N. 12 Idei libri del mese| 19 Sotto il cielo delle Scritture. Bibbia, retorica e letteratura religiosa (secc. XIII-XVI) , a cura di Carlo Delcorno e Gio- vanni Baffetti, pp. 249, €30, Olschki, Firenze 2009 Se l'omiletica è stata un genere impor- tante nella letteratura italiana dal medioe- vo al Seicento, l'eloquenza dei predicato- ri non è sfuggita alle critiche di vuoto for- malismo: si pensi alla oratoria sacra del francescano Francesco Panigarola, nel secondo Cinquecento, definita da un au- tore ugonotto come "vain babile riche- ment fardé". Eppure, proprio la retorica, con il suo repertorio di figure e immagini, forma lo strumento principe di quell'inces- sante riformulazione della Bibbia che la predicazione ha sviluppato nei secoli. Gli atti di un convegno bolognese del 2007, ora pubblicati, permettono di seguire in dettaglio la storia appassionante di que- ste riletture, che collegano peraltro l'omi- letica ad altri generi religiosi: libri devozio- nali, poesia spirituale, pagine mistiche. Se, infatti, per la tradizione esegetica cri- stiana la Sacra Scrittura è occasione di commento e interpretazione, per la misti- ca leggere la Bibbia diventa un'esperien- za profonda, che va oltre il libro nel quale ha fondamento, scavalcando il linguaggio per giungere a comprendere la divinità. L'area più variegata e ricca di spunti, in questa rassegna sul recupero biblico nel- la letteratura dei primi secoli, è comunque quella della poesia: lo dimostrano nume- rosi contributi ospitati nel volume e dedi- cati alla Commedia dantesca, ai laudari (da Bianco da Siena a Feo Belcari), fino alle prove liriche, di Vittoria Colonna e Tor- quato Tasso, ormai in pieno Cinquecento. Il repertorio offre infinite possibilità di va- riazione e riscrittura, come è noto, giun- gendo sino alle frontiere vere e proprie del discorso religioso: quelle che lo sepa- rano dal reimpiego parodico dei materiali sacri, come avviene in certa lirica amoro- sa che riutilizza le formule bibliche trasfor- mandole in ben altra cosa. Rinaldo Rinaldi Emanuele Cutinelli-Rèndina, guicciardini, pp. 326, € 19,50, Salerno, Roma 2009 La sua capacità di "risolvere l'irredimi- bile caoticità di un reale in fondo senza valore nella perfezione letteraria della pro- pria prosa" coincide con "il fluire lento e maestoso" delle sue pagine, "con i loro ci- clopici blocchi sintattici nei quali ogni sfu- matura, ogni dettaglio, ogni palpito della realtà è pesato, registrato e collocato al suo posto". Una simile forza razionalizza- trice della scrittura è davvero il segreto della Storia d'Italia, e proprio sul capola- voro di Francesco Guicciardini (uscito po- stumo nel 1561) la nuova monografia di Cutinelli-Rèndina si sofferma con finezza. "Prima vera storia d'Europa nel senso mo- derno", l'opera importa per l'oggetto - la crisi degli stati italiani dopo la morte di Lo- renzo il Magnifico - ma ancor più per il metodo: da una parte l'esigenza di "pene- trare nelle intenzioni e nelle pulsioni più segrete dei protagonisti svelando il dise- gno che era all'origine delle loro azioni", dall'altra l'assillo "per la fondatezza di ogni notizia", i "dubbi continui che assal- gono lo storico", l'indicazione delle ricer- che necessarie a risolverli. La cura osses- siva dello stile e della sintassi non trasfor- ma tuttavia Guicciardini in un letterato. Egli è infatti un uomo d'azione, un funzio- nario mediceo per tutta la vita immerso nella politica. La scrittura, semmai, diven- ta lo strumento per dipanare la verità sto- rica, in un esercizio "segreto" svolto pa- rallelamente ai negozia, ma con passione altrettanto grande. Basti pensare allo ster- minato epistolario, o alle molteplici reda- zioni dei Ricordi, per intendere le alte am- bizioni di questa prosa che coglie in profondità la crisi del sapere moderno, l'impossibilità di incanalare la politica e il comportamento umano in un sistema di "regole": sotto il segno del "tempo" e di un futuro imprevedibile, sotto l'ombra incom- bente dei principati assoluti. (R.R.) Domenico Fisichella, montesquieu e il go- verno moderato, pp. 195, € 17,50, Carocci, Roma 2009 L'opera di Montesquieu non è facilmen- te riconducibile a un principio unitario. Anche l'opzione filo-inglese, pur così vul- gata nella manualistica, sembra scolorirsi fin quasi a scomparire nel mare magnum dello Spirito delle leggi, un libro che ap- pare come uno sterminato puzzle fatto di troppe tessere. Rispetto a