Tale sproporzione continua a permanere anche oggi e non ha quindi influito per nulla il passaggio, nel gruppo Stet, delle Concessionarie Set e Teti, sulla richiesta di revisione della struttura tariffaria, che in Italia si impone, ripeto, qualunque possa essere il tipo di gestione che si voglia adottare. Tale constatazione può essere fatta da chiunque esamini i bilanci e le relative relazioni delle Concessionarie telefoniche e della Capo gruppo Stet e confronti il provento medio per abbonato ed il relativo costo degli impianti. D. — Quali sono i rapporti fra l'A.S.S.T. e le Società Concessionarie e fra queste ultime e VIRI? R. — L'Azienda di Stato per i Servizi Telefonici esercita, oltre la gestione diretta del servizio telefonico interurbano nazionale fra regione e regione e di quello internazionale, il controllo tecnico ed amministrativo delle Società Concessionarie di Zona, onde assicurare l'esatta applicazione delle norme di Legge e di Convenzione. Essa assume pertanto la doppia veste di esercente e di ente di controllo: in particolare nei centri di Compartimento (come Torino e Milano) coesistono negli stessi locali le centrali interurbane automatiche e manuali dello Stato e della Società (che si raggiungono rispettivamente formando il n. 14 ed il n. 10); la diversa figura giuridica del personale addetto ai due impianti ed i diversi criteri e possibilità seguiti dalle due organizzazioni per il reperimento, l'addestramento e la dotazione numerica delle operatrici di commutazione, sono talora causa degli inconvenienti noti al pubblico utente, che peraltro non sempre sa nè può distinguere fra i due complessi. Le cinque Società telefoniche, alle quali fu affidato dal 1925 la concessione del servizio telefonico urbano e di quello interurbano, con le limitazioni sopraddette, hanno una Capogruppo, « holding finanziaria » la Stet, che detiene la maggioranza del pacchetto azionario delle singole società e che provvede inoltre al coordinamento ed al controllo della loro attività. Nel caso nostro, ad esempio la Stet ha il 99,75 % delle azioni Stipel. A sua volta l'IRI possiede il 62 °/o delle azioni Stet. D. — Se si mettessero a confronto le tariffe telefoniche italiane con quelle delle principali nazioni europee, a quali deduzioni si arriverebbe? R. — Il confronto non è così facile come potrebbe ritenersi comunemente; infatti i criteri di tassazione sono diversi nelle varie nazioni e non sempre facilmente comparabili. Per un primo raffronto tra tariffe urbane faremo degli esempi su comuni situazioni di utenza: — una grande azienda, che in Italia, in base al traffico svolto, ad es. di 20 conversazioni urbane giornaliere, ha una spesa annua, per il servizio telefonico, pari a 100, dovrà, richiedendo le stesse prestazioni, affrontare, in Svizzera, un onere pari a 142, in Inghilterra a 162, in Germania a 248 ed in Francia a 314; — facendo la stessa considerazione per una media azienda, sempre considerando uguale a 100 la spesa in Italia per un traffico di 10 conversazioni giornaliere, si ha in Svizzera un onere di 155, in Inghilterra di 190, in Germania di 265 ed in Francia di 335; — il raffronto è particolarmente evidente per l'utenza privata (abitazioni) ove, posto uguale a 100 l'indice di spesa annua per il servizio telefonico in Italia, in base ad un traffico di 4 conversazioni giornaliere, si raggiunge un valore di 215 in Svizzera, 290 in Inghilterra, 370 in Germania e ben 465 in Francia. Possiamo quindi affermare che in nessun paese il servizio telefonico è fornito ad un prezzo così basso come in Italia. C'è poi da considerare che l'attuale struttura del sistema tariffario italiano è causa di incongruenze macroscopiche: pensi che per il congegno della tariffa urbana a contatore, oltre un terzo degli abbonati di Torino e Milano non supera trimestralmente il numero degli « scatti di contatore » compresi nel canone di abbonamento, per cui circa 300.000 utenti Stipel vengono a corrispondere una tariffa pari a sole 17 volte quella di anteguerra, essendo il canone di abbonamento nelle reti a tariffa a contatore applicato con la riduzione del 50 °/o rispetto a quello forfettario stabilito per analoghe reti. I rimanenti 2/3 degli abbonati di Torino e Milano, che hanno conversazioni di supero, vengono poi a pagare — tra canone di abbonamento e scatti di contatore loro addebitati — un importo medio di 28,6 volte anteguerra. Invece gli abbonati delle reti minori, ove vige la tariffa forfettaria, corrispondono canoni di abbonamento pari a 38 volte anteguerra e quindi superiori a quelli che pagano mediamente gli utenti di grandi centri di Torino e Milano ove l'utilità del servizio telefonico è evidentemente ben maggiore e molto più estesa la possibilità di usufruirne. Per quanto poi concerne le tariffe per il traffico extra urbano posso dire che le differenze rispetto a quelle estere sono alquanto minori, però non mai — mediamente — a sfavore di quelle italiane. D. — Qual è la situazione attuale dei collegamenti telefonici nelle frazioni? All'inizio del 1961 erano ancora prive di telefono n. 140 frazioni della Provincia di Torino; quante sono attualmente? R. — La diffusione del servizio telefonico nelle piccole località è stata notevolissima in questi ultimi anni. Occorre tenere presente che nel 1950, anno nel quale fu iniziata la cosiddetta « campagna dei Comuni », nella zona Stipel i telefoni pubblici erano in totale 3.728 e ben 283 capoluoghi di Comune erano sprovvisti di servizio telefonico. Attualmente, in virtù delle provvidenze di legge e, soprattutto, dell'opera della Concessionaria di Zona, gli uffici telefonici sono saliti a 6.263 dei quali n. 680 nella sola Provincia di Torino. Sono naturalmente do- CRONACHE ECONOMICHE | FJ