Nella pagina accanto: Uno scorcio delia galleria riordinata: le vetrine sono raggruppate lungo l'asse centrale dell'ambiente recuperato anche arch/tettonicamente. Nei grandi riquadri parietali, forse destinati in origine a una decorazione pittorica o ad ospitare arazzi, sono distesi i drappi di alcune bandiere storiche. Un altro scorcio della stessa galleria: sulla pedana, un'armatura italiana fine '500; sul cavallo dal manto tigrato, un'altra armatura cinquecentesca, dei Mattei di Roma. A sinistra: Pistola a ruota lancia-dardi, a canne rotanti, di armaiolo tedesco (inizio XVI sec.). Appartenuta all'imperatore Carlo V. Testiere di barda spigolata, detta « alla massimiliana », di armoraro forse milanese, fine XV - inizio XVI secolo. sembra sapere di parafrasi letteraria di un noto passo dello storiografo Luigi Lanzi (puntualmente citato dal francese), perché scaturisce da acute e convincenti osservazioni di prima mano. Se può restare il sospetto che al Roussel poteva far velo il fatto che Carlo Alberto venticinquenne aveva militato sotto bandiera francese, guadagnandosi la Le-gion d'Onore alla Campagna di Spagna nel 1823, è pur vero che siffatto giudizio risulta confermato da tante pagine del « diario » carlalbertino nonché, a distanza di tempo, dalle analisi storiche dei nostri giorni. Fu dunque Carlo Alberto, pochi anni dopo l'istituzione della pubblica quadreria, a volere l'Armeria e, nel 1837, a disporre che il primo nucleo di essa venisse collocato proprio nella galleria dove il Beaumont circa un secolo prima aveva dipinto i fasti di Enea con evidente allusione celebrativa delle virtù dinastiche sabaude; dove anche la decorazione scultorea, dal Muttoni ai Collino al Bernero, aveva osservato un'identica linea e dove, infine, lo Spalla, in clima di restaurazione, stava illustrando nei quattro bassorilievi più recenti le battaglie più significative del prestigio sabaudo: la liberazione dall'assedio di Torino, Assietta, Guastalla e Authion. La galleria, dunque, se non sotto il profilo museografico — che allora comunque partiva da presupposti diversi o addirittura agli antipodi dei nostri — sotto quello ideologico era senza dubbio la sede ottimale e più consonante agli intenti che, più o meno dichiaratamente, 7