questa diffi- coltà euristica, la chiave di lettura che Fi- sichella adopera in questo volume è quel- la dell'analisi sistemica, mutuata dalla scienza politica contemporanea. A suo avviso, il barone de la Brède ha messo assieme una macroteoria dove interagi- scono un sistema ecologico (clima, terra, mare), un sistema della natura umana (passioni, ragione), un sistema sociale (costumi, religioni, usanze), un sistema politico e normativo (guerra, pace, diritto, regimi politici). L'autore procede poi a una disamina ordinata che si concentra in un'analisi serrata dei testi, riuscendo a sfrondare le ridondanze dell'opera e a metterne in luce il nocciolo. La riflessione montesquieuiana ha una finalità antidi- spotica, che rimanda alla situazione fran- cese del tempo. Il lungo regno di Luigi XIV ha depotenziato in modo pericoloso i tra- dizionali equilibri politici del regno, so- prattutto snervando e ridimensionando la nobiltà, con il rischio di degenerare in un regime dispotico. In controluce a questa critica, si disegna l'ideale di un governo moderato capace di contenere il potere, riequilibrandolo tanto sul piano sociale che su quello delle istituzioni. L'analisi, però, non si limita alla sagace rilettura di un classico, ma propone un interrogativo che investe la politica attuale. Se il gover- no moderato è un ideale condivisibile, quali sono le sue possibilità di inverarsi in un contesto come quello contemporaneo, così lontano dall'orizzonte in cui Monte- squieu pensava e scriveva la sua opera? Maurizio Griffo Riccardo Albani, joseph de maistre e il problema della sovranità, pp. 235, € 20, Editoriale Scientifica, Napoli 2009 Torna in scena il "materialista mistico" Joseph de Maistre, principe di tutti i pen- satori controrivoluzionari. E fu proprio il "disordine" provocato dalla Rivoluzione francese a "trasformare" il tranquillo magi- strato di Chambéry nel pensatore politico più agguerrito che la filosofia figlia dei Lumi si sia mai trovato con- tro. Albani coglie la "novità" di de Maistre rispetto a molte delle teorie politiche circo- lanti in quei tempi: an- zitutto, la critica alla ri- duzione del fenomeno religioso a "fatto priva- to"; l'intuizione che lo stato moderno, fonda- to su convenzioni e ri- dotto a un rapporto di- retto con l'individuo singolo, privo della mediazione garantita dai corpi intermedi, potesse degenerare in una forma inedita di dispotismo, peggiore di quello orientale; infine, il sospetto che l'uguaglianza e la fraternità, intese come eliminazione delle gerarchie, producesse- ro più facilmente conflittualità endemica che armonia diffusa. Si analizza allora il quesito che ossessionerà il pensatore sa- voiardo per tutta la vita: che cosa poteva garantire la stabilità del potere ed evitare che i popoli precipitassero in uno stato di permanente agitazione? È il problema della sovranità, messo costantemente a confronto con l'istituzione della chiesa cattolica. Attraverso un'ampia indagine fi- lologica, il libro ci mostra quanto certe idee anticonformiste rispetto al proprio tempo fossero maturate prima del 1789 nella mente di de Maistre, avverso alla ti- pica tendenza illuministica di derubricare a pregiudizio tutto ciò che era tradizione, assai meno artificiale delle convenzioni che Rousseau voleva introdurre nel rap- porto tra governanti e governati mediante il "contratto sociale". Eppure de Maistre sarà "contaminato" dai Lumi e difenderà il cattolicesimo sulla base degli stessi valo- ri universalistici di cui la chiesa avrebbe dovuto rivendicare la paternità. Danilo Breschi Gustavo Corni, popoli in movimento, pp. 196, € 12, Sellerio, Palermo 2009 La fine dell'Ottocento ha registrato, sulla scia di un nazionalismo teso ad assumere fisionomie aggressive, l'emergere di feno- meni inediti, tra cui quello delle migrazioni coatte, alla luce del quale, Corni ripercor- re gran parte della storia europea del XX secolo. Con una ricostruzione accurata, l'autore introduce il tema a partire dallo sterminio degli Armeni (1915) e prende poi in considerazione tre fasi cruciali: a) gli anni della Grande guerra, segnati dalla riorganizzazione del continente secondo i "14 punti" del programma wilsoniano; b) quelli della Seconda guerra mondiale, drammaticamente tra- vagliati dall'espansio- nismo nazista; c) infine quelli compresi tra il 1945 e il decennio suc- cessivo, contraddistinti dall'esodo di milioni di tedeschi dalle regioni dell'Europa orientale. Se