti d'istituto, il ministro ribadisca il principio della "non interferenza tra sanzione disciplinare e valutazione del pro- fitto", salvo poi, dopo meno di un mese, per dare l'impressione di severità, proclamare l'idea peregrina che il voto di condotta "farà media" con i voti di profitto. Non è certo così che si combatte il bullismo (che comunque è un problema marginale della scuola). Per un'azione efficace bisogna capire chi è il "bullo": di solito è uno studente che segue in maniera esasperata i modelli comportamentali vigenti e trionfanti nella nostra società, cioè punta al privilegio, si serve della sopraffazione, colpisce chi non gli si sottomette, umilia e perseguita i più deboli, vuole imporre la propria legge con la forza e la corruzione. Ottiene la vittoria quando la maggioranza subisce in silenzio o sempre in silenzio gode dei "vantaggi" delle sue malefatte. I comportamenti da bullo nella società italiana sono spesso approvati e non di rado istituzionalizzati: come possono essere combattuti a scuola? O si rompe a scuola e attorno alla scuola il cerchio di omertà e di implicito consenso alla logica della prevaricazione (e ci sono sia al Nord che al Sud insegnanti che lo sanno fare) oppure si può fare ben poco con il decreto legge sul voto di condotta. Certo, a questo proposito è importante che D'Educazione alla Costituzione e alla cittadinanza" venga insegnata, ma essa soprattutto va applicata: se la democrazia e la legalità non vengono messe in pratica non vivono e non possono essere trasmesse; se il rispetto delle persone, di tutte le persone, di qualsiasi provenienza, lingua e tradizione, non diventa il valore fondante della cittadinanza, l'educazione civica si rivela solo un arido elenco di norme; se le regole non vengono rispettate in primo luogo da chi ha il dovere di farle rispettare, le regole stesse diventano uno strumento di prevaricazione. Ma per tutto ciò la scuola da sola non basta: sarebbe necessario cambiare i modelli sociali a cui necessariamente si ispira la formazione, ma non sembra che gli esempi più noti vadano in questa direzione. Sembra invece che per il presente e per il futuro il verbo più amato dal ministro sia il verbo "ritornare": ritorno della condotta, ritorno al voto, ritorno al maestro unico, ritorno del grem-biulino... Tornando indietro tutti i problemi del sistema formativo rimangono sul tappeto, intatti e ignorati, e ai giovani e a tutto il paese viene proposto uno statico remake del passato invece di valide prospettive per un futuro. V.V. Per abbonarsi abbonamenti@lindice.net