N. 26 15 Gennaio 1948 CONSIGLIO DI REDAZIONE dott. AUGUSTO BARGONI prof. dott. ARRIGO BORDI N prof. avv. ANTONIO CALANDRA dott. GIACOMO F R I S ETTI prof. dott. SILVIO GOLZIO prof. dott. FRANCESCO PALAZZI - TRIVELLI * prof. dott. LUCIANO GIRETTI Direttore dott. AUGUSTO BARGONI Condirettore responsabile --:_.__*_!--J QUINDICINALE A CURA DELLA CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA E AGRICOLTURA DI TORINO L'ARTE DI FARE LE PACI E' noto che le generazioni umane, nel loro succedersi, alternano in ciclo fasi 'di progresso a fasi di decadenza ed è ormai a tutti chiarissimo che di progresso, inteso come aumento e raffinamento d'i civiltà, non ha nulla a che fare con il sémplice perfezionamento della tecnica, e cioè con una « scienza » indifferente alla mo- rale. Invenzioni © scoperte mei settore materiale o non morale dell'attività umana si riducano a fornire stru- menti d'azione, di -cui gli uomini possono ad arbitrio servirsi per di bene o per il malie, creando o distrug- gendo, migliorando le comuni condizioni idi vita o abbassando la vita stessa a un livello di barbarie primitiva. Si potrebbe, col servirsi *di un'immagine tratta dalla meccanica, raffigurare la civiltà come la ■condizione di equilibrio di una leva tra forze morali e forze materiali. Un aumento di queste ultime senza un aumento corrispondente delle prime turba l'equi- librio della leva; come il «progresso» puramente scientifico e tecnico, privo di corrispondente « pro- gresso » morale, turba l'equilibrio Idi una civiltà e porta fatalmente alle catastrofi della decadenza. Ne a'tìbiamo esempio nella moderna situazione di crisi, Ha .quale non è altro 'Ohe squilibrio tra morale e tecnica, tra qualità e quantità, tra freni Inibitori o. imperativi categorici della coscienza >e strumenti di distruzione messi dalla scienza a disposizione dell'uo- mo. La lotta per la civiltà e per il progresso vero deve quindi mirare -alla conservazione dell'equilibrio, nel senso che quanto più aumentino, per le inven- zioni tecniche, i mezzi per arrecarsi vicendevolmente danno, tanto più debbono in corrispondenza aumen- tare le norme o regole o confini atti a limitare l'uso violento di essi tra i singoli e tra le nazioni. Di tale lotta moderatrice ci hanno dato esempio chiarissimo alcuni tra i secoli passati. Non è forse senza una ragione profonda che la polvere da sparo scoperta dai cinesi ie riscoperta dagli europei nel IX secolo con la trentaduesima formula di Marcus Grae- cus ha cominciato a trovar uso bellico, tra noi, sol- tanto a partire dal 1400; come non è senza una ragione che un insieme di regole Iscritte e non scritte ha dal medioevo alla rivoluzione francese e a Napoleone cer- cato sempre di sottoporre la guerra alle norme di un fair play sportivo, vietando ad esempio di colpire il cavallo del nemico — e la regola venne violata con la riprovazione dei benpensanti alla battaglia di Ta- gliacozzo — creando dei codici cavallereschi, e giun- gendo infine, nel secolo XVIII — per tanti aspetti mo- dello di civiltà ella nostra odierna degenerazione — alle campagne e agli scontri ma- _ novrati senza alcun spargimento di sangue, come quelli del Mare- sciallo di Sassonia nelle Fiandre, realizzanti l'ideale ariostesco del vincere gloriosamente senza vittxy- ria sanguinosa, che « spesso far suole il capitan men degno ». Se la regola, se il limite alla violenza valeva in tempo ■ di guer- ra, a maggior ragione doveva va- lere in tempo di pace, e le paci, per esser durature e non pure e semplici tregue d'armi, avean da es- ser tali da riconciliare gli avversari, unendo per i vinti, agli immancabili sacrifici, vantaggi tali da indurli ad accettarle no;n solo come impegno morale (quando, naturalmente, la pace fosse stata negoziata e non imposta con qualsivoglia forma di «Diktat») ma anche come accordo apportante benefici. A simili princìpi, e cioè al condurre la guerra con la massima moderazione possibile — «perchè il vin- citore stesso vi trova il suo vantaggio », scriveva nelle sue Rêveries Maurizio di Sassonia — e al fare la pace in modo da arrecarsi il maggior possibile bene reciproco, l'Europa dovette in passato, secondo una espressione del Montesquieu, ripetuta in una celebre miemoria di Talleyrand, la sua conservazione e l'au- mento della sua prosperità, sia pure in mezzo alle guerre frequenti che in ogni secolo la divisero. Dopo una guerra condotta da tutti senza esclusione di colpi tanto crudeli quanto imbecilli nella loro inutile distruzione, da tre anni ormai il mondo vive nel trava- glio di una pace da raggiungersi ad ogni costo, di una pace tale da permettere finalmente ai popoli la ricostru- zione materiale e morale che rimarrà un vano isoigno s:n quando sui cinque continenti graveranno le ombre orri- bili di un nuovo, possibilissimo e immane conflitto, che soltanto l'ottimismo criminale degli struzzi dal minu- scolo cervello eternamente insabbiato ancor crede di poter esclùdere. Occorre quindi ricordarsi d'urgenza delle antiche regole di moderazione, abbandonare le vendette alla Morgenthau, non distruggere ma costruire e, soprattutto, tener presente che esiste un'economia, la quale sempre e acerbamente si vendica quando la ©ciocca politica del risentimento abbia a trascurarla. Ne avemmo esempio preclaro dopo la cosiddetta pace con- clusa al termine della prima guerra mondiale, pace che i più saggi e lungimiranti fra i nostri profeti — un Fer- rerò, un Nitti o un Cabiati — sùbito, e principalmente proprio per il suo disprezzo dell'economia, giudicarono foriera di nuova guerra. Oggi più che miai, di fronte ad un'Europa letteral- mente a pezzi, che ancora non ricostruisce non produce e non scambia, l'arte di fare le paci ha nell'economia — intesa come strumento ie fine del benessere comune — il suo principale fondamento. Si creino quindi le con- dizioni atte a permettere la produzione di 'tutti in favore di tutti. Perchè altrimenti ogni altro piano, d'occidente o d'oriente che sia, non farà altro che dimostrarsi vtiota e ipocrita accademia provocatrice di nuovi disastri. * SOMMARIO: Notiziario estero......... pag- 14 L'arte di fare le paci....... Pag. ,1 Per l'avvenire di una tradizionale industria torinese (A. Grassotti) . Pag. 16 Sviluppo ed evoluzione dell'eco- 19 nomia americana (C. Sircana) . . pag. 2 Borsa compensazioni ....... pag. Quando la politica trascura l'eco- Il mondo offre e chiede...... Pag- 2Í nomia (S. Tomasino)....... pag. 3 Disposizioni ufficiali per il com- Frutticoltura e cooperazione in Alto mercio con l'estero....... pag. 24 Adige e in Piemonte (C. Rava) . . pag. 5 < Breve rassegna della «Gazzetta uf- Rosa dei venti........... pag. li ficiale» ............ pag. 27 Mercati.............. pag. 13 Produttori italiani ........ pag. 29 I