Il problema delle garanzie negli investimenti privati stranieri Giorgio Cansacchi Dal 23 marzo del corrente anno si svolge a Gi- nevra, sotto gli auspici dell'O.N.U., la Conferenza internazionale per il commercio e lo sviluppo, alla quale partecipano delegati di quasi tutti gli Stati del mondo. Esaurita. l'8 aprile, la fase degli interventi in seduta plenaria, si è iniziata una seconda fase, quella dei lavori delle cinque sottocommissioni, in- tesa a pervenire a concrete proposte nei diversi settori dell'assistenza interstatuale per le aree depresse. Uno dei problemi, non certo secondario, discusso in queste riunioni, spesso assai contrastate per divergenti punti di vista, è quello degli investimenti in denaro ed altri beni economici da effettuarsi per parte di uno Stato industrialmente e commercialmente sviluppato (o dai suoi banchieri ed imprenditori) ad uno Stato c.cl. sottosviluppato (o ad enti, imprese e privati cittadini del medesimo). Gli investimenti possono essere di tre tipi: a) da Stato a Stato e quindi regolati da apposito accordo internazionale fra i governi contraenti: b) da un'Or- ganizzazione internazionale apposita (per es. dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e per lo Sviluppo) ad uno Stato bisognoso di capitali e quindi ugualmente regolati da un accordo a carattere inter- nazionale; c) da privati, cittadini di uno Stato espor- tatore di capitali e di altri beni, a privati di uno Stato in via di sviluppo (od anche allo Stato stesso o ad aziende pubbliche istituite dal medesimo). In quest'ul- timo caso l'investimento e le sue modalità sono regola- te fra i contraenti da un accordo di natura privata, normalmente disciplinato dal diritto dello Stato bene- ficiato dall'investimento o da un diritto statuale in- dicato dai contraenti: molto spesso l'investimento pri- vato è preceduto da un accordo internazionale fra i due Stati interessati, in base al quale lo Stato espor- tatore acconsente i prestiti o le esportazioni di beni economici, effettuati dai propri cittadini, dietro im- pegno formale dello Stato beneficiario di garantire il buon fine delle operazioni economiche e cioè il recu- pero dei crediti in capitale ed interessi. Sui molteplici e delicati aspetti di questi investimenti esteri abbiamo ora un'ampia documentazione predisposta dal Segre- tario Generale delle N.U. e contenuta in tre succes- sivi rapporti predisposti fra il 1960 e il 1962: l'ultimo di questi, del 23-VII-1962, era stato redatto in se- guito alle risposte pervenute da vari governi ad un apposito questionario ad essi inviato; si ha cosi un materiale di indagine abbondante ed ufficiale che ha fornito la base di discussione in seno alla Conferenza surricordata e alle sue sottocommissioni. Per i limitati scopi di questa illustrazione mi sof- fermo unicamente sugli investimenti c.d. « privati » (in denaro od altri beni economici) fatti direttamente da enti o da imprenditori privati, cittadini di uno Stato ad elevato tenore economico, ad imprese ope- ranti in uno Stato sottosviluppato. Per lo più si tratta di prestiti in denaro concessi da una banca o da un consorzio di banche dello Stato capitalista ad una o più imprese locali dello Stato sottosviluppato al fine di potenziare la produzione e l'organizzazione tecnica. In altri casi imprese di uno Stato industrialmente progredito creano proprie filiali nello Stato in via di sviluppo o assumono partecipazioni in imprese indigene o ne aumentano i capitali e quindi ne espan- dono la produzione. Gli investimenti in denaro di quest'ultimo tipo seguono normalmente queste due fasi: in un primo tempo, allorché lo Stato sottosvilup- pato ha ancora un livello piuttosto basso di sviluppo industriale, i capitali privati esteri preferiscono inve- stirsi in società locali totalmente controllate da so- cietà straniere del medesimo tipo produttivo; in un secondo tempo, quando lo Stato sottosviluppato ha già fatto sensibili progressi in campo industriale, si creano imprese nazionali autonome, nelle quali il ca- pitale estero si aggiunge al capitale indigeno. Quest'ultima forma di investimento è più benvista dal nazionalismo indigeno, benché spesso susciti la dif- fidenza del capitale estero per il minore controllo che questo può rivendicare sulla condotta tecnico- ammi- nistrativa delle imprese locali. Gli investimenti sum- menzionati hanno per oggetto trasferimenti di dena- ro; ve ne sono altri nei quali il trasferimento ha per contenuto beni economici di diverso tipo: materie prime, prodotti semilavorati, macchinari, merci da vendere sul mercato locale. Anche questi beni econo- mici vengono trasferiti da imprese dello Stato pro- gredito industrialmente ad imprese di paesi sottosvi- luppati con la contropartita, a breve o a lungo ter- mine. di rimborsi in capitale ed interessi a favore delle imprese creditrici. Infine la prassi recente pre- 12 ! CRONACHE ECONOMICHE