INDUSTRIE TORINESI Risolto dalla Fiat il problema del volo verticale Roberto Marenco Ing. Giuseppe Gabrielli. I peperoni di Carmagnola, come le fragole di San Mauro e dei co- muni sulla destra del Po, sino a Verrua Savoia e oltre, sono noti in tutta Italia e anche all'estero. Una notorietà dovuta alla parti- colare qualità di gusto dei prodotti e che ha contribuito al loro apprez- zamento. Ma vi è un ostacolo allo smercio più diffuso delle fragole e dei peperoni, nonché di altri pro- dotti ortofrutticoli a rapido dete- rioramento: la difficoltà e la len- tezza dei trasporti. L'anno scorso, per esempio, vi era stata una piccola « guerra » tra coltivatori e industriali conservieri. I primi raccoglievano i peperoni non ancora perfettamente maturi per timore del maltempo e per ga- rantirne la conservazione più a lun- go, mentre gli industriali volevano frutti perfettamente maturi per le loro esigenze di lavorazione. Una volta tanto vinsero i coltivatori, fa- voriti da una produzione inferiore alla richiesta del consumo imme- diato. « Se potessimo disporre di un mezzo di trasporto rapido, come l'aereo — osserva il dott. Appen- dimi, noto agricoltore del carma- gnolese — potremmo spedire la nostra produzione ortofrutticola sui mercati che offrono le condizioni d'acquisto più convenienti. Ma per ora, di trasporti aerei non è il caso di parlarne ». Dello stesso parere è il sindaco di Verrua Savoia, cav. Corrarino Mezzano, per le sue fragole. « La produzione giornaliera è di circa centocinquanta quntali, che devono essere raccolti nel pomeriggio e venduti sul mercato locale la sera stessa. Nella notte le fragole ven- gono trasportare sui mercati all'in- grosso di Torino, Milano e Genova, per citare solo i principali e poi immesse subito al consumo. Se po- tessimo disporre di un aereo per il loro trasporto, i coltivatori non do- vrebbero sottostare alle pretese dei « raccoglitori » che approfittano della deperibilità del prodotto per imporre i loro prezzi ». « Si — conferma l'ing. Luda di Cortemiglia, assessore provinciale all'Agricoltura di Torino — sareb- be ottima soluzione il poter racco- gliere la produzione in un centro e da qui trasportarla rapidamente, con un aereo, sui mercati all'in- grosso o alle progettate centrali del freddo. Ma oggi il costo dei tra- sporti aerei, effettuato con elicot- teri, sarebbe troppo alto, ammesso che tecnicamente sia possibile ». Spostiamo il nostro campo di in- dagine a un altro settore, quello del turismo, soprattutto invernale. Sono note le «combinazioni» offer- te dalle agenzie di viaggio: tra- sporto in aereo sino a Caselle (per parlare solo del Piemonte) e poi in automobile sino alla stazione inver- nale. Per il ritorno, cammino in- verso: automobile sino a Caselle e poi l'aereo sino a destinazione. Al- l'estero sono stati effettuati espe- rimenti di trasporto in elicottero dagli aeroporti a « campi alpini » ma sembra che il risultato non sia stato soddisfacente. Allarghiamo la nostra indagine per affrontare il tema più vasto e importante dei trasporti aerei a medie distanze. Da Alessandria a Torino o a Milano, tanto per fare un esempio. A parte ogni conside- razione d'ordine tecnico e anche economico sull'impiego di aerei per distanze limitate, rimane sempre il problema basilare della pista di atterraggio. L'Italia, si sa, è un paese montagnoso e non sono molte le città in pianura. E poi, un aero- porto costa. Una pista per aviogetti di linea deve essere lunga almeno tremilaottocento metri. Per i nuovi aviogetti, tipo « Concorde », che svilupperanno una velocità di due e anche tre Mak, ossia due e tre $8 \ CRONACHE ECONOMICHE