cupazione: a parte il fatto che un saldo passivo mercantile di circa 700 miliardi fu già raggiunto e superato in anni recenti (643 nel '56 e 701 nel '57) con un livello di scambi sensibilmente inferiore a quello attuale, va ricordato che oggi tale saldo passivo è compensato da un equilibrio dei nostri conti internazionali e trova quindi la sua copertura dall'attivo delle altre partite (cosiddette « invisibili ») della bilancia dei pagamenti. Non è poi il caso — e qui ci richiamiamo proprio a quanto ha detto sempre all'I.C.E. il ministro Martinelli — di guardare alla questione con un criterio mercantilistico — lo Schema Vanoni medesimo non parlava di raggiungimento del pareggio della bilancia commerciale, ma di quello della bilancia dei pagamenti. E quest'ultima è in attivo dal terzo anno di attuazione dello schema di sviluppo. Problemi di una politica degli scambi Tra le altre questioni emerse durante il vasto e approfondito dibattito all'I.C.E., vi è quella fiscale: essa è stata sollevata anche recentemente ad un convegno a Genova, perchè risulta che l'Amministrazione finanziaria pone sullo stesso livello — nel quadro dell'accertamento dei redditi — i presuntivi guadagni derivanti dalle vendite all'interno con quelli derivanti dalle vendite all'estero. Ciò è contrario allo spirito ed alla legge di quella perequazione tributaria che intendeva — con la dichiarazione annuale agli effetti delle im-poste_dirette — introdurre il principio dell'analiticità per tutti gli accertamenti, sul piano di una reciproca fiducia, e di una ragionata osservazione dei fatti economici. Non meno valido, per una politica del commercio estero produttivistica, è il problema del credito e quello dell'assistenza assicurativa, perchè oggi — per competere sui mercati — occorre essere finanziariamente forti, permettere pagamenti dilazionati, stimolare una assistenza tecnica a vasto respiro. Non saremmo davvero obiettivi se negassimo che molti passi avanti sono stati fatti, così come dimostrano, ad es., il provvedimento sull'assicurazione dei crediti all'esportazione in corso di esame alle Camere, lo snellimento dei rimborsi degli oneri fiscali all'esportazione, la maggiorazione di fondi a disposizione dell'I.C.E. e del Mincomes. Ma occorre pure rilevare che mentre passi avanti si compiono per favorire una politica più avanzata del commercio estero, passi avanti si compiono pure negli altri Paesi e che — come giustamente notava il Presidente dell'I.C.E. — l'esame del gruppo dei mercati ad alto livello industriale conferma la necessità che il nostro inserimento tenga conto dell'esistenza di produzioni altamente specializzate e di consumi in rapida evoluzione, stimolati dai progressi incessanti della tecnica produttiva, oltreché da una pubblicità martellante. Occorrono, pertanto, sistematiche e capillari analisi di mercato per specifici settori merceologici, intese ad accertare le sempre nuove possibilità sorgenti dalla dinamica stessa dei singoli mercati. Per il potenziamento dell'azione di «promotion » Potenziare l'LC.E. nella sua opera di assistenza agli operatori e di presenza in tutti i Paesi significa favorire il graduale inserimento dell'Italia tra le Nazioni più agguerrite e significa permettere, specialmente alle piccole e medie aziende, di partecipare in modo saliente ai traffici con l'estero. Occorre mantenere la situazione al livello attuale ed è auspicabile che essa possa essere migliorata. Per far questo occorrono molti mezzi (alle Camere, nel luglio scorso, il ministro parlò della necessità di un piano triennale per 15 miliardi, oltre ai normali stanziamenti) per ausiliare gli sforzi degli operatori privati, per organizzare la nostra presenza su tutti i mercati (in molti dei quali siamo tuttora assenti), per permettere all'I.C.E. di realizzare i suoi compiti istituzionali (partecipazione alla fiere e mostre all'estero, indagini di mercato, missioni di studio, uffici propri in molti Paesi, ecc.). Il problema è stato puntualizzato durante i vari interventi di personalità del mondo operativo — membri del Consiglio Generale dell'I.C.E. -— ed è stato affrontato dall'on. Martinelli, il quale in più occasioni si è dichiarato convinto che il lesinare oggi mezzi sufficienti per l'organizzazione del commercio estero potrebbe significare impegnare domani mezzi maggiori per fronteggiare una crisi dovuta ad una contrazione delle esportazioni. Recentemente alcuni apporti sono stati assicurati: all'I.C.E. un miliardo in più, al dicastero del Commercio Estero oltre tre miliardi in più nello stato di previsione approvato dal Governo: certamente è ancora poco, tanto più se si pensa che immense sono le possibilità degli altri Paesi — anche di minore importanza del nostro — proprio per assicurarsi posizioni di prestigio in tutti i mercati e particolarmente in quelli in corso di sviluppo economico. In ultima analisi, tenendo anche conto di quanto ha sottolineato nel suo lungo ed esauriente intervento il Vice Presidente della Confindustria dr. Pasquato, necessita: a) perseguire una politica fiscale, creditizia ed assicurativa che risponda alle esigenze della produzione e degli scambi; b) facilitare gli afflussi di quei capitali necessari alla trasformazione degli impianti produttivi e delle colture agricole onde rendere più competitivi i nostri prodotti; c) creare all'estero centri di promotion con carattere permanente, aventi il compito di effettuare preliminari indagini di mercato, di ricercare le possibilità di collocamento dei nostri prodotti, di creare rapporti con i nostri operatori economici, di assistere e preparare le missioni dei nostri operatori all'estero, di dare le necessarie assistenze per la partecipazione a fiere e mostre. CRONACHE ECONOMICHE ()]