Manufatti e manifestazioni d'arte nel Piemonte preistorico Luigi Malìe Nel riandare, risalendo i tempi, alle manifestazioni artistiche esplicatesi nella zona del Piemonte, più s'indietreggia verso le prime segnalazioni e più vaga si fa l'individuazione di caratteri qualificativi in stretta aderenza ad un limitato territorio e ad una condizione spirituale peculiare a chi l'abita. S'intende pure che occorre, almeno per lungo tratto delle più antiche fasi, distinguere il lavoro artigianale e d'interesse pratico — seppure d'importanza somma per comprender gli sviluppi d'una primitiva società — dalla vera e propria espressione artistica, non certo allora estrinsecata secondo le moderne convinzioni d'ordine estetico ma sempre condizionata ad una poetica situazione d'animo (magari sot- Urna cineraria protostorica decorata a « stralu-cido » - Torino, Museo di Antichità, Piroga di età preistorica - Torino, Museo di Antichità. to il velo d'una pratica rituale magica) non presumibile sic et simpliciter nella produzione accennata. Le tracce superstiti delle culture preistoriche, sebbene non ricche e discontinue, si diramano geograficamente — e non si allude ad alcun ordine eli sviluppi o nessi di trasmissioni — come recingendo il Piemonte lungo le zone periferiche, sedimentando anche nella parte centrale — poi zona torinese — insinuandosi in località dell'albese, del cuneese (dalle sue regioni tangenti le Langhe alle alpine opposte fino all'alto saluzzese), toccando la vai di Susa, allargandosi nella valle d'Aosta mentre, fra queste ultime, il canavese e le tre valli di Lanzo restano piuttosto isolati salvo casi rarissimi e secondari, pur trovandosi attorniati da circoscrizioni che restituirono testimonianze notevoli. E il percorso s'estende dall'aostano alla Valse-sia al novarese, scende seguendo il biellese ma pare interrompersi, salvo sporadici e già tardi fatti, nel vercellese e nel Monferrato, s'apre infine a includere l'alessandrino. Fino a data recente fu incerto se il Piemonte fosse abitato già nel paleolitico superiore; esplorazioni varie hanno provato la presenza dell'uomo di ceppo ligure (razza negroicle?) con armi silicee — raschiatoi, trincetti, coltelli — del periodo « muste-riano », al Monte Fenera sopra Borgosesia, nella Bessa Biellese, a Castelceriolo presso Marengo (selci rientranti nella cosiddetta « industria dei Grimaldi », variazione ligure del « musteriano »), a S. Giustina, a Sassello, nelle zone di Torino e di Lanzo, nella regione del Lys, ecc. Nelle sepolture si deponevano i defunti su terra rossa, fratturando e ripiegando le gambe, senza tinger di ocra il corpo, com'era invece usanza ligure. Sono da segnalare monumenti megalitici, di significato incerto (tombe? altari? segnali?) come i « cromlechs » al Piccolo S. Bernardo, a S. Didier, Champorcher, Cogne; i « dolmen » al Gran San Bernardo, a Torgnon e altrove; monoliti — a differenza dei tumuli di più elementi, propri delle stirpi germaniche — si vedono nelle « pietre del fuoco » a Nei- cronache economiche i 6()