psicoanalitiche — si vengono a conoscere determinate caratteristiche psicocaratterologiche del consuma- tore (10). 3 - Atteggiamenti del consumatore Ai fini del presente scritto, definiamo come atteg- giamento una predisposizione a sentire o ad agire in un certo modo, nei confronti di uno specifico oggetto, sia questo un prodotto, una persona, un gruppo, una idea, un'istituzione. Le indagini sulle opinioni o sugli atteggiamenti dei consumatori, sono in genere dirette a determinare gli atteggiamenti nei confronti di un prodotto od una marca, come mezzo per migliorare l'efficacia commer- ciale dell'azienda. L'analisi degli atteggiamenti e delle opinioni è basata sul presupposto che esiste una relazione tra atteggiamenti e comportamento: se una persona è fa- vorevolmente « disposta » verso una determinata marca, è probabile che, nel caso di acquisto, si orienti verso di quella. Tale presupposto è basato su nume- rose ricerche psicologiche. Molte informazioni utili all'operatore di marke- ting, relativamente agli atteggiamenti, provengono dall'analisi della « graduatoria » in termini di pre- ferenze, effettuata dal consumatore relativamente ad una serie di alternative; la preferenza è un concetto essenzialmente «relativo»: la marca A è preferita alla B ed eventualmente alla C, alla D, ecc. E' possibile ovviamente che tale analisi sia dina- mica, tenga cioè conto delle modificazioni eventuali apportate, al livello degli atteggiamenti, dal decorso del tempo. L'ottenimento di tali dati può essere utile, per l'a- zienda, almeno sotto due punti di vista: primo, essi possono venire utilizzati a fini previsivi; secondo, essi possono contribuire alla scelta e alla valutazione di una o più delle componenti della strategia di mer- cato dall'azienda. Questo, naturalmente, vale per qualsiasi informazione relativa al consumatore. Ciò che però differenzia gli atteggiamenti del consumatore da altri fattori come il reddito, l'età o anche, come vedremo, l'appartenenza ad un certo gruppo o ad una certa classe sociale, è che gli atteggiamenti pos- sono venire modificati attraverso le attività promo- zionali (in senso lato) dell'azienda. Un produttore può cercare cioè di influenzare gli atteggiamenti, nei con- fronti di un certo suo prodotto, del potenziale acqui- rente; ma non ha evidentemente nessuna possibilità di mutare il suo reddito. Gli atteggiamenti nella forma di preferenze sono anche frequentemente usati come base per la deter- minazione di caratteristiche del prodotto (11). L'atteggiamento di un individuo verso un dato prodotto o marca è spesso largamente determinato dall'« immagine » che l'individuo ha del prodotto o della marca stessa (12). Possiamo intendere come immagine di un prodotto tutto quello che viene associato al prodotto o percepito di esso. Ed è tale immagine che gli individui acqui- stano (o rifiutano), più che il semplice oggetto fi- sico (13). L'immagine individua, in un certo senso, per qua- le tipo di individui e per quale tipo di usi, il partico- lare prodotto (o marca) è più adatto (14). Tale immagine è il risultato di tre distinti fat- tori. Primo, il prodotto stesso, per le sue caratteristi- che fisiche, funzionali od estetiche, può venir consi- derato più adatto a certi usi o individui, di quanto non lo siano altri prodotti concorrenti. Secondo, il fabbricante attraverso le sue attività pubblicitarie, cerca di creare e rafforzare l'idea che il suo prodotto sia il migliore per dati usi e persone. E, terzo, gli in- dividui tendono ad associare un prodotto con il tipo o la classe di persone che già usano il prodotto stesso. Questi elementi, in base ad un processo non del tutto definito, contribuiscono alla creazione della « perso- nalità » del prodotto o della marca. L'azienda, attraverso un accorto uso dei suoi sfor- zi pubblicitari ed una valida politica del prodotto (confezionamento, ecc.) può ovviamente costruire una (10) Vedi G. C. Tibaldi: Lo studio del consumatore Cisalpino, Milano, 1960 - p. 57. (11) Per una più dettagliata trattazione sull'uso dei dati di « preferenza » nella determinazione di particolari caratteri- stiche del prodotto v.: A. A. Kuehn and R. L. Day: Stralegy of produci quality in « Harvard Business Review » - voi. 40, n. 6, 1962, - pp. 100-110. In J. B. Matthews, et al., « Marketing », McGraw Hill, 1964, New York, che qui abbiamo seguito, è citato l'esempio di alcuni produttori di detersivi che, prima dell'immissione sul mercato di nuovi prodotti, avevano studiato attentamente le preferenze dei potenziali acquirenti relativamente ad alcune caratteristiche quali la schiumosità e il potere detergente, al fine, ovviamente, di tener conto dei risultati delle ricerche nella fase di progettazione e sviluppo dei prodotti stessi. (12) Vedi P. Martineau: Motivation in Advertising - New York, McGraw Hill, 1957 - p. 146. (13) Si legga il seguente brano dell'Alberoni con cui con- cordiamo pienamente: « qualunque imprenditore sa che la con- correnza moderna non si svolge più soltanto in termini di prezzi e di superiorità strumentale in senso stretto di un bene sull'altro, ma in base alla possibilità che un bene assuma un significato (nel campo di esperienza e di azione) per il consu- matore potenziale. Il concetto di superiorità strumentale è d al- tronde assolutamente equivoco, determinato per i beni di pro- duzione, ma per i beni di consumo il più delle volte è indeter- minabile ». F. Alberoni: I consumi come agire dotato di senso nel processo di sviluppo economico italiano, in « Rassegna Ita- liana di Sociologia», anno IV, n. 1, 1963 - pp. 47-89. (14) Si veda, tra le indagini condotte sull'« immagine del prodotto », quella, famosa, della « Chicago Tribune » sulle auto; pubblicata in: P. Martineau: op. cit.; F. Ferber and H. G. Wales, eds: Motivation and Market Bchavior - Irwin, Homewood, 111., 1958; J. W. Newmann: Motivation Research and Marketing Management - Harvard University, Grad. School of Bus. Administration, Div. of Research; Boston, 1957. $8 \ CRONACHE ECONOMICHE