volte quella del suono, saranno ne- cessarie piste dalla lunghezza non inferiore ai quattromilacinquecento metri. Non basta. Tutt'attorno il terreno deve essere perfettamente sgombro e non avere alture per un raggio di diversi chilometri. Non parliamo delle attrezzature aeroportuali. I visitatori del 1° Sa- lone Internazionale dell'aeronauti- ca hanno potuto rendersene conto. In queste condizioni è ovvio che i piccoli centri non potranno mai avere un aeroporto, se non per pic- coli aerei da turismo, o comunque dalle possibilità di carico limitate. Ma anche per questi piccoli aerei occorre sempre un minimo di assi- stenza a terra e, soprattutto, una pista per il decollo e l'atterraggio. Siamo lontani da un uso pratico, agile e saltuario dell'aereo come mezzo di trasporto. Non è pensa- bile che Verrua Savoia o Carma- gnola possano predisporre un cam- po d'aviazione, sia pure con attrez- zature limitate all'indispensabile (ossia: una pista), per un uso limi- tato alla breve stagione delle fra- gole o dei peperoni. Senza contare che la coltivazione degli ortaggi generalmente avviene in zone col- linose, il cui terreno non offre pos- sibilità di allestire piste senza lun- ghi e costosi lavori. Ancor peggio se si tratta di « campi alpini » per il turismo invernale: alle difficoltà ben maggiori del terreno si ag- giungono quelle del clima. Ebbene, è giunto il momento di risolvere tutti questi problemi del traffico aereo con il nuovo Fiat G 222. Si tratta di un apparecchio che può decollare verticalmente, come un elicottero, oppure, a pieno carico, su una breve striscia di ter- reno erboso o semipreparato. E' un apparecchio che rientra nella cate- goria V-STOL, ove « V » stà per Vertical, « S » per Short, « T » per 1ake, « 0 » per off e « L » per Landing. Molti sono stati sinora i tentativi per dare agli apparecchi a reazione le stesse caratteristiche di decollo e atterraggio che hanno gli elicotteri, senza rinunciare ai vantaggi del velivolo. Ma i risul- tati non sono stati soddisfacenti. A questo punto dobbiamo pre- gare i tecnici di non leggere il se- guito, perchè la nostra spiegazione volgarizzata li farebbe inorridire. Nei precedenti tentativi si era pen- sato di sfruttare la forza propulsiva dei motori a reazione, operanti in senso verticale durante il decollo, per poi prendere la posizione oriz- zontale, e quindi la spinta in avan- ti, non appena raggiunta la quota voluta per il volo normale. Lo stes- so procedimento, ma in senso in- verso, era sfruttato per l'atterrag- gio: i motori assumevano la posi- zione verticale e sostenevano l'ap- parecchio permettendogli di posar- si dolcemente a terra. Ma sembra che proprio nella fase di atterrag- gio siano sorti degli inconvenienti. Nel momento in cui i reattori do- vevano orientarsi verso il basso, veniva a mancare la forza di pro- pulsione in avanti e non era an- cora sufficiente il sostentamento dato dai reattori. L'inconveniente si risolveva in una discesa troppo veloce a terra. Ovvero, caduta. L'ing. Gabrielli della Fiat ha ri- solto anche questo problema. Pre- sentare l'ing. Gabrielli è per lo meno superfluo. A nostro sommesso parere l'ing. Gabrielli risolve ogni problema con la semplicità dell'uo- vo di Colombo. E' stato il primo a sostenere la necessità di sostituire la struttura in legno con la metal- lica negli apparecchi. Evidente- mente l'ing. Gabrielli pensava che essendosi risolto con il velivolo il problema di far volare il più pe- sante dell'aria, tanto valeva ren- dere più pesante il velivolo con strutture metalliche, ma più sicuro. Semplice come l'uovo di Colombo, no? Bastava pensarci, dirà il pro- fano, ma all'atto pratico la solu- zione non è stata così semplice, tanto più che l'ing. Gabrielli ha dovuto lottare contro l'ostilità e l'incomprensione di tutti, tecnici, progettisti, costruttori e degli stes- si piloti. Senza questa innovazione, che parve rivoluzionaria, l'aviazio- ne sarebbe ancora ferma ai voli che parvero, ed erano, miracolosi, di un Ferrarin o di un Lindberg. Al- tro che aerei supersonici! E appena il caso di ricordare che alcune delle tappe più importanti del progresso dell'aviazione portano il nome pre- stigioso della Fiat, che non per nul- la ha assunto come motto araldico: terra, mare, cielo. Veniamo ora alla descrizione del « Fiat G 222 » nelle sue due ver- sioni, la militare e la civile, se- guendo le diciture della Casa co- struttrice, per evitare errori che, questa volta, farebbero indignare con ragione i tecnici. « Il G 222 è un velivolo da trasporto a medio raggio per impieghi militari e ci- vili. Può essere potenziato da due motori turboelica tipo Rolls-Royce Dart azionanti eliche quadripale e sei motori di sostentazione tipo Rolls-Royce RB 162. Esso presenta le seguenti caratteristiche princi- pali: apertura alare m. 20,50; lun- ghezza m. 21,00; peso totale (ver- sione V-STOL) kg. 17.500; peso totale (versione convenzionale) kg. 21.000. Secondo le direttive del mi- nistero Difesa Aeronautica questo progetto, presentato dalla Fiat an- che a nome della Finmeccanica, ha assunto carattere nazionale in quanto ad esso hanno aderito le so- cietà: Aerfer, Agusta, Macchi, Piaggio, Siai. « Molti sono i requisiti cui deve soddisfare in campo militare un moderno velivolo da trasporto per poter efficacemente operare secon- do i nuovi concetti d'impiego che stanno rapidamente evolvendosi per la prossima entrata in servizio di aerei della categoria V-STOL. Nell'ambito dell'aviazione da tra- sporto in genere, il diffondersi del mezzo areo viene limitato dalla ne- cessità di disporre di adeguate pi- ste con relative attrezzature, trop- po onerose per i centri urbani mi- nori. Per far sì che il velivolo da trasporto possa adeguatamente ar- monizzarsi con le nuove esigenze che si sono create o che vanno via via manifestandosi, la Fiat, a se- guito di un approfondito esame di tutti i problemi inerenti, ha svi- luppato il G 222 velivolo della classe V-STOL, che possiede par- ticolari doti di versatilità di impie- go. L'impiego normale prevede un decollo corto, anche per consentire un elevato carico utile; ciò special- mente nell'ambito dell'aviazione da $8 \ CRONACHE ECONOMICHE