Vili Correttivi piemontesi per il credilo medio e lungo Si sono avute in passato numerose costituzioni di consorzi o enti di partecipazione per l’esercizio di forme delimitate o speciali di credito, sul piano nazionale (Istituto Mobiliare Italiano, Consorzio Nazionale per il Credito agrario di miglioramento, Consorzio di Credito per le opere pubbliche, Istituto di Credito per le imprese di pubblica utilità) e regionale (Istituti federali di credito agrario); ma si trattò di iniziative per lo più appoggiate da pressioni politiche, contro le quali le aziende di credito cercarono di ridurre per quanto possibile le quote rispettive nella previsione, sempre confortata dalla realtà, di un rendimento inadeguato. E infatti, a parte la economicità o meno di simili consorzi, è certo che gli enti partecipanti anche nelle più corrette situazioni ricaveranno un saggio già depurato di spese consortili e quindi inferiore a quello generale di impiego; mentre dovrebbero realizzare anche un margine di compenso per l’immobilizzo quasi indeterminato della quota e il rischio praticamente sottratto al loro controllo. Tutto questo varrebbe oggi nei riguardi di un prospettato « Consorzio dì credito mobiliare » tra le aziende di credito operanti in Piemonte, con l’aggravante dell’attuale elevato saggio di costo dei depositi. Vi è quindi da ritenere che dette aziende, indotte eventualmente a consorziarsi senza finalità di interesse proprio, cercherebbero in sede costitutiva di ridurre al minimo il concorso capitale e di aver garantita una remunerazione superiore al costo del loro denaro, il che già iscriverebbe un fattore di gravosità sul fondo base. Soprattutto si deve poi temere che le banche partecipanti, incaricate del 59