INDAGINI E PROBLEMI Appunti di analisi regionale G. Biraghi Da qualche anno funziona presso la nostra Camera eli Commercio un « Centro di Documentazione e Ricerca », la cui attività si rivolge a problemi sia economici che giuridici, di ordine sia interno che internazionale. Alcuni contributi di indagine di questo nuovo servizio (nuovo rispetto alla tradizionale struttura degli uffici camerali) sono già apparsi in passato sulle pagine di questa Rivista. Siamo leti di pubblicare ora la prima parte di uno studio che il dirigente del « Centro » ha preparato su un tema di viva attualità, quello dell'analisi economica regionale. I In questo studio sono presentati, e applicati, alcuni strumenti di quella che gli scrittori anglosassoni chiamano « space economy ». Si tratta, come è noto, di una branca speciale e moderna dell'economia applicata, nell'ambito della quale ha preso ultimamente rilievo la « regional analvsis ». Qui intendiamo appunto utilizzare talune misure tipiche dell'analisi regionale in rapporto ai risultati del IV Censimento generale dell'industria e del commercio, resi noti alcuni mesi or sono dall'Istituto Centrale di Statistica. Il termine di « analisi regionale » è, nel nostro caso, particolarmente adatto: preciseremo infatti l'importanza che ciascuna regione storica del nostro Paese ha in funzione della rispettiva quota di addetti all'industria e al commercio, rapportata al valore di altre quote assunte come pietra di paragone. I rami economici che ci interessano — abbiamo detto — sono quelli in cui è articolata la vasta gamma di attività industriali e commerciali, secondo la rilevazione censuaria. Rimangono esclusi l'agricoltura (eccezion fatta per alcuni tipi di aziende dedite ad attività di natura non prettamente agricola, come l'utilizzazione del bosco, l'esercizio della pesca e l'allevamento in acque dolci, marine e lagunari, le attività di trasformazione, ecc.), in parte i servizi e le attività sociali varie, e del tutto la pubblica amministrazione. La nostra ricerca si risolverà quindi in una rappresentazione della « localizzazione e della concentrazione industriale e commerciale ». Da essa non ci si dovrà attendere l'enucleazione delle cause che hanno determinato questo piuttosto che quell'assetto economico delle varie regioni. Non è questione per ora di « perchè », ma di « come ». Tuttavia non sarà privo di interesse — e l'altrui esperienza lo conferma — pervenire ad una specie di mappa che configuri gli aspetti salienti del profilo economico che contraddistingue l'Italia come insieme di regioni. o o « Ripartizione degli addetti alle attività economiche. - Qualsiasi discorso concreto in tema di analisi regionale suppone una preliminare ricognizione dei dati assoluti emersi dal Censimento. Riportiamo quindi (tab. 1) la distribuzione degli addetti alle attività industriali e commerciali per regione e per ramo di attività economica, secondo le risultanze del 1961. L'esame comparativo di questi dati mette in luce l'importanza relativa dei singoli rami e delle singole regioni. Quanto ai rami, si nota immediatamente che la parte del leone spetta all'industria manifatturiera, cui va il 47,65 o/o dell'ammontare globale di addetti; segue in ordine di importanza il commercio con il 25,37 %>. A notevole distanza si pongono le industrie delle costruzioni e delle installazioni di impianti con il 9,74 °/o; i trasporti e le comunicazioni con il 7,92 °/o; i servizi e le attività sociali varie con il 3,33 °/o; il credito, l'assicurazione e le gestioni finanziarie con il 2,32 °/o; le attività connesse con l'agricoltura, le foreste, la caccia e la pesca con l'I,39 °/n e, ultime, le industrie di produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua nonché le industrie estrattive, rispettivamente con l'I,14 e l'I, 10%. Dal punto di vista geografico, la regione che detiene il massimo peso nella struttura industriale e commerciale del Paese (quanto meno dal punto di vista della massa degli addetti) è la Lombardia, cui tocca una percentuale del 25,32 °/o, pari ad un quarto del totale nazionale. A notevole distanza segue il Piemonte cui compete ITI,95 °/o. In terzo piano abbiamo l'Emilia-Romagna e il Veneto, rispettivamente con 1*8,27 °/o e l'8,17 %. Vengono poi la Toscana con il 7,56 °/o; il Lazio CRONACHE ECONOMICHE | 2J