zialità della grande serie è quindi pur sempre nel fat- tore di costo, ma raggiungibile con azione diretta o indiretta dei pubblici poteri. Contro i pericoli di con- fusione fra politica ed economia, le democrazie occi- dentali si garantiscono dalla formazione dei trusts, ma è evidente che l'azione politica non può essere di- sgiunta dalla difesa della concorrenzialità della grande produzione di base. Queste connessioni sono oggi inevitabili ed il mar- gine di libera scelta nelle grandi attività industriali viene ad essere sempre più ridotto, tanto per le aziende in esercizio, che per quelle di nuovo impianto. Per contro la piccola attività industriale, ed ancor più quel- la artigiana è caratterizzata da una libera scelta che si viene ad esprimere in un rapporto diretto e limpido sulla base della domanda e dell'offerta, per soddisfare esigenze di beni e servizi, strettamente connessi alla richiesta dell'individuo; la piccola azienda realizza le condizioni di soddisfazione le più molteplici, rivolte ad arricchire il confort individuale e le esigenze mani- festate nell'esprimere la propria personalità. Ciascun operatore della produzione, in piccola o inedia serie, è un sicuro pilastro nella costruzione di un effettivo sistema democratico e la validità di questo, così come la sua capacità di resistere ad interessi particolari, sono misurabili dal grado di salvaguardia e di sviluppo che viene garantito alle piccole imprese. Processo produttivo e mercato nelle piccole imprese Fin qui le associazioni di categoria hanno ritenuto dover porre i problemi delle piccole imprese sul piano di interventi di natura fiscale e previdenziale: se si vuole evitare uno stato di minorità che va divenendo cronico, converrà abbandonare la ricerca di differen- ziazioni da altre categorie produttive ponendo, sul pia- no fiscale così come previdenziale, la semplice richiesta di imponibili commisurati ai redditi. Questi, fra l'altro, sono oggi definibili anche sul piano statistico, seppure per grandi riparti economici, con la notevole iniziativa presa dall'Istituto Centrale di Statistica per determi- nare il valore aggiunto dei beni prodotti, cioè la quota di reddito riservabile ai fattori lavoro e capitale; il sistema di tassazione basato sull'applicazione di ali- quote in rapporto al reddito lordo, in vigore con suc- cesso per la Gran Bretagna e la Francia e raccoman- dato dalla Comunità Europea, è inevitabile debba co- stituire la sana rettifica del nostro sistema fiscale già propugnata dal compianto Vaironi. Si può comunque già constatare che le industrie manufatturiere ricoprono, fra le 7 classi di attività, il 6' posto quanto a valore aggiunto, avendo la mag- giore incidenza per le spese di personale: il margine fiscale è quindi alquanto ridotto rispetto ad altre ca- tegorie produttive, ciò che non sempre viene consi- derato nella imposizione fiscale. Esaminando il processo produttivo è noto come questo possa venire distinto nelle fasi essenziali di: — ricerca e progettazione; — approvvigionamento; — produzione; — collocamento del prodotto. Il progredire della dimensione aziendale rende spe- cializzate le singole fasi che, a loro volta, comportano tecniche ed impegno particolari. L'organizzazione aziendale si basa sulla specializ- zazione delle fasi della produzione e condanna ciò che rientra nel rango dell'attività artigiana, proprio per il difetto di specializzazione che la caratterizza. Dobbiamo ricordare a noi stessi ed a chi, dalla grande, si muove verso la piccola azienda, come l'or- ganizzazione debba, da un lato, tenere conto delle fasi che compongono il ciclo di produzione, e dall'altro delle dimensioni dell'azienda, valutandone possibilità e necessità, più che tendere all'applicazione schematica di principi che sono stati formulati in base ai problemi della grande azienda per conseguire l'obiettivo della massima produzione al minor costo, vale a dire la produzione di grande serie. Bisogna considerare la validità, come è stato prima accennato, dell'economia produttiva di grande serie, così come di quella della media e piccola serie. In particolare l'artigianato rientra nelle produzioni di piccole e piccolissime serie, ove la legge della mas- sima produzione, al minor costo, ha una relativa va- lidità; viceversa l'originalità della produzione, la pene- trazione sul mercato, anticipando ed interpretando gu- sti e tendenze connesse al livello culturale, alla perso- nalità, al tenore di vita, costituiscono le basi del collo- camento del prodotto artigiano, quando non esprime una diretta richiesta del committente nell'area di im- mediato contatto dell'impresa. Ciò che è basso costo per l'industria, è per l'arti- giano originalità e qualità del prodotto. Egli è, quindi, un progettista che spesso crea pezzo per pezzo e solo in tal modo conserva la sua presenza sul mercato. La possibilità di allargare la sua produzione, è solo assicurata da una estensione dei mercati ai quali egli possa presentarsi come produttore di beni difficilmente riproducibili. Di qui, ciò che sembra assurdo diviene legge economica: l'artigiano ha necessità di mercati più vasti di quelli stessi dell'industria, se vuol svi- luppare la sua produzione verso la piccola e media serie. Nello stesso tempo, se non viene prima assicu- rato il mercato, può essere controproducente interve- nire per una maggiore produzione. Considerazioni, queste, valide fondamentalmente per l'artigianato di produzione, mentre quello dei ser- vizi è legato ad un mercato generalmente ristretto, ove, tuttavia, sarà sempre la qualità del servizio, ancor più che il costo, ad allargare la cerchia dei committenti. $8 \ CRONACHE ECONOMICHE