tivamente giovani (5) ed ancora non esista una teo- ria generale del comportamento umano, è tuttavia possibile ricavare da esse elementi piuttosto impor- tanti. E, se effettivamente desideriamo una più vasta comprensione ed una misura, anche se approssima- ta, delle forze che determinano le vendite, dobbia- mo accettare di modificare il concetto, tradizionale e semplicistico, del consumatore, inteso come essere che ubbidisce solamente a « motivi » di origine pu- ramente razionale, per tener conto di quanto, in que- sti nuovi campi di indagine, si va studiando e ri- cercando. 3 - I dati delle scienze del comportamento Esiste ormai accordo nel ritenere che il compor- tamento dell'uomo non sia completamente razionale; purtuttavia esso non è semplicemente casuale. Al- Yuomo razionale, gli studiosi del comportamento han- no sostituito l'uomo teleologico. Ritengono che il suo agire si realizzi attraverso schemi sufficientemente individuabili, al cui centro sia un « motivo », un fine. In altre parole il comportamento dell'individuo è diretto verso un obiettivo. Altra affermazione, sostenuta da notevole mole di ricerche, è che gli uomini hanno grande capacità di acquisire nuove motivazioni. E che, e questo è forse ancora più importante, soltanto poche di tali moti- vazioni sono istintive o non apprese. La grande mag- gioranza dei motivi sono tratti dall'esperienza; c'è a loro riguardo, tutta una funzione di apprendimento. Accordo generale esiste, inoltre, su un terzo punto, anch'esso derivato dalle ricerche della psicologia so- ciale: la grande influenza che il gruppo sociale eser- cita nei confronti del comportamento degli individui che ne facciano parte. Quest'ultimo elemento è particolarmente impor- tante, specialmente per le considerazioni che stiamo facendo relativamente alla possibilità di analisi della domanda: le differenti « motivazioni » che l'indivi- duo può trarre dalle sue esperienze sono evidente- mente moltissime, e naturalmente le « combinazioni » di motivazioni sono, al limite, numerose come la po- polazione stessa: una per ciascun individuo. Se per- tanto fossimo costretti a considerare ogni singolo in- dividuo in termini della sua specifica « serie » di mo- tivazioni, ogni tentativo di illuminare l'asnetto di marketing che ci interessa, con le ricerche comporta- mentistiche, dovrebbe venire abbandonato. Fortunatamente non ci si trova in questa situa- zione. primo, perchè, è superfluo analizzare tutti gli impulsi che possono in qualche modo influire sul con- sumo (siamo, dopo tutto, principalmente interessati all'identificazione di tendenze centrali nelle interre- lazioni tra le variabili di marketing e le scelte dei consumatori. Quelle di scarsa rilevanza statistica non ci sono utili). E, secondo, pur essendo vero che le possibili va- riazioni nelle motivazioni degli individui sono illi- mitate, è anche vero che nella realtà esse tendono a « raggrupparsi » in un limitato numero di modelli: modelli che riflettono quelli dei gruppi sociali in cui gli individui vivono e lavorano, o a cui essi si riferi- scono, traendone appunto norme standardizzate di comportamento. Questa caratteristica dei gruppi sociali di « inse- gnare » ai loro membri a volere le stesse cose, vale a dire di generare e rafforzare motivazioni comuni, rende l'intero problema dello studio dei motivi degli individui ai fini dell'analisi della domanda, più facil- mente risolubile. 4 - Gli individui e i gruppi sociali Ciò significa che, nello studiare una particolare popolazione, o un segmento di questa, non ci limitia- mo ad operare meramente sulla base di un qualche valore statistico medio, che avrebbe significato solo per quei pochi individui i cui motivi accidentalmente fossero vicini a questi stessi valori. Al contrario, pos- siamo attenderci che le motivazioni degli individui si raccoglieranno in « insiemi » abbastanza definibili, ognuno in corrispondenza di uno dei gruppi « rile- vanti » della popolazione. Se saremo in grado di ri- levare questi « insiemi » di motivazioni, saremo al- lora in buona posizione per « comprendere » i mo- venti e gli stimoli della maggior parte degli individui che, di quei gruppi sociali, facciano parte. Quanto maggiori progressi faremo in questa dire- zione, tanto maggiormente saremo in grado di « ca- pire » il comportamento del mercato e pertanto di individuare e realizzare politiche che siano adeguale a tale comprensione. L'azienda infatti, nello svolgimento della sua fun- zione distributiva, non è soltanto interessata a misu- rare e prevedere la domanda. Un secondo compito, e forse anche più importante per essa, consiste nel- l'« influenzare » la domanda stessa, a vantaggio del- l'impresa (6). E' ovvio che la comprensione delle influenze dei gruppi e del « raggrupparsi » (in modo pressocchè standardizzato) delle motivazioni, è fondamentale ai fini dello svolgimento di tale compito. (5) Vedi C. Fabrizi: Tecniche e politiche di vendita - CEDAM, Padova, 1963 - p. 401. (6) Si veda il Renzi: «E' noto che [i consumatori] gene- ralmente agiscono senza avere chiara coscienza dei motivi reali, sospinti dall'ambiente in cui vivono e sotto l'influsso della pubblicità o di altre circostanze. Perciò le aziende pro- duttrici, spesso, non debbono semplicemente limitarsi alla ri- cerca delle cause determinanti il modo di agire dei consuma- tori. ma, occorrendo, debbono operare in modo da stimolare i bisogni di questi e da orientare le loro preferenze e quindi le loro scelte. Non si tratta d'individuare le cause, ma. quando se ne presenti l'opportunità, di modificare le cause stesse ». Antonino Renzi: Tecnica delle ricerche di mercato e della distribuzione - voi. I. Hoepli, Milano, 1962 - p. 102. $8 \ CRONACHE ECONOMICHE