prestigio assicurato, senza ostacolo degli organi governativi che non debbono dare nulla, con appello a un pubblico particolare o quanto meno a un lato particolare del pubblico risparmiatore, appena sfiorato da enti e iniziative finanziarie nazionali quasi sconosciuti. Si tratta naturalmente di una realizzazione limitata, con funzione forse di esempio e incoraggiamento, alla quale le economie aziendali dovranno associare nella più ampia forma l’immissione dei capitali propri e le sottoscrizioni pubbliche di aumenti o di costituzioni collaterali. Occorre poi soprattutto non dimenticare che una soluzione razionale e adeguata del problema della ricostruzione e della riconversione non potrà assolutamente prescindere, per il Piemonte come per Pltalia, dal concorso vigoroso e da cospicue iniezioni, per buon numero di anni, del capitale estero. Oggi tale questione è vista e snaturata sotto l’angolo di visuali politiche: si odono invettive e si mantengono divieti legali contro gli investimenti esteri in Italia e quelli nostri all’estero, si denuncia ogni trapasso attraverso le frontiere come una calamità pubblica, una inondazione o un terremoto, con la vuota e gretta retorica di un nazionalismo economico che pensavamo definitivamente debellato dalle rovinose esperienze degli ultimi decenni. Contro i ragionevoli richiami al ripristino dell’economia di scambio, della libera circolazione dei capitali e dei beni (e degli uomini), si proclamano a gran voce gli esperimenti isolazionisti dell’Inghilterra e della Russia, come se la nostra potesse essere una economia imperiale o continentale e non avessimo invece bisogno della frattura di tutti i sipari, dovendo importare grano e grassi per vivere, petrolio e carbone e metalli e fibre per applicare le energie di lavoro ed esportare manufatti in pagamento di tutto quanto. È istintivo ritornare col pensiero all’epoca chiusasi col 1914, che con un sufficiente liberismo seppe realizzare una completa economia internazionale di mercato, e insieme il più recente grande progresso dell’umanità: epoca che ci appare oliasi mitica, retta da uomini ragionevoli e veramente animati dal senso di una solidarietà e di una responsabilità collettive. Da quelle esperienze giunge l’insegnamento: che l’investimento di capitale straniero avvantaggia in definitiva l’investitore assai meno dell’economia sovvenuta, in quanto quest’ultima realizza sempre tutto il progresso potenziale insito nella propria situazione e finisce con l’acquisire il capitale mutuato. Oggi a questa legge normale si aggiunge per l’Italia una necessità vitale di esercizio. Nessuno si illuda che talune industrie (ad esempio, quella cosiddetta pesante, la grossa meccanica, ecc.). cresciute con le protezioni e al momento aneh’esse ravvivate dall’ossigeno effimero dell’inflazione, possano vivere per forza intrinseca oltre la fàse 64