transitoria di domanda straordinaria interna ed estera; ma la loro situazione sarà facilitata se le immissioni di capitale estero, strumento anzitutto di riordinamento più efficiente, diverranno ragione di interessamento diretto al buon esercizio, ai rifornimenti e agli smerci, a una neutralità benevola nel duro conflitto della risorta concorrenza. Noi Piemontesi possiamo ricordare come nostre aziende (es. FIAT, SIP) abbiano tratto non già asservimento ma solidità e benefici dagli ingenti prestiti americani dell’altro dopoguerra; e non sarà male, per le ragioni appena dette, che gli interventi assumano espressioni anche più strette e collaborative, come la pratica economica rende inevitabili, e non senza carattere di bilateralità, tutt’altro che improbabile in molti casi. Di tutto questo devono rendersi conto i nostri dirigenti politici, al disopra della sterile disputa tra liberisti e vincolisti; e poiché governi e popoli d’oltre Oceano appaiono sinceramente convinti della libertà economica e della necessità di dare, sappiano essi rompere le barriere e accogliere gli investimenti e le partecipazioni, le molte forme di collegamento e di assistenza. Per non morire e per evitare l’impulso a nuove sanguinose e sempre illusorie crociate di giustizia internazionale: almeno perché non si debba credere di loro, come disse Tomaso da Kempis della maggioranza degli uomini, che amino la pace ma non le cose che vi conducono! Settembre 1947 65