nei primi anni Venti il principio dell'autode- terminazione legittimò la tendenza a costruire Stati nazionali etnica- mente omogenei e giu- stificò lo spostamento e lo scambio - come a Losanna(1923)-di in- tere popolazioni, gli anni Trenta e Quaranta furono segnati da politiche di riorganizza- zione demografica, fondate su presuppo- sti razziali o idelogici. Si pensi, da un lato, alla strategia hitleriana, tesa ad assicurare alla Germania la conquista di un adegua- to spazio vitale, e, dall'altro, alle espulsio- ni effettuate, per ordine dei dirigenti sovie- tici, a danno di polacchi, ucraini, tatari e ceceni. Nei capitoli conclusivi Corni rico- struisce alcuni dei principali fenomeni di migrazione coatta del dopoguerra - in Po- lonia e in Cecoslovacchia a danno dei te- deschi e nella regione istriano-dalmata a danno degli italiani - offrendo suggeri- menti utili ad evitare il rischio che, guar- dando a quel processo in forza del quale i carnefici di un tempo divennero vittime, il lettore non specialista finisca per essere tratto in inganno dalle sempre più ricorren- ti strumentalizzazioni. Federico Trocini Q k O co CD CO Francesco Barbagallo, L'Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008), pp. 304, €23, Carocci, Roma 2009 Direttore della rivista "Studi Storici", docente all'Univer- sità Federico II di Napoli, Francesco Barbagallo si occupa da oltre trent'anni di problematiche connesse alla storia ita- liana, in particolar modo a quella meridionale moderna e contemporanea. L'obiettivo che si prefigge in quest'opera, perfettamente conseguito, consiste nella strutturazione di una storia dell'Italia recente, la quale strutturazione, rima- nendo sempre chiara, equilibrata, precisa ed essenziale, ten- ga conto anche di variabili non facenti capo per via diretta al mondo della politica (ad esempio, il contesto culturale interno e l'arena politica internazionale). Questo benché sia alla politica italiana e ai suoi partiti che viene, com- prensibilmente, rivolto l'interesse primario, anche al fine di mettere a fuoco il leitmotiv dell'analisi: la divisione sempre registratasi fra le diverse parti, in seno all'Italia del dopo- guerra, nei momenti di passaggio più delicati. Fosse dovuto al partito "americano", a quello "roma- no" o a quello "sovietico'L nemmeno durante le fasi più critiche si è infatti mai riusciti a realizzare una solida unità nazionale. A dimostrarlo, la tormentata dialettica che portò alla formazione dei governi di centrosinistra prima, al compromesso storico poi, ma anche al falli- mento di entrambi quegli esperimenti politici, sotto i fulmini atlantici, vaticani, neofascisti, imprenditoriali, tutti convergenti nel denunciare il vero o meramente ideologico ruolo del "fattore K", mentre altri e ben più pericolosi fattori agivano più o meno nell'ombra. Un caso lampante di questa generale tendenza, da Barba- gallo molto ben ricostruito, si ebbe al tempo del rapi- mento Moro, con la vanificazione, a opera di Psi e Fri, dei tentativi conciliatori posti in essere dal Pei; riguar- do alla vicenda, lo storico salernitano, sulla base di mol- teplici indizi, non sembra voler respingere l'ipotesi di Brigate rosse almeno in parte eterodirette, il che, nel paese di Gladio e delle stragi impunite, non potrebbe ormai stupire. L'Italia si presenta infatti come una nazione in cui, da sempre, una parte politica governa, più o meno aperta- mente, contro l'altra, fenomeno del quale in questi ultimi anni si sono fra l'altro osservate le più inequivocabili ma- nifestazioni. Con il nobile pretesto della Guerra fredda, ta- le approccio ha finito per causare una pluridecennale im- passe della democrazia, dalle conseguenze assai gravi. Ep- pure, quando alla fine del 1989 cade il Muro di Berlino, il Pei appare già da anni sicuramente più adatto a governare il paese nell'osservanza delle leggi costituzionali di quanto lo sarà, appena un lustro dopo, Silvio Berlusconi, magnate delle telecomunicazioni e iscritto a un'organizzazione oc- culta fondata da un poetuncolo parafascista per modificare sottobanco in senso autoritario lo stato. Peraltro, Barba- gallo crede a una sorta di "machiavellismo inconsapevole" dell'uomo di Arcore, e alla sua sincerità nel non riuscire davvero a scorgere alcun conflitto di interessi fra il proprio impegno politico e il gigantesco giro d'affari che non ha mai effettivamente cessato di ruotargli intorno. Daniele Rocca __________•