La produzione granaria collima con I autosufficienza. Peraltro è fuflora deficilaria la disponibilità di grano duro. lia poste in decadenza l'avvento delle fibre artificiali; e nemmeno sulla produzione delle erbe officinali, molte delle quali rappresentano più una attività di raccolta che di coltivazione. Qual è il contributo annuo medio dell'economia agricola italiana al bilancio comune? Chi non ha soverchia dimestichezza con i dati elaborati dalla Statistica ufficiale amerebbe conoscerlo. Proveremo perciò a soddisfarne il desiderio, non senza tuttavia premettere che i dati fotografano una realtà suscettibile di variazioni in più o in meno, per alcune voci, a seconda dell'andamento stagionale che in Italia, più che altrove, influisce dispoticamente sull'esito delle colture. GRANO - La produzione granaria collima con l'autosufficienza, in quanto che a una produzione media di 85-90 milioni di quintali si con- trappone un consumo di 88 milioni di quintali. Peraltro, tuttora deficitaria è la disponibilità di grano duro che dobbiamo pertanto continuare ad importarne. Ma anche in questa voce l'autosufficienza non è lontana, grazie alle nuove conquiste della genetica. Anzi bisognerebbe potenziarne la coltura nelle regioni meridionali che le sono favorevoli, per poterne ricavare un contingente da destinare alla esportazione. Quello del grano duro oltre che un problema di genetica è anche un problema di tecnica agronomica. L'empirismo perciò è la prima remora da rimuovere. CEREALI MINORI - La produzione è insufficiente tranne che nel riso. Segale. Se ne raccoglie 1 milione di quintali e non c'è nessuna speranza di poterne ricavare di più dato il progressivo abbandono dei semi- nativi montani, nei quali è il suo luogo economico. Orzo. La produzione sfiora i 3 milioni di quintali e sarebbe suscettibile di incremento se la genetica si interessasse maggiormente alle sue varietà, con l'arma della ibridazione e della selezione. Avena. La produzione oscilla da 5 a 6 milioni di quintali e non appare suscettibile di incremento territoriale e di resa, anche perchè il declino del patrimonio equino, surclassato dalle forze meccaniche di trazione, relega nell'angolo del disinteresse la pianta e la coltura. Mais. Il contingente produttivo annuo è valutabile a 30-35 milioni di quintali, e tende ad aumentare grazie alla generalizzazione delle varietà ibride esotiche e nazionali e alla dilatazione del soccorso irriguo e pluvirriguo. Riso. Le statistiche ufficiali gli riconoscono una produzione di 5 milioni di quintali. La verità vera è che ne produciamo più spesso sette milioni che cinque. Comunque, l'Italia è l'unico Paese della Comunità che ne esporta. La sua eccedenza raggiunge il milione di quintali. Troppo poco rispetto ai tre milioni di quintali che totalizza l'importazione degli altri cinque Paesi della Comunità. COLTURE INDUSTRIALI - La situazione economica delle colture da rinnovo a destinazione industriale non è brillante. Alcune denunziano incrementi di prodotto che nè il consumo interno, nè il commercio di esportazione sono capaci di assorbire. Bietola zuccherina. La sua produzione dev'essere contenuta sui 110 milioni di quintali di radici che permettono di trarne circa 8 milioni e mezzo di quintali di zucchero che sono necessari al fabbisogno interno. Motivo per cui la superficie coltivata dovrà essere limitata a 260 mila ettari. Produrne di più non avrebbe senso, giacché tutti i Paesi della Comunità sono forti produttori di zucchero di barbabietola. CRONACHE ECONOMICHE | 2J