Ione alfieriano alla scoperta di antiche vestigia nel sottotetto; per non citare che le voci più risonanti di una lunga sequenza. Da sottolineare, infine, che dovendo operare per cosi dire sul duplice fronte del riordino museografico e, contestualmente, del recupero dell'ambiente — un ambiente articolato in tre locali del tutto diversi che non hanno permesso l'adozione di un unico registro — occorreva, mentre si pensava al museo, rispettare la realtà, oggettiva e preesistente, della sede, specie nella galleria Beaumont dove Juvarra e Alfieri, gli scultori e il citato pittore hanno lasciato testimonianze di grande rilevanza storico-artistica. È a questo punto che il lettore, come un qualsiasi visitatore, potrebbe porsi il quesito: perché si è dato corso a tanta impresa destinata a priori a una soluzione compromissoria — un museo nel museo! — anziché cercare altrove una sede neutra, dove, fra l'altro, una delle massime raccolte d'armi e armature che si conoscano avrebbe potuto spaziare in una rassegna molto meno fitta e serrata. Per rispondere, è indispensabile qualche cenno storico sulle origini dell'Armeria, che devono inquadrarsi nel momento storico-politico dei primi anni di regno di Carlo Alberto (poco dopo il 1831), con riferimento a quel deciso orientamento verso riforme e iniziative anche nel campo artistico e culturale, e di cui appunto l'istituzione di due pubblici musei, la « Sabauda » e l'Armeria, sono prova. Ma quest'ultima fin dall'atto di nascita assunse fisionomia e significato particolari, che non sfuggirono agli stessi contemporanei, tanto erano evidenti. Il francese Théophile Roussel, che compie un viaggio a Torino nell'autunno 1841 e scrive quindi una serie di brillanti reportages nella rivista parigina « L'Artiste », non manca di avvertire e di porre in risalto « l'esprit militaire » dominante proprio in Torino città, e ancor più particolarmente « à la cour et dans le gouvernement ». Egli vede nella complessa figura di Carlo Alberto l'erede dei condottieri sabaudi, di Emanuele Filiberto, del principe Eugenio; vede prevalere soprattuto il « soldato ». Un giudizio piuttosto netto, che tuttavia non 6