Come la milanese « Banca di Credito Finanziario », il nuovo istituto potrebbe esercire il credito a medio termine (durata massima 5 anni) raccogliendo risparmi con buoni fruttiferi e depositi vincolati con scadenza da 1 a 5 anni e altre operazioni passive entro il termine massimo quinquennale. Per l’esercizio del credito a lungo termine si potrebbero emettere serie di obbligazioni mobiliari ad ammortamento per estrazione e serie di cartelle ipotecarie per ricostruzione immobili industriali. Naturalmente, trattandosi di ente del tutto autonomo e non essendo concepibile di affidare tale complesso di operazioni passive all’organizzazione territoriale di altre banche concorrenti nella raccolta del risparmio, sarebbe necessario creare una rete di filiali abbastanza capillare da assicurare una sufficiente base di acquisizione del finanziamento. A questo punto si possono rilevare le incognite funzionali del nuovo istituto. La banca milanese non è autonoma ma ha dietro di sè la più potente organizzazione finanziaria nazionale (Banche di interesse nazionale), atta a sostenerla in fase di sviluppo e nell’evento di crisi, in aggiunta ed a prescindere dall’esito della raccolta diretta di depositi e altri finanziamenti. Non occorre essere versati nelle segrete cose, ma basta osservare talune operazioni previste all’art. 3 dello statuto (collocamento di azioni e obbligazioni e compravendita di titoli azionari e obbligazionari) per comprendere che la Mediobanca è stata costituita dai « grossi » bancari per esercire e manovrare settori meno consentiti dagli ordinamenti vigenti: si tratta quindi di interessi ingenti e ben precisi, che saranno sostenuti in forma pratica assai più che giuridica dalle complesse forze di gruppo, e non già di forze isolate e promosse da interessi collettivi addirittura regionali e da generica solidarietà. Tutto questo ci rende alquanto pensosi, sempre richiamandoci alle esperienze del credito mobiliare, su quelle che potrebbero essere le sorti della banca dopo i primi passi inevitabilmente mossi entro i limiti di una prudente e moderata progressione, quando invece il servizio di regolare estinzione di una vasta massa di impegni dovesse trovarsi intralciato da qualche crisi di carattere generale: da tale preoccupazione ci troviamo indotti a preferire l’inserimento in un organismo complesso, alla ricerca di una soddisfacente riduzione del rischio di congiuntura. Ci sembra di non dover però tralasciare, in un periodo nel quale il risparmio scoraggiato dalle gravissime falcidie recate dalla svalutazione monetaria ai beni nominali cerca di conseguire una realità d’impiego, un istituto per noi nuovo, ma assai diffuso e apprezzato in paesi finanziariamente più avanzati ed evoluti. Intendiamo riferirci alle « Società fiduciarie « (Investment Trusts) che 61