Ma se si vuole efficacemente influenzare la do- manda, non è sufficiente soltanto capire dove i con- sumatori traggano le loro motivazioni: è anche essen- ziale comprendere come essi risolvano il problema della scelta. Siamo così tornati all'interrogativo iniziale: per- chè il compratore fa quello che fa? II - Motivazioni, atteggiamenti, comportamento del consumatore 1 - L'individuo ed il consumo Il grande enigma per l'azienda, nello svolgi- mento della sua funzione di marketing, è l'individuo. Generalmente, non è opportuno o possibile pre- stare eccessiva attenzione agli individui come tali. Le economie della produzione di massa e (sempre di più) della distribuzione di massa, impongono di prendere in considerazione, nell'ambito della popola- zione globale, ampi gruppi di individui, aventi pos- sibilmente caratteristiche di uniformità (segmenta- zione) e di offrir loro prodotti omogenei. Una delle principali funzioni della sociopsicologia del consumo consiste appunto nel facilitare l'individuazione e la « costruzione » dei gruppi, dei segmenti della popo- lazione. Tuttavia non sono i gruppi in quanto tali che ef- fettuano le scelte; sono gli individui, benché essi ri- sentano comunque del contesto sociale di cui sono parte. E' da tempo che si cerca di dare risposta al perchè del comportamento del consumatore, ad esempio nei suoi acquisti. Una risposta, forse semplicistica, è che questi sono effettuati al fine di soddisfare determinati bisogni. Ma quali bisogni? e in che modo il compra- tore li « traslci » in decisioni di acquisto? Questa domanda (tra l'altro) vale anche per gli acquirenti industriali; molte ricerche sono state svolte in questo settore, specialmente in America. Una prima dettagliata lista dei motivi d'acquisto degli utilizza- tori industriali apparve fin dal 1924 (7); la lista era stata basata sull'analisi di 736 avvisi pubblicitari ap- parsi su riviste tecniche. Più tardi, indagini del ge- nere sono state ripetute giungendo a considerare il contenuto di molte migliaia di annunci. Evidentemente, i risultati di tali ricerche, hanno una validità relativa, non solo perchè soggettivi — basati come sono sulla interpretazione personale del ricercatore — ma anche, e soprattutto, perchè in un certo senso assumono che gli inserzionisti (o le loro agenzie di pubblicità) conoscano i « veri » motivi di acquisto e che a questi esclusivamente si rifacciano gli « appelli » usati; assunzione, questa, evidentemen- te alquanto irreale. Anche nel caso dei consumatori finali, sono stati redatti elenchi di motivi d'acquisto più o meno razio- nalizzati (8). Inutile dire, comunque, quanto, a fini operativi, tali liste siano insoddisfacenti, anche per la loro ine- vitabile genericità. 2 - Motivazioni del consumatore Cominciamo con l'esaminare il compratore come individuo, che abbia peculari motivi ed atteggiamen- ti, ed una relativa libertà dall'influenza altrui. Come si è detto, la gamma delle possibili motiva- zioni individuali in grado di influire sulle scelte di consumo, è molto vasta. Essa va da quelle biologiche, fondamentali, a quelle sociali, in genere « apprese ». La ricerca psicologica ha messo poi in luce l'esistenza di fattori « emozionali » e anche inconsci, quali de- terminanti dell'azione del consumatore, in aggiunta ai fattori razionali, come quelli indicati dal fatto che un consumatore compra la marca A invece della B a causa del prezzo più basso o perchè più facile da maneggiare. Generalmente il responsabile della politica com- merciale dell'azienda si limita a porre l'attenzione su tale secondo livello di motivi, anche perchè è soprat- tutto su questo livello che è più facile agire, al fine di modificare la situazione (riduzione di prezzo, mu- tamento della confezione). Tuttavia si è andata diffondendo la convinzione che non sempre sia opportuno fermarsi alle manife- stazioni più superficiali, in quanto spesso esse sono l'espressione di forze più profonde. La ricerca diretta ad indagare su tali più riposte motivazioni, pur se costosa e non priva di pericoli, trova sempre maggiori applicazioni (9). Il contributo che la ricerca motivazionale dà allo studio del consumatore, consiste nel fatto che, attra- verso di essa — che fa uso di tecniche psicologiche e (7) Melvin T. Copeland: Principles of Merchandising - Shaw Co. Chicago, 1924 - L'elenco dei motivi d'acquisto di cui nel testo, per i diversi tipi di prodotti industriali, è riportato in H. L. Hansen: Marketing - text, cases and rcadings - Irwin, Hom., 111. 1961 - p. 122. (8) Vedi C. S. Wyand: The Economics of Consumplìon - New York - Mac Millan Co., 1937 - p. 160-61. (9) J. A. Howard: op. cit., p. 95. Molte sono le tecniche che rientrano nel campo delle ricerche motivazionali, le quali oggi sono ben note anche in Italia. Si possono fare tre obie- zioni all'uso di tali tecniche: sono costose perchè richiedono personale particolarmente qualificato (psicologi) che non deve solo limitarsi a progettare la ricerca, ma la esegua. Si « agi- sce » in genere su relativamente piccoli gruppi di persone e non su campioni probabilistici, statisticamente rappresentativi: per cui sorge il problema dell'attendibilità statistica dei risul- tati. I risultati inoltre dipendono in buona parte dall'attività di interpretazione del ricercatore: esiste pertanto il pericolo che essi corrispondano al suo particolare modo d'essere, ne siano, in un certo senso, una « proiezione ». Evidentemente gli errori possono venire minimizzati, qualora gli studi siano con- dotti in maniera adeguata, da psicologi competenti, su cam- pioni sufficientemente rappresentativi. Per una più completa trattazione dell'argomento: v. G. Cassano: Natura e limiti della ricerca motivazionale, in « Cronache Economiche », nu- meri 235-236, Luglio e Agosto 1962, Torino. $8 \ CRONACHE ECONOMICHE