80.000 t. annue ossia di meno del 5% della sua produzione. Ciò premesso si può dire che l'Italia, oggi, è sostanzialmente autosufficiente riguardo al suo fabbisogno di carta e cartoni. Per quanto concerne il futuro, i produttori italiani stanno realizzando in questo periodo numerosi e notevoli impianti sia nell'Italia settentrionale, sia nell'Italia centro-meridionale e nelle isole. Detti impianti entreranno in esercizio via via, ma ravvicinatamente fra loro, a partire da quest'anno e la relativa produzione sarà in grado di soddisfare largamente gli accrescimenti del consumo nazionale negli anni avvenire, anche se l'aumento del consumo avverrà al ritmo medio eccezionalmente elevato dello scorso quinquennio. D. — L'eventuale adesione o associazione di alcuni Paesi scandinavi finirebbe per modificare le condizioni di equilibrio del Mercato Comune nel settore cartario? R. — L'istituzione del Mercato Comune fra i sei attuali Paesi membri è stata resa possibile dall'affinità delle singole economie nazionali. Quest'affinità, esistente anche nel settore cartario, ha consentito la prosecuzione dello sviluppo del nostro settore industriale seppure in misura differenziata fra Paese e Paese. L'eventuale adesione o associazione dei Paesi finno-scandinavi alla C.E.E. genererebbe una frattura nell'equilibrio in atto, che si fonda sulla tariffa doganale comune voluta dalle regole del Trattato e, nel caso specifico dell'industria cartaria, stabilita ad un livello modesto per tutti i suoi prodotti e bassissimo per la carta da giornale il cui dazio del 7°/o è già frutto di considerazioni politiche. L'adesione dei suddetti Paesi alla C.E.E. equivarrebbe all'immissione nella Comunità di economie non affini alle singole europee. Come è noto, infatti, i Paesi finno-scandinavi, sono detentori di vastissime foreste e quindi favoriti tanto dalla disponibilità locale della materia prima legnosa a basso costo quanto da altri importantissimi fattori ambientali il primo dei quali è l'energia elettrica a bassissimo prezzo; la loro industria presenta quindi la fisionomia della più estesa integrazione tecnica dal legno al prodotto finito. Mentre oggi la spinta esportatrice di carta da tali Paesi verso la Comunità è frenata dalla cintura daziaria comune, parzialmente perequativa delle naturali differenze di costo rispetto all'industria cartaria dei Sei, qualora detta cintura daziaria dovesse cadere come conseguenza di uria estensione del Mercato Comune, l'industria cartaria europea ne subirebbe un contraccolpo di notevoli proporzioni. La stessa cosa avverrebbe se, nelle trattative per l'ingresso della Gran Bretagna nel M.E.C., la cui industria cartaria sul territorio metropolitano è strutturalmente affine a quella europea dei Sei, avesse a prevalere la tesi inglese mirante a ridurre a zero il dazio doganale esterno sulla carta da giornale allo scopo di favorire i notevoli interessi che legano la Gran Bretagna al Canadà. Si assisterebbe, in tal caso, all'instaurarsi di un vastis- simo monopolio canadese e finno-scandinavo nel mercato della carta dell'intera Europa. Non va dimenticato infatti che in questi paesi, che sono i maggiori produttori ed esportatori di carta e di cellulosa, esistono già oggi notevoli eccedenze di capacità produttiva e che gli stessi sono alla ricerca di nuovi sbocchi alla loro produzione che intendono ancora ulteriormente incrementare. Quelle avanti accennate sono le ombre che oscurano il cammino futuro dell'industria cartaria europea. Gli industriali cartari italiani sono tuttavia dell'opinione che le nostre Autorità di Governo, e così pure i negoziatori degli altri Paesi del M.E.C., non mancheranno di dissiparle con la loro azione responsabile, avendo essi presente che per ogni Paese è indispensabile poter contare su un proprio rifornimento di un prodotto di base quale la carta al riparo da possibili vicissitudini politiche ed economiche internazionali e che infine l'industria cartaria europea va salvaguardata sia per l'importanza che essa riveste sia per la multiseco-lare tradizione che essa vanta al servizio dell'economia, dell'informazione, della cultura e dell'arte di tutto il continente. D. — Esiste per l'Italia un problema delle materie prime? In caso affermativo come viene affrontato? R. — Il problema delle materie prime è esistito in Italia da quando l'industria cartaria ha fatto luogo alla sostituzione dello straccio con nuovi prodotti (cellulosa e pasta legno) ricavati da essenze legnose. Data la naturale predisposizione dei nostri terreni alla coltura del pioppo e l'estesa possibilità di impiego delle sue fibre nella fabbricazione della carta, su iniziativa delle Cartiere Burgo venne costituito l'Istituto di sperimentazione per la pioppicoltura di Casale Monferrato allo scopo di promuovere ricerche e studi per selezionare le qualità più idonee e svolgere una estesa e capillare propaganda per raggiungere la massima diffusione della coltura stessa nell'ambiente agricolo. Oggi il pioppo costituisce una cospicua risorsa per l'industria della carta e per altre industrie (compensati, tavolami, ecc.) nonché per l'agricoltura. Poiché però le necessità sono e saranno sempre maggiori sono sorte iniziative atte a favorire il piantamento di essenze resinose a rapida crescita su quei terreni di pianura e di collina non più idonei alle colture agrarie. E' con l'estendersi di quest'opera che l'industria cartaria italiana fa affidamento per una maggiore autonomia nazionale nel campo delle materie prime e quindi di una maggiore competitività della sua produzione nel futuro. E' pertanto sottinteso che qualora si verificassero quelle condizioni alle quali ho accennato precedentemente e che porrebbero in difficoltà il settore cartario (abolizione dei dazi doganali perequativi della Comunità) gli effetti negativi si ripercuoterebbero anche sull'agricoltura che in Italia è notoriamente un settore tanto importante quanto delicato. A questo proposito desidero aggiungere che le ri- CRONACHE ECONOMICHE | 2J