1 Alcuni dipinti piemontesi sconosciuti deir800 Luigi Malie Non si tratta, qui, di portare in luce 'particolari scoperte. Semplicemente, si rendono noti alcuni pezzi di pittura piemontese ottocentesca, cojiservati in collezioni private, di qualità buona, in tre o quattro casi anche molto notevole o eccellente, i quali hanno tutti qualche elemento di interesse, specie quando si riferiscono ad artisti la cui attività è rimasta, per varie circostanze, nell'ombra, oppure ha avido ai suoi tempi amplissima risonanza, per poi cadere in completa dimenticanza. Iniziamo con un fresco acquerello di Felice Ferdinando Maria Storelli (Torino 1778 - Parigi 1854). Studiò pittura nell'atelier di Palmieri ma già nel 1800 si trasferiva a Parigi, dove cominciò a esporre al Salon del 1808. Mantenne tuttavia sempre rapporti con Torino. Il Palazzo Reale di Torino e il castello di Agliè, hanno opere varie dello Storelli il quale esegui, ad olio oppure ad acquerello, paesaggi d'invenzione e vedute di siti pittoreschi in Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana, Sicilia, Pirenei. Vagamente il paesaggio storelliano richiama quello di Bageiti; manca per lo più la rigorosa fissazione d'un punto di vista scenografico ; la pittura è più leggiadra, più chiara, più rapida di tocco, se si vuole anche più superficiale, più largamente chiazzata, con reminiscenze di decorativismi settecenteschi ma con intonazioni croma- tiche semplificate, terse, freddine, tipicamente neoclassiche. L'acquerello in questione, condotto su carta, ha subito qualche piccola riduzione ai margini, ritagliati a seguito di usura. La firma è ancora bene visibile seppure monca; non sappiamo se al di sotto vi fosse anche la data. Ma quest'ultima non ha poi grande importanza nella produzione d'uno Storelli che, trovato il proprio modo di adesione ad un neoclassicismo memore di vecchi schemi e portato, d'altra parte, ad una gentile ed epidermica vena romantica, non pare abbia più risentito di movimenti pittorici succedentisi attorno a lui, e proprio in Parigi stessa. È firmato e datato 1852 un paesaggio ovale di Giuseppe Camino, raffigurante una piana con rocce e figure presso la Serra d'Ivrea. Il Camino si isola in una fantasia profondamente romantica. Nato a Torino nel 1818, lasciò la carriera amministrativa per la pittura. Tenne studio per qualche tempo con Angelo Beccaria ma fu soprattutto autodidatta. Viaggiò assai in Italia e sostò in Francia ed in Inghilterra; espose qualche veduta francese anche alla Promotrice di Torino. Il suo paesaggio ha un'impronta particolare; risente della sua iniziale attività di scenografo spinto ai colpi d'effetto, nonché CRONACHE ECONOMICHE (fì